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Il «Corriere» e la disinformazione sul Family Daydi Andrea Camaiora - 15 maggio 2007 Il 12 maggio piazza San Giovanni ha dimenticato le esternazioni di un'artista in cerca di notorietà. E' stracolma di un popolo gioioso e pacifico. Assai simile, per comportamento e dignità, a quello che attraversò le strade della Capitale il 2 dicembre. Anche gli slogan ricalcano il sentire diffuso del «popolo della libertà». «Più bimbi, meno Bindi» valga per tutti a dimostrare che questa era una manifestazione non promossa dai partiti. Si può anzi dire, come ha fatto Sandro Bondi, che si è trattato una manifestazione laica. Si deve però ammettere che è stato un grande evento politico. Centinaia di migliaia di persone, circa cento volte di più di quelle che sono andate in piazza Navona, hanno manifestato per la famiglia, messa a rischio da un anno di governo della sinistra. Persino la grande stampa l'ha compreso, anche se ha comunque cercato di annacquare senso e portata di questo successo. Il Corriere della Sera, ad esempio, nell'editoriale affidato a Mario Monti, ha sviluppato una riflessione sul «Forum di Milano» (?) promosso dallo stesso quotidiano di via Solferino in collaborazione con l'Università Bocconi. Si è scelto, dunque, di evitare di commentare la portata del Family Day. A pagina 2 Maria Laura Rodotà firma un vademecum dal tono sibillino, finalizzato, in buona sostanza, ad indebolire la credibilità di Berlusconi sul tema della famiglia. Un articolo, quindi, più da Europa che da Corriere della Sera. A indebolire la posizione degli azzurri pensa Maria Antonietta Calabrò con un'intervista a Fabrizio Cicchitto, che, seppure con delicatezza, mostra come non tutta Forza Italia stia con il Berlusconi di piazza San Giovanni. Il Corriere, inoltre, a partire dal titolo di apertura, non accenna minimamente alla disparità di numeri tra le due piazze. Chiediamoci cosa avrebbero detto stampa e tv se a vincere il confronto numerico fosse stata la piazza del cosiddetto «orgoglio laico». Il tentativo di far passare in secondo piano il confronto ha un significato evidente. La grande partecipazione per la famiglia è il segno tangibile che una parte non trascurabile della classe politica è scollegata dal Paese reale: già il referendum sulla procreazione assistita e i due milioni di persone in piazza il 2 dicembre lo avevano dimostrato concretamente. Ma allora, quale Italia rappresenta questa sinistra? Chi aveva capito prima del tempo come sarebbero andate le cose, infatti, sono stati i Ds, che, opportunisticamente, si sono defilati nonostante le dichiarazioni ancora una volta quanto mai sfortunate di Massimo D'Alema. Il Corriere della Sera non si è risparmiato, però, nel tentativo di smorzare il successo del Family Day e la credibilità di Forza Italia. Ecco infatti un pezzo di colore a pagina 5, firmato da Fabrizio Roncone, che rende conto della presenza dei «separati» e sceglie - guarda caso - due esponenti di Forza Italia su quattro per le fotografie di contorno. E' però l'articolo di Massimo Franco, con richiamo in prima pagina, che merita di essere segnalato per l'abilità certosina nel dosare osservazioni critiche. Ad onor del vero, bisogna ammettere che Franco non dimentica l'incredibile imbarazzo del partito «che non sceglie» (i Ds) come pure la spaccatura nella Margherita. Si esercita tuttavia, in pressoché tutto il pezzo, a sostenere la non identificabilità del popolo del 12 maggio. La tesi è che quel popolo è per la famiglia, distante da Berlusconi e persino dai vescovi. Che la politica è ad esso distante, quando invece si è visto che tutta la classe dirigente del centrodestra ha aderito alla manifestazione di piazza San Giovanni. Franco avvalora, senza scriverlo, la tesi di coloro i quali sostengono che le famiglie sono giunte a Roma a prescindere dal governo Prodi. Che la sua azione politica nell'ultimo anno sia stata indifferente per coloro che hanno manifestato. È una tesi davvero inaccettabile, che dimostra ancora una volta il tentativo del quotidiano di via Solferino di proteggere il governo della sinistra. Spiace davvero dover constatare che, insistendo su questa linea, il Corriere della Sera abbia perso e continui a perdere tutta la credibilità e l'autorevolezza di cui un tempo godeva. Ecco perché pare opportuno concludere questa riflessione con le parole di Marina Corradi su Avvenire del 13 maggio: «Le telecamere ieri hanno documentato un'Italia invisibile. A leggere gli editoriali dei grandi quotidiani, a sentire certo dibattito politico, l'Italia parrebbe il luogo dove le istanze della modernità su famiglia e matrimonio, pure da tutti condivise, si arenano per l'oscuro potere delle gerarchie della Chiesa... La novità di ieri a piazza San Giovanni è che quell'Italia invisibile si è vista. E anche se hanno cercato di allestire un'improvvisata piazza alternativa, così da far sembrare dimezzata la prima (e consentire al Tg di Riotta di fare il suo finto ping pong), ciascuno ha constatato dove stava l'Italia». Andrea Camaiora |
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Ragionpolitica, periodico on line n.212 del 15/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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