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Martirio e politicadi Raffaele Iannuzzi - 3 maggio 2007 Come ha perfettamente colto Gianteo Bordero nel suo articolo «A scuola di politica da Sarkozy», una politica post-ideologica non è affatto una politica debole e timida in tema di valori fondativi e di progettualità. Anzi. La questione nuova, assolutamente nuova, è tutta qui: nella sintesi politica di fattori originariamente antitetici, secondo lo schema et-et, «sia l'uno-che l'altro», affermati da un leader forte e credibile. Questo è il XXI° secolo: non solo leadership autoreferenziali, come una certa scuola a suo modo ideologica sostiene, ma un progetto fondato sulla sintesi politica di realtà un tempo oggettivamente divaricanti, affermato da un forte e credibile leader. Sembra la stessa cosa, ma non è la stessa cosa. Bene, questa figura di politica battagliera e d'attacco, che si gioca la faccia sulle cose e su un'idea di Nazione, di società, di Stato, è bersaglio, in Italia, degli attacchi estremistici di una frangia non così marginale. Monsignor Bagnasco viene aggredito verbalmente e minacciato di morte, con tanto di pallottola in busta a lui consegnata, esattamente perché, con la politica ecclesiastica della Cei, è sorto in Italia quel che Sarkò sta creando in Francia: una milizia civile fondata su valori naturali forti, su un'idea di Nazione e di unità della società. La famiglia è il vettore e ad un tempo il contenuto sostanziale di un'idea di società non statolatrica, non statizzata e non alla mercé del laicismo relativista, che rimane spesso avvinghiato a certe élites dello Stato, come l'edera alle mura antiche di molti centri storici. La questione è duramente politica perché non totalmente politica: un paradosso apparente. Si tratta, per la prima volta in Italia, dello sganciamento dal bilanciamento politicistico e verticistico dell'azione della Chiesa, che, mediando con un partito cosiddetto «cristiano», non interveniva direttamente sulle grandi questioni afferenti alla libertà, all'educazione, alla vita ed alla società come spazio dei corpi intermedi e non prolungamento della longa manus dello Stato. Ecco, dunque, che si è creato un modello inedito di intervento della Chiesa che, impoliticamente, intende salvaguardare la verità e la libertà, giungendo, di fatto, a prodursi attivamente nell'agorà come soggetto politico. Un paradosso che sembra compendiare la figura di «complexio oppositorum», cioè di unità composta di elementi apparentemente incompatibili, con la quale molta esegesi ha inteso rappresentare la realtà profonda della Chiesa come Corpo mistico (Pio XII) abilitato a declinarsi come soggetto politico «di parte». Soggetto «di parte», cioè «partito», non quel «partito di Dio» che il giornalismo da gazzetta di sinistra ha grottescamente raffigurato, ma quel «partito» che il cardinale Newman identificava quando riconosceva nel Corpo mistico della Chiesa la necessità, già allora, nella seconda metà del XIX° secolo, di schierarsi e farsi così «parte», pars pro toto se vogliamo, ma pur sempre «parte». Questa tensione drammatica del cattolicesimo - che affonda le radici nelle vicende di esasperato anticlericalismo giacobino-rivoluzionario (siamo dunque al tempo della Rivoluzione francese, allo sterminio dei cattolici della Vandea) - che conduce alla consapevolezza da parte della gerarchia ecclesiastica di trovarsi in un tempo di martirio e di nuovo impegno nella società, nell'assenza di una fede di popolo capace di farsi progetto politico per l'insieme della società, è ancora tutta da leggere nella sua radicalità e profondità, ma certamente sussiste. E' a questa consapevolezza che la Chiesa oggi attinge, nel suo realismo di sempre, quando attacca il laicismo relativista ed accetta così di farsi «parte» e perfino «pars pro toto». Quel che Sarkò riesce a pensare in Francia all'interno dello spazio pubblico dello Stato, a favore della Natiòn, in Italia, da destra, risulta, almeno ad oggi, impraticabile, e allora la Chiesa deve agire facendosi soggetto politico e «partito» nel senso sopra descritto. Di qui le minacce a monsignor Bagnasco, che rompe i giochi di società del laicismo radical-libertario, il vero pensiero unico, che si accompagna perfettamente ad ogni forma di estremismo ricattatorio, dall'estremismo comunista a quello anarco-insurrezionalista. Nella postmodernità, questa ammucchiata ideologica (altro che fine delle ideologie!) è possibile. Il papato di Benedetto XVI, scegliendo la storia e la cristianità come interlocutori, e non la Chiesa come Corpo di gerarchie e funzioni evangelizzatrici, ha da subito accettato di pagare questo scotto. Il martirio della Chiesa, oggi, riveste il significato di sempre, marcato drammaticamente da Tertulliano con la sottolineatura del sangue dei martiri come fondamento del Corpo di Cristo, ma rappresenta anche un fatto politico da studiare ed al quale rimanere ancorati per non dissolvere il significato della storia e della cristianità. L'unico modo per salvare la laicità dalle derive laiciste e totalitarie consiste nella rinvenuta adesione alla «complexio oppositorum», che ha sempre prodotto lo scandalo del cattolicesimo in quanto tale (e non, dunque, del cristianesimo in quanto forma aperta, dalle Chiese riformate all'Ortodossia nella sua vasta fenomenologia storica) e, insieme ad esso, una novità di pensiero, capace di attraversare la crisi senza porsi al di fuori della società e del mondo. Nessuna fuga dal mondo. Et-et: l'Eterno e la Storia. Questo è oggi il nuovo paradigma della politica del XXI° secolo. Come ce lo consegna la Chiesa. «Perché il doppio carattere storico e sociale che abbiamo riconosciuto alla Chiesa - osservava De Lubac nel 1938 nella sua grande opera, Catholicisme - non deve velare ai nostri occhi l'incessante presenza dell'Eterno e la sua trascendenza inalterabile, come non ci autorizzava a misconoscere il valore di ogni Persona, in cui brilla l'immagine di quell'Eterno».
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Ragionpolitica, periodico on line n.210 del 3/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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