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Mosca minaccia di uscire dal trattato per ridurre le armi convenzionali in Europadi Alexandra Javarone - 3 maggio 2007 Mosca ha annunciato la sospensione del trattato per ridurre le armi convenzionali in Europa (Cfe Conventional forces in Europe, firmato nel 1990 a Parigi da Gorbaciov). L'annuncio del presidente russo è stato reso durante il suo ottavo discorso all'assemblea federale, durante la quale sono stati delineati gli obiettivi fondamentali che la Russia dovrebbe raggiungere in campo nazionale ed internazionale entro il breve ed il lungo periodo. Vladimir Putin s'è detto certo che con l'eventuale istallazione dello scudo missilistico in Occidente aumenterebbe «i rischi di una mutua distruzione». Lo scudo spaziale nell'Europa dell'est rappresenterebbe, stando a quanto dichiarato da Putin, una grave minaccia per quelli che sono gli attuali equilibri geopolitici europei (cui base sarebbe, appunto, il «principio della mutua distruzione», MAD). La moratoria, annunciata dal presidente russo, resterà in vigore «finché tutti i Paesi non ratificano il trattato e non iniziano ad applicarlo. Se non ci saranno progressi, propongo di esaminare la possibilità di uscire dall'accordo e chiedo di sostenere questa mia proposta. La Russia non è intenzionata a tollerare questa situazione e ricorrerà alle relative contromisure. Questi sistemi (lo scudo difensivo) saranno in grado di controllare il territorio russo sino alla regione degli Urali se non prenderemo le adeguate contromisure, cosa che siamo intenzionati a fare. Come tutti sappiamo, gli Stati Uniti sono intenzionati ad installare elementi missilistici sia in Polonia che nella Repubblica Ceca, nonostante il fatto che la Russia più volte abbia dichiarato di essere contraria a tale iniziativa». Un'affermazione che rischia chiaramente di gelare i rapporti tra Usa e Russia insinuando lo spettro di una rinnovata corsa all'armamento. La Russia non è disposta, dunque, a tollerare l'eventuale istallazione del sistema difensivo sui propri confini, preoccupata, forse, proprio dalla presunta influenza che gli Stati Uniti vorrebbero esercitare nell'area postsovietica. Intanto, mentre il Cremlino annuncia di non voler sottostare al ricatto americano, gli analisti sono sempre più certi che l'Iran, entro pochi anni, potrebbe davvero essere in condizione di minacciare, con il suo sistema missilistico, le città dell'intera l'Europa. Ed è ben chiaro che la classica dottrina della dissuasione nucleare, basata sul concetto della volontà di non distruggersi vicendevolmente, non avrà certo gran valore quando saremo costretti ad affrontare un nemico che non la teme affatto. Cosa capiterà, allora, quando magari l'Iran sarà davvero una potenza nucleare ed a nulla (o poco) varranno le teorie sulla non mutua distruzione? È innegabile, Teheran lavora ormai da tempo ad un sofisticato sistema missilistico capace di tramutare e stravolgere rovinosamente gli interi equilibri strategici europei (e non). Che faremo quando non ci saremo dotati di un dispositivo difensivo essenziale come lo scudo solo per non dover ledere la sensibilità russa preoccupata per «la volontà americana di modificare gli equilibri strategici»? La risposta è più che ovvia: saremo costretti a cedere al ricatto dei Paesi canaglia. Lo scudo, di fatto, lungi dall'essere uno strumento offensivo, è invece un dispositivo meramente difensivo ed ha, dunque, maggior peso sul piano politico che su quello militare. Ma la Russia non si mostra affatto ricettiva ed appare, al contrario, esser molto più preoccupata per il suo possibile declino strategico e militare dovuto alla presenza dei dieci missili intercettori (in Polonia) ed al sofisticato radar (che verrebbe posizionato nella Repubblica Ceca), piuttosto che dalla minaccia che aleggia sulla sorte della popolazione europea. Eppure la Russia, che oggi si considera libera dai vincoli sul riarmo presi con l'Occidente, è ben conscia che l'Europa ha il preciso dovere politico di dotarsi dello scudo difensivo ed è consapevole, allo stesso modo, del fatto che distruggere i missili iraniani, prima che questi raggiungano l'Europa, non potrà in alcun modo minare il principio della non mutua distruzione (peraltro privo di validità se riferito ad un Paese quale l'Iran). Secondo l'illustre politologo, Serghej Rogov, i rapporti tra Russia e Stati Uniti stanno gradatamente degenerando tanto da non poter escludere un riflusso della guerra fredda e, per quanto questa tesi possa sembrare ossessiva e paranoica, è certo che le tensioni, scemate negli anni Novanta, riaffiorano proprio ora che la guerra asimmetrica tra l'Occidente ed islam fondamentale imporrebbe un'intesa ancor più forte capace di arginare i pericoli cui siamo sottoposti. Alexandra Javarone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.210 del 3/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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