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Un depistaggio dell'ultim'ora: la crisi della politicadi Raffaele Iannuzzi - 22 maggio 2007 Sergio Romano, sul Corriere della Sera, ha discettato di crisi della politica, paragonando la situazione attuale a quella emergente negli anni Novanta. Ora, parlare di anni Novanta equivale a parlare di Tangentopoli, un golpe mediatico-giudiziario che ha sancito l'ascesa al potere della casta dei giudici. Il potere politico è stato espropriato dai giudici e dalla magistratura come apparato ideologico di Stato, mentre, contemporaneamente, l'asset economico nazionale veniva messo all'asta per quattro soldi, favorendo i poteri forti. Oggi sostituiti dalle banche, i nuovi poteri forti. Romano sbaglia quando chiude l'azione di Craxi nella categoria di «ottusa arroganza», perché il leader del Psi pronunciò un memorabile discorso alla Camera nel luglio del 1992, in cui, accanto alla disamina critica dello status quo del sistema politico, incluso il drammatico problema del finanziamento pubblico dei partiti, poneva le coordinate generali per un riassetto della politica di riforme, da quella costituzionale al ridisegno dell'Europa come soggetto politico. Altro che ottusa arroganza! Ma quel che maggiormente colpisce in questi commenti è l'assenza totale non solo di un senso storico oggettivo, ma anche di un senso politico di fondo. Se leggiamo con attenzione l'intervista di D'Alema al Corriere della Sera, possiamo facilmente constatare come l'operazione del ministro degli Esteri consista nel deviare l'attenzione dal fallimento del governo Prodi per dirigerla invece ad una questione generale, che niente ha a che vedere con la realtà delle cose. La crisi della politica doveva essere affrontata allora, in pieno corso di Tangentopoli, quando i magistrati si erano impadroniti del Paese e delle Camere, quando cioè l'attuale presidente della Repubblica permetteva di fatto la delegittimazione del Parlamento e la messa sotto accusa di molti autorevoli esponenti della classe politica. Un vero e proprio tradimento delle élites, perché Napolitano era ed è parte delle élites. Un caso da studiare: le élites che, per salvare se stesse, si auto-demoliscono, lanciando la lotteria del «si salvi chi può». Con questo stratagemma drammatico ed autolesionista, la classe politica italiana cosiddetta post-comunista si è integralmente salvata, mentre la Dc, il Psi e gli altri partiti laici minori sono stati letteralmente distrutti manu militari. Oggi chi si è legato mani e piedi alla magistratura con soverchia iattanza e sprezzo nei confronti dell'asse storico della sinistra riformista proveniente dal movimento operaio (D'Alema in testa, ma anche Violante, con Fassino a recitare un ruolo di «filologo» dell'editio minor di questo reprint senza tempo dell'ipocrisia comunista) pretende di aprire un dibattito sulla «crisi della politica» solo per riprendere fiato e attendere nuovi assetti bancari e nuovi alleati (l'intesa Unicredit-Capitalia e il nuovo accordo con gli statali, per il quale, si sa, sono stati trovati miracolosamente i soldi, ovvio). Questo e soltanto questo è il nocciolo della questione. In questo Paese soltanto la Chiesa è in grado di fronteggiare l'offensiva degli apparati ideologici di Stato e dell'editoria che diffonde una cultura radical-laicista, cosiddetta «dei diritti» (e i doveri?), e infatti proprio chi, come D'Alema e Violante, oggi si interroga a bella posta su un tema o bollito o bisognoso di ben altri rimedi, è il paladino della laicità dello Stato come riedizione del dogma giacobino-azionista della Costituzione come «Bibbia laica» (qualcuno ricorda Ciampi? E qualcuno si fa ancora qualche domanda sulle radici di queste concezioni ideologico-politiche?). E infatti, proprio la Chiesa torna ad essere segno di contraddizione e insieme produttrice di politica. Ritorna il nesso tra cattolicesimo romano e forma politica. Loro lo sanno e per questo motivo puntano a depistare. Ma la crisi della politica è all'ordine del giorno solo perché l'assassino è tornato sul luogo del delitto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.213 del 22/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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