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Sul palco la violenza ideologica della sinistradi Stefano Doroni - 3 maggio 2007 Così come il 25 aprile, anche il primo maggio da noi è una festa ideologica, una festa di partito, una festa classista tinta spesso con vernice rivoluzionaria. E questo perché dalle nostre parti le potenzialità del lavoro sono viste in funzione ideologica, nell'orizzonte angusto e retrogrado di una mai del tutto accantonata mitologia della lotta di classe. Il linguaggio degli ormai scontati e banali comizi sindacali lo dimostra ampiamente. L'ipocrisia della sinistra, ormai da gran tempo, ricorre perfino a calamitare i giovani con lo specchietto da allodole del «concertone» del primo maggio, cogliendo così l'occasione di ricordare che chi vuol essere considerato artista deve in qualche modo figurare come esponente «organico» del mondo delle bandiere rosse: intendesi «organico» in perfetto stile gramsciano. Ma quest'anno si sono superati tutti i limiti. Durante il «concertone» c'è stato un minicomizio di uno dei cosiddetti «conduttori», tale Andrea Rivera, sedicente «artista di strada» raccattato nel carrozzone televisivo di Serena Dandini in qualità di libero e autorizzato rompiscatole inviato a intervistare cittadini attaccandosi al citofono e prendendoli amabilmente per i fondelli. Sbattuto sul palco romano della Festa del Lavoro si è scatenato in una filippica di quart'ordine contro la Chiesa e il Papa. Dico di quart'ordine perché il discorso in cui si è arrampicato questo pinco pallino era il festival della confusione, utile comunque per strappare qualche applauso alla folla indottrinabile grazie ai soliti facili e rifritti slogan. A parte l'accenno alla teoria dell'evoluzione in contrasto con quella della creazione dal nulla, con buona pace del vecchio Darwin il punto scandaloso non è questo, ma il riferimento al rifiuto dei funerali religiosi per Welby. Non sapendo che dire, dall'alto pulpito della sua indecente approssimazione Rivera mescola questa vicenda con le esequie di Pinochet e di Francisco Franco, giusto per rispolverare qualche rigurgito di antifascismo militante nella folla intristita da anni di formattazione ideologica, scolastica e non. E conclude il suo «capolavoro» dicendo che è giusto così, che quindi l'odiata Chiesa è coerente con la sua storia, visto che ai lati di Cristo sul Golgota «non c'erano due malati di Sla ma due ladroni». Questo accenno non offende solo la Chiesa, ma soprattutto offende tutti gli uomini occidentali, che dall'esempio e dalla dottrina di quel Gesù traggono i fondamenti morali e spirituali della loro civiltà, credenti o meno che siano, cattolici o meno che siano. Infatti con queste parole Rivera non ha offeso tanto il Papa quanto Gesù, quel Cristo che perfino i comunisti oggi fanno a gara ad onorare se non altro per brama di consensi, per desiderio di voti e di potere: è come se, con una simile affermazione, si dicesse che - secondo l'esempio di Gesù stesso - il cristianesimo perdonasse piuttosto i criminali che i disgraziati, gli infelici, i disperati senza colpe specifiche. Ora, si può discutere nel merito, si può condividere o meno l'atteggiamento della Chiesa, ma niente e nessuno può negarne la coerenza nel rifiutare ciò che per essa è e resta un suicidio. E questo senza nulla togliere a chi si dimostra favorevole a forme di eutanasia o di morte assistita. Andrea Rivera, contrariamente a quanto dice lui stesso cercando di giustificarsi, non ha dunque fatto satira: ha fatto un vero e proprio atto terroristico; perché sono proprio tali demenzialità che innescano l'odio, che si possono trasformare nelle minacce concrete che costringono oggi - per esempio - un uomo come monsignor Bagnasco, presidente della CEI, a muoversi sotto scorta. Che Sandro Curzi, noto giornalista e consigliere di amministrazione Rai, coerentemente con la sua fede comunista, cerchi di giustificare il Rivera, nobilitando un ciarlatano al rango di «comico», non fa che accrescere lo scandalo di questa vicenda. Quando si attacca la Chiesa così apertamente vuol dire che la tensione sta per esplodere, essendo la Chiesa uno dei massimi rappresentanti dell'identità dell'Occidente, cioè di quella civiltà che la cultura rivoluzionaria della sinistra comunista vede come il peggior avversario nella costruzione della società perfetta. Andrea Rivera è un esponente ortodosso proprio di quella cultura rivoluzionaria banalizzata e offerta in un «pacco convenienza» a chi si accontenta, come lui, di avere poche idee ma confuse. L'ideologia ha bisogno proprio di questo: di una massa informe che risponde compatta alle facili sollecitazioni, agli slogan, agli appelli finto-buonisti, alla banalità sconcertante della retorica della caccia al fascista. Il Rivera è un perfetto venditore nella bancarella del mercato al dettaglio dell'ideologia comunista. È vero: accanto a Gesù, sul Calvario, c'erano due criminali; a colui che si pente Cristo risponde con la sua misericordia; per quello che continua ad offendere e sbeffeggiare non c'è risposta: forse c'è l'inferno, chi lo sa. Il luogo del Cranio è una metafora del giudizio finale, per chi crede, e per chi non crede è almeno l'immagine della responsabilità personale che ciascuno deve avere delle proprie azioni: a destra i meritevoli, o i pentiti; a sinistra chi del proprio errore pretende di fare una virtù. Andrea Rivera sta nei panni del ladrone di sinistra. Ma guarda un po': sarà un caso che la sinistra è proprio la sua casa politica?
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Ragionpolitica, periodico on line n.210 del 3/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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