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L'Italia di monsignor Bagnasco

di Gianteo Bordero - 24 maggio 2007

Molti commentatori, all'indomani della prima prolusione di monsignor Bagnasco all'Assemblea Generale della Cei, hanno scritto che il nuovo presidente dei vescovi italiani si distinguerebbe dal suo predecessore, il cardinale Camillo Ruini, per una impostazione più marcatamente «pastorale» e meno «politica». In realtà, leggendo il testo del discorso pronunciato da Bagnasco, è facile comprendere che ancora una volta le parole della gerarchia cattolica sono state mal comprese o travisate e che contrapporre Bagnasco a Ruini è l'ennesimo modo per non voler fare i conti col tenore della proposta della Chiesa. Il discorso del presidente della Cei, a ben guardare, ha un alto contenuto politico. Basti pensare che una delle parole più usate da monsignor Bagnasco è stata la parola «popolo», non soltanto riferita a coloro che hanno manifestato a Roma in occasione del Family Day o a coloro che frequentano abitualmente le parrocchie e i movimenti, ma all'intera Nazione italiana. Usare il termine «popolo» significa fare riferimento a un corpo politico, non genericamente inteso, ma fatto di persone concrete che chiedono a coloro che gestiscono la cosa pubblica di saper operare al servizio del «bene comune».

Così il discorso di Bagnasco si declina in ambiti specifici della vita sociale: dalla famiglia ai giovani, dalle donne ai pensionati, cioè i soggetti che sembrano oggi esclusi dall'attenzione della politica. «Dalle segnalazioni che giungono ai nostri "centri di ascolto" parrocchiali, vicariali e diocesani distribuiti sul territorio nazionale - ha osservato il presidente dei vescovi italiani - la situazione attualmente più esposta sembra essere quella della famiglia monoreddito con più figli a carico. Spesso con difficoltà si arriva alla fine del mese. È da questa tipologia di famiglie che viene oggi alle nostre strutture una richiesta larga e crescente di aiuto - anche con i "pacchi viveri" che parevano definitivamente superati - per lo più mascherata e nascosta per dignità». Parole confermate dai dati diffusi ieri dall'Istat, che nel suo rapporto annuale rileva come più due milioni e mezzo di famiglie (un sesto del totale) facciano fatica a sopravvivere dignitosamente e rischino di entrare nel baratro della povertà. Le donne, poi, secondo monsignor Bagnasco, sono «gravate da tassi di disoccupazione più alti degli uomini, hanno livelli retributivi più bassi, e quando sono madri sole con figli a carico e con la difficoltà di asili nido, non ce la fanno senza un ricorso ai vecchi genitori». Per quanto riguarda i giovani, il presule osserva che essi «si trovano oggi in un mercato immobiliare fuori dalla loro portata, e il loro bilancio familiare deve dall'inizio scontare un costo dell'affitto troppo elevato per gli stipendi correnti, specialmente quando il lavoro è ancora precario. Questo incide non poco anche nel progettare il loro futuro».

Problemi, questi, che interpellano una politica che appare sempre più ripiegata su se stessa e concentrata nella gestione di questioni che, alla fine dei conti, passano sopra la testa dei cittadini, creando in loro un senso di sfiducia che non può che portare, col passare del tempo, a una decadenza del sistema-Paese sotto tutti i punti di vista: da quello economico a quello morale. Per questo monsignor Bagnasco fa leva sul senso di popolo e invita a superare la contrapposizione, indotta forzosamente da molti media e dai fautori di un laicismo ideologico, tra cattolici e laici. Le difficoltà della famiglia, dei giovani, delle donne e degli anziani riguardano tutti e interpellano la coscienza di chiunque si trovi ad amministrare la cosa pubblica, sia egli credente o meno. Il patrimonio della ragione e del «buon senso comune», assieme al patrimonio rappresentato da quei valori che hanno dato forma alla Nazione italiana (primo fra tutti il valore della persona), sono la pietra angolare senza la quale ogni tentativo di azione politica rischia di annaspare nel vuoto.

Potremmo dire che la prima prolusione di monsignor Bagnasco rappresenti un grande manifesto a favore di una politica autenticamente popolare, a favore di un'Italia reale tanto evocata a parole quanto trascurata nei fatti dalle élites che governano il Paese. Un'Italia reale che la Chiesa conosce bene grazie al suo impegno quotidiano, l'impegno delle parrocchie e dei movimenti a favore degli ultimi, di coloro che sono in difficoltà, di coloro che la vita ha messo ai margini della società. «La gente di tutti i giorni, quella della strada - cioè della vita semplice, quotidiana, spesso dura - sa che le nostre porte sono sempre aperte per chiunque, sa che accogliamo tutti, che non portiamo rancore, che siamo sempre pronti a ricominciare». E' in forza di questa esperienza, di questa positività che monsignor Bagnasco può dire che «nel nostro orizzonte non c'è un popolo triste, svuotato dal nichilismo e tentato dalla decadenza. C'è un popolo vivo, capace di rinnovarsi grazie alle proprie risorse e alla propria inevitabile disciplina, capace di non tradire i suoi giovani». Ed è in forza di questa esperienza che il presidente della Cei può lanciare, avendo alle spalle anche il successo del Family Day, una sfida alla politica sul terreno del bene comune, sul terreno dei fondamenti meta-politici dell'essere popolo senza i quali ogni programma di governo ideato per il bene di tutti si trasforma in una agenda al servizio degli interessi di pochi.

! Gianteo Bordero
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