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Al Family Day per difendere il mistero della differenzadi Antonio Iannaccone - 10 maggio 2007 Sabato prossimo andrà in scena una manifestazione inedita: un plotone di rivoluzionari, armati di molotov a latte con ciucciotto e passeggini cingolati, marcerà su Roma in nome di un ideale mai sentito negli slogan da corteo, la «famiglia». Ma perché questo drappello di disobbedienti improvvisati è spinto a un gesto così eclatante ed estraneo alle sue abitudini? Dal punto di vista «cronologico», lo spunto del «giorno della famiglia» (il Family Day) nasce come protesta contro i Dico, i diritti pensati dal governo in carica per i conviventi in coppie di fatto, anche omosessuali. Eppure, anche questo motivo «in negativo» appare riduttivo: il cuore della questione, fin nel titolo della manifestazione, sembra essere piuttosto un gesto «in positivo» - come un tentativo estremo per richiamare l'attenzione su un bene prezioso che si sente venir meno - e non tanto un'azione contro un provvedimento, per quanto pericoloso. E qual è questo bene misterioso indebolito, nascosto nella scontata parola, «famiglia»? Ad esprimerlo in una parola sola, è la «differenza». La differenza fra una scelta e una non-scelta, ad esempio, fra chi dice un «sì» e chi non lo dice (per vari motivi). La differenza fra il matrimonio uomo-donna e altre unioni di commossa amicizia. Ovvero, per andare al nocciolo nudo e crudo, la differenza di sesso fra uomo e donna. Ma come - si dirà - tutto questo po' po' di sommossa famigliare per andare in piazza a dire la banalità che un uomo è diverso da una donna? E ci volevano i cattolici per ricordarcelo? Ebbene sì. Guardatevi intorno: quel che sta rischiando di morire, piano piano, nella società intorno a noi, è proprio l'importanza di questa differenza misteriosa, quel riconoscere in una persona altra da me il motivo per cui mangiare, lavorare, crescere dei figli. E infatti i figli stentano a nascere e il matrimonio viene piano piano abbassato nella scala dei valori, finendo varie posizioni dopo la carriera dei coniugi, e in molti casi anche dopo il fuoristrada. E non è un caso se l'uomo creatore di sé oggi tenda a livellare inesorabilmente questa differenza, ad esorcizzarla più o meno volutamente come un mistero ingovernabile, irriducibile alle sue categorie. Così l'egualitarismo, residuo ideale del marxismo, induce a ridurre l'uomo e la donna alla loro funzione sociale, agli eguali diritti che la macchina-Stato dovrà riconoscere a entrambi, indistinguibili nella loro utilità al meccanismo produttivo. Oppure l'ambientalismo, che confonde la persona con il resto della natura, porta a ridurre la differenza sessuale a una funzione biologica, che non ha più a che fare con la libertà della persona e con la sua ricerca di senso nell'altro. Esiste dunque un allarme sociale, indiscutibilmente: la perdita del valore della differenza sessuale mina alle basi il futuro, rende più arido e impoverito il consesso umano. Ma non è forse questo il pericolo più grande. Nella differenza sessuale è infatti contenuto in nuce un mistero più grande, il mistero stesso dell'uomo, che è una libertà fatta di carne che cerca in altro da sé il senso del suo esistere. Approfondendo il mistero della loro differenza, l'uomo e la donna sono come introdotti alla possibilità di un mistero più grande, quello della differenza fra loro e quella Verità sempre cercata. Andare in piazza, sabato, al Family Day potrebbe non essere direttamente «utile», come è stato detto anche in insospettabili ambienti cattolici, ma di certo è l'estremo tentativo di porre al centro una questione decisiva per l'uomo e per la società. Se non altro i posteri non potranno dire che nessuno ha provato ad avvisare la nostra morente civiltà del pericolo che corre.
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Ragionpolitica, periodico on line n.211 del 8/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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