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Jung Chang e Jon Halliday Mao. La storia sconosciutarecensione di Mario Secomandi - 15 maggio 2007 Jung Chang e Jon Halliday, con il loro libro Mao. La storia sconosciuta, operano un eccellente opera di revisionismo storico-culturale sulla vita di Mao Tse-Tung, leader maximo della Cina dagli anni ‘40 agli anni ‘70, soprannominato il «Grande Timoniere», mettendo in luce come l'applicazione del suo totalitarismo comunista sia giunta a provocare più di 70 milioni di morti, rivelandosi in realtà come il regime più criminale, sanguinoso, tirannico e dispotico della storia umana, peggiore anche del nazismo. Fare luce sul maoismo e smascherare le atrocità di cui si è reso responsabile il regime cinese è tanto più importante in quanto ancora oggi il ritratto ed il cadavere di Mao continuano a dominare piazza Tienanmen, nel cuore della capitale della Terra di Mezzo, e la faccia dell'ex dittatore campeggia sulle banconote. L'attuale regime comunista si dichiara difatti suo erede e seguita a tramandarne ostinatamente il mito. L'immagine reale di Mao è in verità quella di un uomo cinico, crudele e privo di idealismo, che ottiene il potere grazie ai suoi complessi rapporti con Stalin e ad una serie di complotti, ricatti ed avvelenamenti, e dà vita ad un regime assolutistico e totalitario fondato sul terrore di massa, su una sostanziale scomparsa di tutte le libertà dei cittadini e sulla messa in schiavitù della popolazione. La giustizia scomparve: i cinesi furono a mano a mano privati di ogni protezione legale. Le esecuzioni ed uccisioni dei «nemici di classe» dovevano avere il massimo impatto e pertanto furono perpetrate in pubblico. Ci si prefiggeva di far assistere alla violenza, alla tortura ed all'assassinio la maggioranza della popolazione, adulti e bambini compresi, per brutalizzarla e spaventarla, con metodi che sorpassano, in quanto ad efferatezza, anche quelli di Hitler. Chi non fu ucciso fu risparmiato per essere spedito nei campi di lavoro, i Laogai. Quasi 30 milioni di persone hanno incontrato nel sistema concentrazionario cinese una morte prematura. In simili campi di concentramento si veniva (e si viene tutt'oggi) condannati a lavori massacranti nelle più ostili aree desertiche o nelle miniere più inquinanti e pericolose e sottoposti incessantemente a raccapriccianti insolenze, molestie, punizioni e torture. Tantissimi cinesi si sono suicidati per sfuggire ad una vita così assurda ed infernale. Tutto ciò è stretta conseguenza dell'obiettivo di Mao di creare per mezzo del lavoro forzato l'«uomo nuovo», annichilendo le personalità, dominando le menti e generando individui ridotti ad automi subordinati al potere, a mere particelle dell'ingranaggio, senza più alcuna dignità umana e spirituale. Altro nemico di Mao è stata la Chiesa cattolica: moltissimi cattolici cinesi sono stati giustiziati e numerosi preti hanno subìto percosse e maltrattamenti fisici. Quasi tutto il clero straniero è stato espulso e c'è stata la presa di possesso, da parte del regime, delle istituzioni cattoliche, dalle scuole agli ospedali, fino agli orfanotrofi. Le organizzazioni religiose sono state soppresse o tenute sotto rigido controllo, proprio perché viste come elementi di «destra», «controrivoluzionari» e «reazionari». La «guerra ai contadini», il «Grande Balzo in avanti» e la «Rivoluzione culturale» sono state, con il loro carico di miseria, repressione e morte, gli eventi più bui, dolorosi e disastrosi della storia cinese. Mao, con l'intento folle e spropositato di superare i Paesi capitalistici e far divenire la Cina la prima superpotenza mondiale, impose requisizioni e confische di beni e proprietà private, e portò avanti le collettivizzazioni in tutti i settori, dall'agricoltura all'industria fino al commercio, sulla scia di una vera e propria politica di «estorsione nazionale». Il risultato di questi insensati progetti fu il piombare del Paese in terribili carestie, epidemie e nello sconvolgimento dell'ordine socio-economico e dell'equilibrio ecologico. In parallelo al crescere dell'imposizione del culto del «Grande Timoniere» s'intensificarono le azioni intimidatorie nei confronti della società. La furia rivoluzionaria maoista si scagliò contro i tentativi delle correnti più moderate di ridurre il potere assoluto di Mao e di aprire a sia pur piccole riforme liberali. Il risultato fu quello di condurre l'economia, la cultura, l'educazione, la moralità e la stessa coesione della Nazione al collasso. L'uragano maoista iconoclasta demolì e ridusse a brandelli gallerie d'arte, biblioteche, università, templi, monasteri e chiese, umiliò ed eliminò professori e scienziati, irrise, torturò ed uccise molte personalità libere considerate «borghesi». La «Rivoluzione culturale» è in realtà consistita nella distruzione sistematica della cultura e della civiltà cinese. Tutto ciò costituisce argomento tabù per l'attuale nomenklatura comunista al potere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.212 del 15/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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