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Dagli all'Occidente!

di Anna Bono - 24 maggio 2007

«Non ci piace l'attuale solidarietà». Così Mamadou Cissoko, senegalese, presidente di Roppa, una rete di associazioni contadine dell'Africa occidentale che sostiene di avere 25 milioni di iscritti, liquida 50 anni di impegno in favore dei poveri della terra, durante i quali l'Occidente ha fornito ai governi dei cosiddetti «Paesi in via di sviluppo» immense risorse tecnologiche, umane e finanziarie, queste ultime erogate a titolo di dono o di prestiti a condizioni estremamente agevolate. Non solo non piace, ma - prosegue Cissoko - non è neanche mai stata richiesta: «L'Occidente continua a creare meccanismi per dominare il mondo. La cooperazione è nata male, dopo la colonizzazione, è uno strumento degli ex-colonizzatori. Non è uno strumento richiesto da noi diretti protagonisti del Sud». Che affermazioni del genere vengano pronunciate tra applausi scroscianti durante i convegni e i vertici no global - come ad esempio il World Social Forum - non è una novità, dal momento che quelle iniziative si organizzano proprio per attaccare l'Occidente e sfogare un rancore di cui i movimenti terzomondisti, ecocatastrofisti e femministi-antagonisti si fanno portavoce.

Dispiace e preoccupa, invece, che disprezzo, ostilità e accuse all'Occidente risuonino tra le mura di un'istituzione come il Parlamento italiano, senza che nessuno si levi a difenderne l'onore. È successo il 23 maggio in occasione del convegno organizzato dal Cipsi, un network nazionale di organizzazioni non governative di sviluppo, e intitolato «La cooperazione vista da loro», dove «loro» sta ovviamente per i beneficiari della cooperazione stessa secondo i quali - questo è stato l'esordio - «la solidarietà non può essere il semplice trasferimento di denaro dai Paesi ricchi ai Paesi poveri senza chiedersi quali sono le cause di questa ricchezza». Tutti sanno che la ricchezza si produce, ma gli ospiti del Cipsi sono ancora fermi all'idea che invece si saccheggi sfruttando la natura e il lavoro altrui e quindi la loro risposta è che l'Occidente prima si arricchisce depredando il resto del pianeta e poi si vanta di essere generoso e solidale restituendo le briciole di ciò che ha rubato: «I Paesi del Nord del mondo hanno un debito storico nei confronti dei Paesi del Sud» (MISNA, 23-5-2007).

Fatta questa premessa, Cipsi e ospiti hanno illustrato i due punti di forza delle proposte di riforma della cooperazione allo sviluppo, sui quali insistono da anni, purtroppo con un certo successo. Il primo è che i ricchi devono aiutare i poveri accettando un partenariato equilibrato e paritario per la realizzazione del quale è indispensabile che il sostegno non sia condizionato. Tradotto in termini più comprensibili, questo significa prima di tutto che i destinatari della cooperazione allo sviluppo devono poter disporre del denaro e delle altre risorse ricevuti dall'Occidente a loro discrezione, senza essere tenuti a rendere conto di come li utilizzano, e, in secondo luogo, che gli erogatori di aiuti non hanno il diritto di porre condizioni come invece stanno facendo da alcuni anni: da quando cioè tentano di subordinare l'assegnazione di contributi economici ai Paesi poveri alla promessa, da parte dei loro governi, di combattere la corruzione, promuovere la democrazia e rispettare i diritti umani.

Il secondo punto su cui, a quanto pare, hanno insistito gli oratori è che non solo i governi dei Paesi in via di sviluppo non devono essere condizionati, ma neanche i loro abitanti. «Il Nord del mondo ha ricchezze economiche, il Sud ricchezze di tradizioni e valori» ha spiegato Kousalya Seethapathy, fondatrice del Gruppo Emmaus del Tamil Nadu, India, approvando la sollecitazione a rispettare le popolazioni povere, e naturalmente le loro istituzioni, espressa da Flavio de Souza Mello, membro della direzione nazionale del Movimento Sem terra del Brasile. Non risulta che qualcuno dei partecipanti al convegno abbia domandato se tra le tradizioni e valori di cui il Sud del mondo è depositario e che il Nord deve rispettare si debbano includere le caste indiane, i matrimoni forzati, magari anche le mutilazioni genitali femminili.

! Anna Bono
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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