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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il Family Day e la legge del desiderio

Dal maggio 1968 al maggio 2007

di Gianteo Bordero - 3 maggio 2007

Trentanove anni fa, nel maggio del 1968, prendeva forma anche in Europa la grande ondata anti-tradizionale, la lotta per la liberazione dei costumi, per l'emancipazione sessuale, contro le regole e contro le convenzioni sociali. Oggi, dopo quasi quattro decenni, un altro maggio, quello del Family Day italiano, può segnare e contraddistinguere in profondità un altro passaggio epocale della nostra storia. Nel '68 tutto ciò che rappresentava lo status quo in materia di costumi e di organizzazione sociale veniva rigettato, criticato quando non detestato, ed aveva inizio un percorso di destrutturazione che, col passare degli anni, ha portato a ritenere le istituzioni che per duemila anni avevano costituito il nerbo portante del nostro vivere civile un ferro vecchio, una cianfrusaglia del passato, un orpello inutile, un ostacolo al progresso. Ora, nel 2007, ci si rende conto che aver messo nel cassetto la tradizione e le tradizioni è stato come smettere di abbeverarsi alla linfa vitale della nostra civiltà, e gli stessi princìpi che allora venivano visti come una pietra d'inciampo nel cammino verso la libertà individuale sono oggi nuovamente ricercati come una bussola per orientarsi in questo tempo difficile, apparentemente privo di riferimenti forti in grado di fondare a un tempo l'esistenza del singolo e la sua relazione con l'altro.

Apparentemente, dicevamo. Perché quelli che per comodità abbiamo definito «princìpi» sono in realtà molto più che enunciati della mente, molto più che corollari teorici di una visione ideologica: sono piuttosto carne e sangue, sono un fiume carsico che ha percorso e percorre il sottosuolo della nostra storia, un fiume che in qualche modo fa sempre sentire la forza del suo scorrere. Per i sociologi può essere uno scorrere mesto, talvolta arido come i nostri corsi d'acqua in questo periodo; ma per la vita concreta delle persone, quella che spesso le analisi sociologiche non riescono a comporre in un quadro unitario, rimane uno scorrere impetuoso. Che può essere più o meno avvertito, più o meno riconosciuto, più o meno tematizzato. Ma c'è. E può prendere la forma, molte volte prende oggi la forma, della goccia che rimbalza nel cuore desiderante dell'individuo - la goccia splendidamente descritta da una delle più belle sonate per pianoforte di Chopin.

Ecco il punto: si torna a comprendere, oggi, che quelli che un tempo, quarant'anni fa, venivano visti come vuoti simulacri, come forme sociali senza contenuto, come usanze da superare nel nome dell'affrancamento dell'individuo dalle costrizioni esterne, erano e sono in realtà parte stessa della natura umana, dell'essenza dell'essere uomini. Non perché lo dice la Chiesa, non perché lo dicono il Papa, i vescovi e le gerarchie vaticane. Ma perché sono elementi costitutivi della persona, del suo stare faticosamente al mondo, del suo andare alla ricerca - più o meno consapevolmente - della felicità, di qualche cosa che possa dare fondamento e senso all'esistere, che possa motivare le scelte piccole e quelle grandi, che possa collegarci alla saggezza del passato senza soffocare la speranza nel futuro. Che possa, in qualche modo, fare della carnalità e della contingenza storica di un amore la promessa di qualcosa che non si esaurisce, che dura per sempre. Perché così è fatto l'uomo, il cuore degli uomini assetato di verità, di bontà, di bellezza, di eternità.

Questo è il grande tema che sta alla radice della riscoperta della famiglia, della sua difesa e promozione come elemento portante della società, del vivere civile. E' il tema - qui sta il paradosso - che anche il '68 aveva intravisto, ma a cui aveva dato una risposta sbagliata. Se una istituzione, una forma di società che viene dal passato viene vista come ormai vuota di contenuto, la soluzione non è cancellarla; se viene considerata come un ostacolo alla libertà dei singoli, non si risolve il problema mettendola nel cassetto dei ricordi. La questione è tornare a comprenderne le ragioni, le radici, i legami con la vita degli uomini. E' quello che, seppur embrionalmente, sta accadendo oggi. E' quello che occorre dire oggi, avendo sottomano i grandi squarci di vuoto che si sono aperti laddove la nostra tradizione è stata considerata soltanto come un portato culturale da sostituire con un altro paradigma, tremendamente arido e generatore di solitudine, e non come qualcosa di carnale, qualcosa che ha a che fare con i desideri (una parola tento amata dal '68) più profondi, inestirpabili, irriducibili a mera costruzione culturale, che ognuno porta con sé fin dalla nascita.

Per questo porre oggi il grande tema della famiglia significa porre nuovamente, ma in una luce diversa e finalmente ragionevole, cioè rispettosa di tutti gli elementi in gioco nella realtà, la questione del desiderio. Il desiderio in sé e per sé, quello che ci porta a cercare, a faticare, a vivere come uomini la nostra natura aperta all'infinito. Quello che ci porta ad amare e a volere che questa esperienza vitale - la più vitale tra tutte - dell'amare e dell'essere amati non venga sepolta dallo scorrere del tempo, dalla meschinità nostra e di quella altrui, dalla voragine della morte. Il tema della famiglia diventa così, oggi, nuovamente il tema della vita e della morte. Il tema del significato. Il tema dell'essere uomini che vivono senza censurare nulla della loro umanità. Questo ci dice il maggio 2007. Questo ci dice, laicamente, la Chiesa impegnata come sempre a valorizzare la persona in tutta la sua grandezza, quella grandezza che i maestri del pensiero dominante vorrebbero sminuire, falsificare, censurare.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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