|
|||||||
|
|
La rivolta cattolicadi Raffaele Iannuzzi - 17 maggio 2007 Don Gianni Baget Bozzo, ospite di Ferrara a Otto e mezzo, ha messo il dito nella piaga: il Family Day è un evento tanto significativo quanto drammatico, perché, se la Chiesa è costretta a manifestare così corposamente in piazza, vuol dire che è in gioco la difesa delle radici cristiane, anzi, di più, si difende la famiglia perché essa rappresenta l'ultimo, irriducibile, fattore oggettivo che possa salvare le radici cristiane del nostro popolo. Tesi che Ferrara ha definito radicale, ma che rispecchia semplicemente la realtà, per quel che essa è, nel suo declinarsi storico e fenomenologico. Contra factum non valet argumentum. Naturalmente so bene che così non è, perché di argomenti, solitamente ideologici e molto deboli sul piano culturale, ne vengono prodotti molti, ma è appunto questa assoluta non evidenza dei dati naturali e tradizionali del corpus oggettivo della nostra civiltà occidentale, non tanto e soltanto della Chiesa come Corpo Mistico, la radice del problema. E' dunque in atto una «rivolta cattolica», per riprendere il linguaggio da milizia civile e religiosa di Igino Giordani, fenomeno che già Maggiolini aveva profilato in un magistrale saggio del 1995, dall'eloquente titolo: Meglio il martirio. Perché di questo si tratta, come ho già scritto: di martirio. Martirio e politica sono due elementi che riemergono insieme in questo inizio di ventunesimo secolo e rendono ragione del dramma storico in atto: una civiltà completamente scismatica nei confronti delle sue radici. Apolide, priva di origine certa, figlia non si sa di chi, sradicata, con l'apologia costante e bizantineggiante dello sradicamento come metafora dell'essere postmoderno e come cifra della realtà contemporanea. Il nostro tempo ripresenta le tesi del Dramma dell'umanesimo ateo di De Lubac, appena rivedute e corrette. Il che assottiglia sempre più nettamente il margine non soltanto del dialogo (perché di dialogo si può ragionevolmente parlare soltanto in presenza di due identità forti e stagliate, mentre oggi abbiamo un cristianesimo della resa incondizionata all'altro e un laicismo relativistico debole nei fondamenti ed aggressivo nello stile militante), ma anche, di conseguenza, della memoria reale e cogente della nostra tradizione, qualunque sia la certezza di fede che una persona possa avere. I giovani di oggi non hanno la benché minima idea razionale e culturale della nostra tradizione, vivono in un orizzonte di «passioni tristi» e di false certezze, ovvero certezze senza verità. Ad esempio: è possibile che in una società come quella italiana, in cui il tasso di natalità è costantemente sotto lo zero, non si apra una discussione pubblica inter-generazionale sugli esiti di una certa mentalità radical-libertaria applicata in maniera giacobina alla vita degli individui? E ancora: è mai possibile che, in una società in cui niente pare avere più i connotati della verità e della granitica certezza, non sia possibile neppure avanzare qualche argomento razionale, pubblico, anche filosofico, nei confronti della legge 194? E via di questo passo, in un mondo sempre più refrattario alla ragione e, dunque, alla ricerca della verità. Un mondo totalitario per costituzione immanente. Perché, come anche Orwell aveva intuito e poi Solzenicyn ebbe modo di riaffermare, il totalitarismo moderno uccide prima di tutto la coscienza, rendendola funzionale a qualcos'altro e infine omogeneizza tutto, toglie sapore e sostanza a tutto ciò che di più profondamente umano e perciò cristiano possa esistere. Ritorna, ancora una volta, la tesi centrale del grande libro di De Lubac sopra citato: perdere Dio equivale a perdere l'uomo. Al nesso tra martirio e politica, dunque, si accosta la duplice realtà della perdita contemporanea di Dio e dell'uomo. Due fattori che devitalizzano la coscienza, rendendola idolatricamente regina di un mondo senza più centro (a differenza di quanto afferma con chiarezza la Gaudium et spes, n. 16, che parla di «coscienza avvertita»: Benedetto XVI ha accolto e sommamente approfondito questa verità magisteriale, rendendola elemento di criticità della mitologia laicista postmoderna) e, nel contempo, incunabolo di menzogna. Una miscela demonica, di fronte alla quale soltanto la rivolta cattolica può trovare un'uscita di sicurezza. Ma oggi vi è anche qualcos'altro in gioco. Infatti la postmodernità non ha soltanto imbalsamato la coscienza e negato al Dio di Gesù Cristo qualsiasi cittadinanza, ma ha anche elevato la profanazione a condizione di possibilità di qualsivoglia libertà e filosofia. A riprova di ciò, si leggano le riflessioni di un filosofo acuto come Agamben che, chiudendo in bellezza un libercolo intitolato appunto Profanazioni, declina una serie di digressioni fino a centrare il cuore della nostra attuale crisi e della debole forza delle certezze senza verità esibite a Piazza Navona dall'«orgoglio laico»: «La profanazione dell'improfanabile è il compito politico della generazione che viene». E anche il compito ideologico di quelle passate e oggi regredite a milizia veterolaicista e nichilista di fatto (la vera coppia di fatto ideologica contemporanea: veterolaicismo e nichilismo). Poi è vero anche che leggiamo pagine bellissime di Pietro Barcellona sull'indimenticabile sostanza ultima della parola materna e sul Sacro come dimensione imprescindibile dell'umanità che voglia davvero dirsi laica. Ma non basta a creare un comune sentire laicamente cristiano e cristianamente laico. Il cattolicesimo è oggi radicalmente forma politica quando scende in piazza e ciò assegna al suo minimo comun denominatore di martirio una sostanza che non possiamo che definire sacra. Il sacro roman papato.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.212 del 15/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||