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Primo maggiodi Francesco Pasquali - 28 aprile 2007 Nonostante il travestimento "rocchettaro" dei leader sindacali in occasione del primo maggio, non sarà un po' di musica ad aumentare l'appeal del sindacato sulle giovani generazioni. Il primo maggio dovrebbe essere un'occasione per lanciare un messaggio positivo ai giovani: il lavoro rappresenta la realizzazione della persona. La logica novecentesca del conflitto di classe, portata avanti da una grossa fetta del sindacalismo italiano, deve essere sostituita dalla logica della partecipazione attiva. Il sindacato oggi invece è un freno a mano tirato sullo sviluppo del Paese che nega la revisione di una normativa datata, come lo Statuto dei lavoratori, ostacola le riforme, come quella sulla previdenza, fa gravare le sue posizioni interamente sulle buste paga dei dipendenti del settore privato, strumentalizza il precariato dimenticando che proprio scelte ottuse, come l'impedimento dell'abrogazione sperimentale dell'articolo 18, hanno generato distorsioni nel mercato del lavoro. Per troppo tempo, dunque, l'Italia è stata ingabbiata dalla visione massimalista che vedeva lo sciopero e la protesta come unica strategia di confronto. Il risultato è stata l'alterazione dei rapporti tra dipendente e datore di lavoro. Solo una rivoluzione culturale può facilitare il taglio netto delle radici di quell'eversione che ancora oggi, attraverso il passaggio del testimone tra vecchie e nuove Br, continua ad attrarre nuove leve. Le nuove Br infatti prediligono il web per il reclutamento e alcuni ambienti legati alla sinistra radicale e all'ala antagonista operano come fiancheggiatori. L'inchiesta condotta dall'Espresso parla chiaramente di una collusione tra i comitati dei CARC, Cobas e terrorismo. Si confermano particolarmente attivi i centri sociali che, come il Gramigna, si adoperano per azioni di propaganda, proselitismo e indottrinamento ideologico. Siamo di fronte ad un vero e proprio network dell'eversione che rientra a pieno nella strategia del brigatismo di "seconda posizione": guadagnare adesioni alla "causa" rivoluzionaria attraverso un disegno aggregativo che non esclude azioni di "propaganda armata". Un aspetto inquietante è proprio il fatto che questo network poggia le basi sul mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani: internet. Molti siti internet, e persino forum e mailing list sono utilizzati per veicolare messaggi eversivi. Il rischio maggiore è quello di contaminare le giovani generazioni, perché vengono raggiunte nella loro sfera quotidiana. Le minacce di cui sono stati oggetto diversi politici, ultimo l'onorevole Volontè, non possono essere sottovalutate. Come non può essere liquidato con il format di "revival" storici i continui tour che portano i protagonisti mai pentiti dell'eversione anni '70, a contatto con i giovani negli ambienti in cui si svolge la loro formazione: le università e le associazioni. La sinistra, a questo proposito, deve trovare finalmente il coraggio di recidere i legami con le pagine più buie del proprio album di famiglia. I giovani non possono essere considerati bersagli per un proselitismo volto a propagare l'odio anti Stato.
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Ragionpolitica, periodico on line n.209 del 23/4/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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