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Verso il punto di non ritorno

di Francesco Natale - 17 maggio 2007

Martedì tre albanesi hanno dirottato un pullman sull'autostrada Voltri-Sempione al fine di ottenere un riscatto per la liberazione dei passeggeri tenuti in ostaggio. Quando ho ricevuto l'sms da Rainews che recava la notizia ho pensato di avere le traveggole: passino (si fa per dire, of course) i dirottamenti di aerei o i rapimenti di rampolli di ricche famiglie, passino le porcherie perpetrate dall'anonima sequestri sarda, passino le rapine in villa, ma il dirottamento di un pullman in un Paese come l'Italia sposta il livello dello scontro esponenzialmente in avanti. Oltre alla gravità del fatto in sé, al rischio oggettivo prodottosi ai danni dei passeggeri nonché dei due poliziotti che, presenti sul pullman, hanno valentemente tentato di sventare il dirottamento (uno dei quali è stato ferito con un coltello), un episodio di questo genere induce preoccupanti riflessioni sullo stato della sicurezza pubblica in cui versa il nostro Paese.

Dirottare un pullman con le modalità espletate dai tre extracomunitari implica l'esistenza di presupposti drammatici, primo fra tutti la coscienza da parte dei malavitosi, sia occasionali che «professionisti», che il fattore rischio nell'ambito di azioni criminali che vanno ben al di là dei pur gravi reati quali furto, sfruttamento della prostituzione, rapina o spaccio, è assai ridotto o, comunque, accettabile. L'aver sommariamente imbastito un piano criminale di questo tipo, grazie a Dio risoltosi positivamente anche per l'inettitudine dei protagonisti, implica naturaliter che non esiste più alcun deterrente: i malavitosi non hanno alcun timore né della forza pubblica, né, men che meno, delle eventuali reazioni del comune cittadino, obnubilato da certa retorica perbenista che lo rende assolutamente non reattivo nei confronti delle situazioni di crisi o di pericolo. Basta pensare, a questo proposito, alla ragazza romana barbaramente ferita a morte in metropolitana qualche settimana fa.

Il nostro tessuto sociale si sta progressivamente e irreparabilmente smagliando, e non è percepibile alcuna volontà politica di invertire questa tendenza. Nelle nostre città, in quelle grandi così come nei piccoli centri di provincia, si respira un'aria malsana di insicurezza, di paura e, molto spesso, di menefreghismo sostanziale. Menefreghismo in parte determinato da imbelle volontà di quieto vivere, ma in parte ben maggiore dallo scoramento, dal senso di abbandono e di impotenza che affligge il cittadino. Neppure è vero che il problema sia interamente causa dei massicci flussi migratori cui, per inciso, l'attuale governo non ha saputo porre freno alcuno. Vero è che la presenza sul territorio italiano di un massiccio esercito di malavitosi extracomunitari ha innalzato il livello di violenza medio nelle controparti autoctone: quando si ha a che fare con soggetti che non hanno nulla da perdere e che quindi non pongono limite alcuno all'efferatezza nel compimento di un reato, anche il delinquente italiano reagisce di conseguenza per evitare di perdere territorio, profitti, potere, innescando una spirale perversa di fronte alla quale il cittadino non è vero che non possa nulla, ma è stato (dis)educato a reagire efficacemente. Del resto, quando dietro a ogni angolo di strada può trovarsi la Forleo della situazione che può trasformare una reazione per legittima difesa in una inquisizione per tentato omicidio bisogna stare molto accorti, far finta di niente e tirar dritto, sperando che un domani non tocchi a noi...

Da parte delle istituzioni c'è un caparbio e impenetrabile silenzio: anche la forza pubblica spesso si trova mani, piedi e pistole legate da un apparato giudiziario/burocratico il cui unico interesse sembra incentrato sulle multe per divieto di sosta o sui reati finanziari. Robetta grave, senza dubbio, ma la cui incidenza nel vissuto quotidiano del cittadino tende a zero. A questo aggiungiamo la volontà patentemente autolesionista che caratterizza l'adozione di determinati provvedimenti, o, meglio, la non adozione di alcun provvedimento: siamo arrivati ad impedire l'installazione di impianti di sorveglianza audio/video nei disastrati centri storici di città come Genova perché questo avrebbe irreparabilmente compromesso la legittima privacy del delinquente. Stiamo ancora attendendo, da parte dell'esecutivo, un piano efficace per la messa in sicurezza di Napoli e Torino: dopo un anno e più di vera e propria guerra per bande, ancora nulla è stato fatto. Ma, ovviamente, il problema non tocca minimamente quanti sono abituati a girare scortati anche quando vanno al supermarket o dal parrucchiere. Il cittadino inerme si arrangi: ci sono altre priorità. Ad esempio la costituzione del pantheon del Partito Democratico. Roba forte. Seria. Politicamente corretta.

E' quanto mai necessario che il nostro popolo ritrovi in fretta quel minimo di testosterone del quale siamo stati privati progressivamente da sensi di colpa surrettiziamente indotti, dal perbenismo, dalla vigliaccheria burocratica, in modo che un domani, speriamo non troppo lontano, il delinquente non agisca più perché cosciente dell'assai probabile impunità, ma divenga conscio che ogni cittadino può rappresentare un potenziale (ed esiziale...) pericolo. E' auspicabile che questo accada prima che si raggiunga il punto di non ritorno... Ammesso che, con quanto accaduto martedì, non lo si sia già abbondantemente superato...

! Francesco Natale
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