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La verità della famigliadi Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 14 maggio 2007 Silvio Berlusconi è andato in piazza San Giovanni per il Family Day. C'erano motivi per non andarci: Forza Italia è un partito laico ed ha componenti culturalmente laiciste nel suo seno; vi erano il rischio di critica alla vita familiare di Berlusconi e il rischio del prorompere di un moralismo anti-berlusconiano, fondato sul fatto che la televisione commerciale, di cui egli è stato il creatore, ha contribuito a diffondere in Italia quel modello estetico e frammentario che i vescovi chiamano «consumismo», ponendolo in alternativa speculare al termine «comunismo». Infine Berlusconi non ha fatto appello ai cattolici se non nell'ultimo giorno della campagna elettorale; e anche lì in forma indiretta. Ora invece è sceso in campo ed ha annesso politicamente la piazza dicendo che i cattolici non possono stare a sinistra. Dove era la sinistra nel giorno di San Giovanni? Era a piazza Navona a manifestare per l'anniversario della vittoria del divorzio. E il divorzio non è una esperienza piacevole, non è una festa. E lo si vive oggi ancora più come un fallimento che come un successo della libertà. E', come l'aborto, la causa della disgregazione della famiglia italiana, del calo demografico, per cui diviene minacciosa la sfida dell'immigrazione, che porta nel Paese costumi diversi, anche profondamente, come quelli musulmani. Nel sentimento comune vi è come il senso che la crisi della famiglia e di regole del sesso accettate abbia creato un caos di sentimenti che rende incerta la stabilità della vita sociale. Questo la Chiesa lo ha compreso a livello mondiale. Dopo aver chiesto la libertà della scelta, ora, dinanzi alle pulsioni caotiche che dalla deregolamentazione del sesso hanno avuto origine, l'Occidente sente bisogno di quella sicurezza che Montesquieu identificava con la libertà. Si possono leggere la vittoria di Sarkozy in Francia, la discesa in campo della Chiesa cattolica in Italia per la famiglia, l'intervento di Berlusconi che definisce la sinistra come alternativa ai cattolici, e infine il ritorno di Fini dai suoi trasporti laicisti alle antiche simpatie cattoliche, come il medesimo evento. Il tema fondamentale del nostro tempo è quello della sicurezza. E a piazza Navona c'era la sinistra dell'insicurezza, la sinistra del divorzio e dell'aborto, la sinistra più libertina che liberale, la sinistra radicale insomma, a cui aderivano ora anche i socialisti di Boselli e i neosocialisti di Fabio Mussi. Ma anche Rifondazione con Ferrero. La sinistra che ha promosso l'indulto vuole fare del cosmopolitismo la giustificazione del libero accesso degli immigrati al territorio italiano come un loro diritto. La sinistra della protesta, che impedisce le opere pubbliche, le discariche e gli inceneritori, è la stessa sinistra che blocca i trasporti. Una sinistra i cui uomini come Sergio Cofferati, sindaco di quella Bologna in cui il comunismo si è istituzionalizzato nella grande rete delle cooperative rosse, capiscono che oggi la domanda di sicurezza e di legalità è la domanda del popolo comune. Perché la crisi dell'ordine pubblico colpisce non i più ricchi, ma i più poveri; la legalità garantisce il minimo di libertà e di proprietà che ad ogni cittadino è concesso. Berlusconi ha volutamente contrapposto il popolo di piazza San Giovanni a quello di piazza Navona e ha fatto capire che l'assemblea di piazza San Giovanni era un fatto politico che chiedeva la sicurezza della famiglia e della vita come basi dell'identità. Non è un caso che i partiti del centrodestra siano tornati Casa delle Libertà, cioè politicamente uniti di fronte alla manifestazione promossa dalla CEI ma gestita dal popolo cattolico. Si tratta di comprendere che il popolo di piazza San Giovanni è il popolo del centrodestra, è il popolo che vuole la sicurezza e la libertà e non la protesta come segno della libertà. La contrapposizione delle due piazze non indica le differenze religiose, indica le differenze politiche e sociali. Per questo Berlusconi si è identificato con questo popolo, a cui ha dato il volto politico, e lo ha contrapposto al popolo di piazza Navona. Quello di piazza San Giovanni non è il popolo della Democrazia Cristiana, che aveva incassato divorzio ed aborto. E' un'altra storia. E anche i post-democristiani devono tenere conto che non basta essere stati democristiani per essere in sintonia con il popolo comune che cerca legalità, sicurezza e ordine morale e civile. E' un altro tempo della storia in cui siamo entrati. La globalizzazione richiede sicurezza e identità proprio perché essa è di per sé un fattore di accelerazione di movimento che sembra andare oltre i nostri tempi comuni.
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Ragionpolitica, periodico on line n.212 del 15/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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