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6 marzo 2008
 
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Il rapporto politico dell'Anticristo

di Raffaele Iannuzzi - 21 aprile 2007

Forse aveva ragione il vecchio Marx: soltanto i reazionari, proprio perché, per esser tali, devono insistere profondamente sul terreno dell'esperienza storica concreta, riescono a percepirne i reali mutamenti. Un paradosso, ma suggestivo e produttivo. Leggo l'editoriale di Cacciari, nel numero di febbraio di East (Europe and Asia strategies), dedicato alla laicità dello Stato, e colgo, per intero, la verità dell'affermazione circa l'Anticristo. Se l'intervista di Cacciari al Foglio recava il titolo «Intervista all'Anticristo», volendo in qualche modo ironizzare e stemperare il giudizio di Socci sul filosofo veneziano (che, invece, io faccio mio e non da oggi), questo editoriale potrebbe essere intitolato: «Rapporto politico dell'Anticristo». E saremmo nella verità, non ho dubbi. Certo, questo report politico è attuale più che mai. Leggere questo scritto di febbraio non sottrae nulla alla lettura del presente, perché quanto vi è scritto - e sul quale è ben ora che intervenga - è la stessa retorica laicista che imperversa e imperverserà, attraversandolo totalmente, il Partito Democratico. Una retorica che farà del disincanto la misura della disgregazione dell'ethos naturale sul quale oggi tornano a riflettere i grandi pensatori americani, da Novak a Weigel, e sul quale Sarkozy, insieme alla parte più combattiva e sanamente reattiva della società francese, fonda la novità della politica francese.

Cacciari, invece, ragiona da giacobino disincantato. Infatti intercala la sua teoria dello Stato, oggetto dell'editoriale, con la precisazione di sempre: «Dico tutto ciò perché, pur disincantato, non sono totalitario, anzi sono anti-totalitario e anti-giacobino». Questo il refrain, il non-detto che rumoreggia sotto traccia. La Arendt ben conosceva questo tipo di meccanismi psicologico-politici, volti a recuperare l'onestà etica di una verità che si percepisce come alienante e fallace. Per Cacciari, lo Stato è laico da sempre. Esso esercita una «sovranità mondana» e, con la sua auctoritas, entra in scena l'altra faccia del regno, il regno secolare, la reggenza del potere sulle istituzioni, senza con ciò penetrare ogni ganglo della società. Perché lo Stato, qualsiasi forma di Stato, è laico, dunque non accetta sovranità esterna, quella della Chiesa, ad esempio, né magistero teologico. Ma con ciò non occupa tutta la società, non la ingoia, non la divora, come farebbe il totalitarismo. Lo Stato non accetta la griglia di valori che la tradizione gli consegna, non accetta il diritto naturale, non sopporta l'autorità della tradizione di un popolo, esso produce compromessi tra i valori e le realtà, di volta in volta emergenti naturalmente, e nel solco di questa provvisorietà, che - precisa Cacciari - non è relativistica (ma allora cos'è? Qual è la sua natura?), alla fine rimane solo sulla scena della storia. Perché i singoli non possono agire efficacemente di fronte alla sua auctoritas; la società civile è altra dal «Politico» e dunque non rappresenta che se stessa, in modo autoreferenziale; i valori sono negoziabili per definizione, sempre e solo dallo Stato: dunque, cosa rimane della politica? Ecco perché il Partito Democratico non spiccherà mai il volo: qui il nichilismo, mascherato da disincanto e proceduralismo formale e democratico, non rispetta più né il singolo di fronte allo Stato, che può tutto, né la società civile, che, in quanto totalmente altra dallo Stato, deve rimanere separata dal governo e dal comando delle strutture e degli «apparati ideologici di Stato».

Conclusione: in questo scenario statalistico, quasi statolatrico, in cui il disincanto fornisce il pretesto per far guidare la macchina governativa dalle élites del Politico, direbbe Cacciari nel suo gergo, rimane in piedi solo Prodi e il suo cinismo nichilistico. Il potere per il potere. Lo Stato è qui davvero il «mostro freddo» di cui parlava Nietzsche. E' anche quel modello di comando sui singoli che paventava la Arendt e, con argomenti diversi, la Rand. Tutto qui il percorso ideologico verso il Partito Democratico? Le radici ideologiche di fondo, è il caso di ribadirlo, determinano il frutto di un percorso politico. E le radici sono queste. Quelle che l'Anticristo, mostro freddo, annunciava come necessario caposaldo della storia. Un punto reclama attenzione: Cacciari afferma che il politico laico dovrà fare molta attenzione a maneggiare concetti come «bene comune» e «diritti umani», perché, soprattutto il bene comune, cos'è? Risponde Cacciari: «Quel Bene che sempre manca, che mai potrà realizzarsi facendo deserto d'interessi diversi, di differenze, di conflitti». E' Carl Schmitt: la decisione si fonda sul nulla. Questa politica è l'Anticristo, perché azzera di netto l'uomo, i suoi bisogni e la verità sull'uomo, il fondamento del diritto nel mondo occidentale, a partire da quello romano. In sintesi: il Partito Democratico che verrà. Non a caso amico delle banche. Tra «mostri freddi» si intendono.

! Raffaele Iannuzzi
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