|
|||||||
|
|
Vittorio Feltri, Renato Brunetta I sindacatirecensione di Mario Secomandi - 3 maggio 2007 Vittorio Feltri e Renato Brunetta, nel loro nuovo Manuale di conversazione politica dal titolo I sindacati, focalizzano bene l'attenzione su come le tre grandi organizzazioni sindacali confederali (Cgil, Cisl e Uil, ma soprattutto la Cgil) si vadano configurando ogni giorno di più alla stregua di enormi e costosi apparati burocratici non del tutto compatibili con la vigenza effettiva di un sistema autenticamente liberale e democratico. Il corporativismo conservatore di cui sono totalmente intrisi li fa divenire soggetti collettivi non più rappresentativi dei legittimi interessi delle nuove generazioni, oltre che strutture di potere che entrano a gamba tesa nell'agone politico-partitico e nella sfera socio-economica, condizionando ormai quasi sempre in negativo le scelte di politica pubblica. Qui non si vuole andare nella direzione dello sparare a zero tout court sui sindacati, che hanno visto la luce come utili forme di libera associazione tra lavoratori, e che in passato hanno lavorato molto per dare dignità materiale ed immateriale ai propri iscritti. I problemi sono tuttavia nati quando il sindacato è divenuto soggetto di potere politico, segnatamente a partire dagli ideologici e radical-rivoluzionari anni Settanta. Tra i tanti conflitti di interesse che gravano in capo alla sinistra spicca proprio quello relativo al suo avere nel sindacato (Cgil in testa) il proprio fiancheggiatore e la cinghia di trasmissione delle proprie direttive politico-partitiche. La tanto famosa e sbandierata concertazione consiste in realtà nella perpetua riedizione del compromesso tra sinistra e sindacato, in cui la prima cerca, una volta al governo, di non scontentare con le proprie scelte politiche il secondo per continuare a ricevere in cambio da questo la necessaria rete di consenso sociale. Non di rado i capi dei sindacati divengono personaggi di rilievo nelle fila della sinistra. A parti rovesciate ne abbiamo un'ulteriore conferma: quando è stato al governo il centrodestra i sindacati si erano fatti trovare pronti a scendere rumorosamente in piazza, indire scioperi e manifestazioni per sbraitare e scatenare il conflitto sociale al fine di contrastare quanto più possibile le riforme strutturali di modernizzazione e svecchiamento in senso liberale del sistema Italia, su tutte quelle che interessano il mercato del lavoro ed il sistema pensionistico e scolastico, sul cui programma Berlusconi aveva ricevuto un ampio consenso popolare ed elettorale. Il problema è che così sembra di non vivere più in una normale ed occidentale democrazia rappresentativa, dove con libere elezioni i cittadini eleggono un leader, un governo ed un programma politico da implementare, visto che i sindacati seguitano a frapporre ostacoli a questo legittimo e naturale processo, perché si ritengono in diritto di co-governare in combutta con la sinistra e contestualmente di salire sulle barricate per fare acerrima ed aprioristica opposizione all'agenda programmatica delle forze politiche moderate e liberali, principalmente quando queste rispondono al nome di Forza Italia. Nonostante la loro potenza e rendite di posizione, sembra che i sindacati abbiano oggi esaurito la loro funzione sociale, essendosi ridotti a svolgere un ruolo di soggetto che, se da un lato privilegia in modo iniquo e parassitario chi già ha un lavoro, dagli assistiti del pubblico impiego agli anziani pensionati, dall'altro penalizza e discrimina fortemente ed in maniera inaccettabile i giovani. Si difendono in questo modo i privilegi di un gruppo limitato di lavoratori e si va contro l'interesse del resto della società, da cui un palese deficit di rappresentanza democratica. Il sindacato non è per i giovani, i quali non vi si iscrivono più e si rendono conto sempre di più di come esso remi contro le loro esigenze di ingresso ed affermazione nel mercato del lavoro. Se non si muta velocemente registro si aprirà la strada ad un increscioso conflitto intergenerazionale, discendente dalla paralisi che i sindacati producono proteggendo ad oltranza i privilegi e rendite degli adulti ed anziani, ed opponendosi ai naturali processi di liberalizzazione e modernizzazione nei settori del lavoro, delle pensioni e della scuola, coessenziali alla crescita professionale delle nuove generazioni. I giovani puntano, anziché sulle demagogiche ed irreali tutele che il sindacato non offre loro, sul binomio autonomia-formazione. La flessibilità e mobilità del lavoro, assieme alla formazione permanente, sono gli elementi sui quali ed attraverso i quali essi scommettono ed investono per il proprio futuro. La riforma dell'art. 18, la legge Biagi e la riforma Moratti vanno proprio nella direzione del mettere i giovani nella condizione di poter svolgere la propria parte in un mercato del lavoro più adeguato al tempo della globalizzazione. E non a caso la sinistra ed i sindacati vi si sono prepotentemente ed acremente opposti. Il sindacato (Cgil soprattutto) risente ancora molto dell'influenza dell'ideologia marxista-comunista, ciò che si è palesato ora nell'aver manifestato contro la nuova base americana di Vicenza, che avrebbe invece dato lavoro, occupazione e ricchezza alla città veneta, ed ora nel divenire brodo di coltura in cui si caldeggia la propaganda della sinistra antagonista e prende corpo la proliferazione di nuclei estremisti e fors'anche terroristi e sovversivi (si pensi all'arresto di 8 iscritti della Cgil legati alle Brigate Rosse). E' arrivato il momento di dire basta a questo ingiusto stato di cose. Il sindacato dovrebbe limitarsi a tutelare contrattualmente i lavoratori ed il loro diritto ad una giusta paga e trattamento, così come accade nelle democrazie più mature. E smettere di essere consustanziale alla sinistra, privilegiare i fannulloni e favorire il centralismo della contrattazione, la totale inefficienza del pubblico impiego ed il gigantismo improduttivo nella spesa pubblica.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail I sindacati
IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.210 del 3/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||