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Identità, dialogo e interculturalitàdi Armando Pannone - 14 giugno 2007 I recenti episodi di violenza, intolleranza, minacce ed ostilità nei confronti di preti, suore, missionari ma anche di semplici credenti, moltiplicatisi nei Paesi islamici ed orientali, rappresentano un campanello d'allarme importante per l'Occidente. Un Occidente che vuole invece affrancarsi dalla sua tradizione culturale e religiosa sposando ipotesi multiculturaliste, sincretiste, che stridono con una realtà conflittuale tra etnie diverse sul suo suolo. Meglio sarebbe puntare sull'interculturalità, ma l'intellighenzia comunista sul punto è intransigente. L'interculturalità presuppone fortemente il concetto di identità e connota l'appartenenza di una comunità ad un determinato credo religioso. E' evidente quanto ciò contrasti con la visione massificante del comunismo. E' sulla base di valori condivisi che si può tracciare una strada comune. Non si va da nessuna parte - anzi, malumori e conflitti si acuiscono - se si cede sul terreno identitario. Dalle banlieues ad oggi, la recente storia europea insegna che non vi è alcuna possibilità di contatto o contaminazione culturale tra nichilismo e ragione, tra relativismo e valori, tra globalizzazione e localismo, nonostante l'ibrida «localizzazione» che nulla significa sul piano pratico. In Europa sta montando una preoccupante avversione per i cattolici, che sostengono valori come la famiglia, la libertà, il diritto alla vita. Dal germe virulento del comunismo europeo nasce e si diffonde nel mondo l'odio per i cristiani, che rafforza inevitabilmente le posizioni intolleranti ed estremistiche di chi ammanta di motivazioni religiose odii politici od economici. I frutti velenosi del pensiero di sinistra sul rapporto tra religiosità e popolo hanno già prodotto risultati devastanti. Alla luce di quanto sostenuto, appare significativo il recente incontro tra il Santo Padre ed il presidente americano Bush. Un nuovo corso di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Usa segna il ritorno, sul terreno politico, del cattolicesimo liberale. Dopo il cattocomunismo e la teologia della liberazione, il socialismo cattolico e il cattolicesimo emanazione del regime, la linea affermata dal Santo Padre è netta e produrrà effetti benefici già a medio termine. Il cattolicesimo liberale, che tende naturalmente al dialogo tra poteri riconosciuti, non affronta i problemi dal punto di vista conflittuale, come è nella tradizione di pensiero marxista. L'accusa sempre mossa dal comunismo verso questa forma di dialogo tra poteri è stata quella dell'assimilazione del pensiero e delle condotte. Cooperare alla soluzione di problemi sociali acutissimi, oltre che indicare una via etica a Nazioni di composita estrazione, è l'applicazione integrale del concetto di dialogo cristianamente inteso. Un concetto che la sinistra declina invece a senso unico, non riconoscendo alla Chiesa il diritto di intervenire sulla sfera dell'individuo. Papa Ratzinger, che non si è mai stancato di ricordare le radici cristiane dell'Europa, ha inaugurato una nuova stagione di proficuo dialogo con le autorità politiche mondiali. D'altra parte, in America convivono pacificamente milioni di ebrei, musulmani, cristiani, e dunque la ricetta statunitense è quella giusta. E' nel Vecchio Continente che prevale il conflitto di classe alimentato ideologicamente. Se lo scenario europeo muterà, assisteremo gradatamente ad un recupero della civiltà dei valori dell'uomo. Sarà un traguardo da conquistare nel tempo. Il problema attuale è la repressione del cristianesimo in Paesi finora tolleranti o agnostici. Segno evidente che una cultura devastante è penetrata negli ordinamenti e ha inteso colpire una Chiesa attenta all'uomo ed alla pace. Una cultura massificante e fuorviante che preme per una società senza valori, che non a caso vede negli Stati Uniti e nel Papato l'ostacolo insormontabile alle realizzazione delle proprie mire.
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Ragionpolitica, periodico on line n.216 del 11/6/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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