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La politica tra moralismo e immoralitàdi Valentina Meliadò - 24 maggio 2007 Ho recentemente scoperto di essere moralista e qualunquista - e nel peggiore dei sensi - per il semplice fatto che un libro come quello di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, La casta, riesce ancora a scandalizzarmi. Ma non è l'unica cosa che ho capito. Mi sono anche resa conto che la vittoria più grande della politica italiana sulla società civile è costituita dal fatto che fior fiori di giornalisti e commentatori bollino per l'appunto un libro sui privilegi e le anomalie della politica italiana come un'operazione moralista e qualunquista, tesa a cavalcare il malcontento cronico dell'opinione pubblica e il distacco crescente della società civile dalla politica; ed è assai probabile che il grande imputato dello scollamento tra politica e società diventerà proprio il libro, perché il problema, secondo la nostra lungimirante classe politica e il suo codazzo di giornalisti, non sono quelle decine di milioni di euro di troppo di denaro pubblico che vengono spazzate via da sprechi e privilegi ingiustificabili, no; in fondo - si dice - nell'ambito della gestione economica dello Stato sono briciole (ma solo se paragonate a sprechi ben maggiori). Il problema vero, secondo loro, è il disinteresse crescente della gente verso la politica e i partiti (ma il perché non se lo chiede nessuno), la tendenza a far di tutta l'erba un fascio e a dare un giudizio negativo su tutta la politica italiana. Ma ovviamente non è colpa loro, della loro totale incapacità di comprendere la realtà della vita e dei problemi quotidiani della gente, e di suscitare un briciolo di entusiasmo con una politica che scenda dal piedistallo dei privilegi; è colpa nostra, del nostro qualunquismo, di questa smania che abbiamo di attaccarci a qualche milione di euro che va in fumo perché non riusciamo a convincerci che le tasse non sono alte, che il servizio sanitario è tra i migliori del mondo, e soprattutto che la nostra percezione dell'insicurezza è del tutto errata! I dati sulla criminalità non fanno che confermare che siamo un po' paranoici... Dunque a questo siamo arrivati: lamentarsi di tasse, di sicurezza e di privilegi è roba da moralisti qualunquisti che tornano ciclicamente all'attacco ma che poi finiscono matematicamente nel dimenticatoio; siamo al punto di non capire la differenza tra moralismo e moralità. E allora è il caso di rimarcarla ricordando che un governo che spende e spande in modo indebito per se stesso e per tutta la classe politica fino all'ultimo consigliere dell'ultima Circoscrizione dell'ultimo Comune perde qualunque legittimità di fare la voce grossa con gli evasori fiscali; perde il diritto di minacciare la galera anche per un errore contabile; perde la sua dignità quando tassa pesantemente milioni di cittadini che sanno già in quale voragine si perderanno i loro soldi. Tutto questo è semplicemente immorale, e nessuno è disposto a lasciarsi perseguire da istituzioni che, per prime, sono immorali ma nel contempo (molto moralisticamente) predicano la virtù agli altri. Questa è la causa principale dello scollamento tra politica e società, questa è la vera causa della disaffezione ai partiti, questa è la ragione del qualunquismo dilagante che non vede più alcuna differenza nella politica italiana. Tanto ai privilegi non rinuncia nessuno, e quando le istituzioni non sono più credibili agli occhi dei cittadini, il qualunquismo è una conseguenza indotta. Inutile lamentarsene. E' così strano che la gente sia stanca di sentir parlare di pensioni da coloro che se ne portano a casa una (tra tutte quelle che possono cumulare) dopo metà legislatura? O che lo sia di sentir parlare di percezione della sicurezza da chi gira in auto blu con tanto di scorta? O che sia stufa di spendere denaro per assicurarsi i servizi che lo Stato mantiene insufficienti? Il problema, ora, è come uscire da questa situazione. L'enorme vuoto politico che si è creato - nonostante il numero spropositato di partiti - cumulato alla rabbia crescente potrebbe portare al secondo crollo della prima Repubblica; se le istituzioni non prenderanno definitivamente atto della loro mancanza di credibilità e non invertiranno la rotta, si apriranno nuovi, incerti scenari per l'Italia, ma non sarà nulla di auspicabile.
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Ragionpolitica, periodico on line n.213 del 22/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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