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Il tempo degli eccessidi Gianteo Bordero - 2 giugno 2007 Quando un'epoca, un mondo, una società perdono il loro punto d'equilibrio, allora è facile, come sta accadendo in questi tempi, assistere al trionfo degli eccessi. E' facile, ad esempio, assistere simultaneamente al trionfo dell'immoralità e del moralismo. Ti connetti a internet e scopri che un sito su due - ad essere ottimisti - è la fognatura in cui finiscono tutte le peggiori e più perverse fantasie che la mente umana possa concepire e che il basso ventre possa soddisfare. Nauseato, abbandoni il computer e cerchi rifugio nel vecchio, caro tubo catodico. Dove però le cose non vanno meglio, anche se in direzione opposta. Ti può capitare di finire su Rai2, dove ogni giovedì sera va in onda la trasmissione di Michele Santoro, una vera enclave di moralisti doc, senza macchia e senza peccato, con Vauro e Marco Travaglio a far da spalla al conduttore, ultimi mohicani di una generazione che ha costruito le sue fortune sulle disgrazie altrui, che, galoppando sugli scandali, si è auto-nominata come la sola abilitata a giudicare gli uomini e il mondo. Alla fine, meglio uscire a fare una passeggiata. Meglio respirare un po' di aria fresca. Ma il punto rimane. Rimane il fatto che veramente il nostro tempo sembra aver smarrito il buon senso comune, il senso del limite e gli altri quattro o cinque semplici princìpi che hanno accompagnato il cammino della nostra civiltà da duemila anni a questa parte: il rispetto della persona (soprattutto dei più deboli e di chi non si può difendere), il senso del pudore, il senso del peccato, la fratellanza tra gli uomini e la pietà come ultima frontiera di fronte all'avanzata della barbarie. Niente. Da un lato scopri che il web è diventato l'Eldorado per tutti i trafficanti di sesso e di carne umana senza veli, sia essa quella dei bambini, delle ragazzine o delle «intrattenitrici» di professione. Scopri che la pedo-pornografia virtuale è diventata, per molti, il modo con cui illudersi di poter uccidere la noia del vivere e riempire il vuoto di senso dell'esistere. Scopri che il voyeurismo e l'idolatria del protagonismo portano tanti a mettere in rete la propria intimità sessuale, un tempo sacra, le proprie prestazioni in stanza da letto, o, peggio, le proprie perversioni. Dall'altro lato, però, scopri che la televisione e quelli che predicano dal teleschermo impancandosi a giudici di tutto e di tutti, a custodi della moralità e del decoro, a profeti del bene, sono anch'essi vittime di un eccesso. Sono anch'essi senza punto di equilibrio. Perché lasciano intendere che il male è sempre e soltanto un problema degli altri e mai il loro. Cosa, questa, che li porta inevitabilmente a esiziali generalizzazioni: se un politico ruba, allora tutti i politici rubano; se un amministratore è disonesto, allora tutti gli amministratori sono disonesti; se un prete è pedofilo, allora tutti i preti sono pedofili, ecc... Rimangono esclusi, ovviamente, i loro amici, quelli della casta dei giusti impermeabili quasi ontologicamente al male e all'errore, gli unici che hanno titolo per azionare la leva della ghigliottina mediatica e per mostrare trionfalmente al pubblico la testa del reo. Due eccessi, dunque. Due fanatismi speculari la cui contemporanea presenza sulla scena della nostra epoca è spiegabile soltanto con lo smarrimento di un «centro di gravità permanente» - per dirla con Battiato - che contenga in sé quei pochi princìpi oggettivi che, soli, possono costruire una civiltà ordinata e degna di tal nome. In particolare, per rimanere al punto specifico di cui stiamo parlando, sembra andato perduto il senso del peccato. Vuoi nella direzione del mancato riconoscimento di ciò che costituisce, oggettivamente, male; vuoi nella direzione di un nuovo fariseismo, per cui il male riguarda sempre gli altri e, di conseguenza, esiste una élite di predestinati sempre e comunque al bene, una élite che, in quanto pura, si ritiene chiamata a guidare dall'alto quelli che sono impantanati nel male - siano essi politici, manager, preti. Contro questi due eccessi, già agli inizi del secolo passato, difendendo la dottrina cristiana del peccato originale, lo scrittore inglese G.K. Chesterton annotava riflessioni come queste, oggi più attuali che mai: «Il peccato originale è una visione del mondo. E' la visione del mondo non solo più illuminante, ma anche più incoraggiante. Mantiene, in contrapposizione alle uniche filosofie alternative, questo dato: abbiamo abusato di un mondo buono, e non siamo semplicemente intrappolati in una realtà malvagia. Trova l'origine del male nell'uso sbagliato della volontà, e quindi dichiara che può eventualmente venire corretto utilizzando in maniera appropriata la volontà». E concludeva: «Ogni altro credo, al di là di questo, è una qualche forma di arresa al destino. Una persona che condivide questa visione del mondo troverà la soluzione a mille e più problemi, sui quali la semplice etica evoluzionista non ha una parola da spendere».
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Ragionpolitica, periodico on line n.214 del 29/5/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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