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numero 280
6 marzo 2008
 
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Roger Scruton

Manifesto dei conservatori

recensione di Mario Secomandi - 16 giugno 2007

Roger Scruton, nel suo nuovo libro-saggio dal titolo «Manifesto dei conservatori», mette bene in evidenza come per genuino ed autentico conservatorismo debba intendersi la messa in atto di un approccio politico-culturale teso al contemperamento della massima promozione della libertà della persona umana con la salvaguardia e difesa dell'ordine della realtà a livello sia sociale che morale. L'autore, brillante filosofo inglese, sulla scia della propria impostazione di valorizzazione del pensiero tradizionale anglo-sassone, caldeggia un paradigma anti-totalitario che concepisce lo Stato alla stregua non di un ente supremo ed assoluto, portatore di ideologie utopistiche, secolariste, omnicomprensive e totalizzanti, ciò che conculcherebbe lo spazio vitale di pensiero ed azione della persona, ma di uno strumento legale volto al riconoscimento e tutela dei diritti naturali del cittadino e dei corpi intermedi come la famiglia e l'impresa, ovvero alla massima promozione concreta della democrazia e della libertà.

Da qui scaturisce come il cittadino non debba essere al servizio dello Stato, ma questo al servizio del primo, dei suoi diritti e delle sue libertà così come dell'adempimento dei suoi doveri. L'approccio è quello ad un tempo liberale e cristiano, per cui lo Stato è un elemento essenziale in quanto è un ente strumentale e funzionale al cittadino. La difesa delle istituzioni democratiche e liberali in questa fase storica deve necessariamente passare attraverso la conservazione delle nazioni e delle identità locali territoriali, di fronte al potere crescente delle burocrazie e degli organismi tecnocratici sovra-nazionali come l'Unione europea e l'Onu, i quali, avulsi dal fondamentale principio di responsabilità e rappresentanza democratica, non sempre si dimostrano in grado di rispondere alle reali esigenze della gente. Tale processo di lento dissolvimento della sovranità degli Stati nazionali, che a parere di taluni potrebbe pervenire ad un futuribile "governo mondiale", è da respingere, o almeno non da accettare e subire supinamente in toto: si vorrebbero abbattere le nazionalità per farle sciogliere in una collettività generale dove gli individui vi si troveranno sradicati e a ben vedere privi di una storia, lingua, religione, usi e costumi comuni, ciò che fino ad ora li aveva resi connazionali e compatrioti.

Occorre però essere fautori non di un nazionalismo chiuso, aggressivo, ideologicamente e bellicosamente ostile verso tutto ciò che è estraneo, ma di un sano patriottismo repubblicano, ossia una pura forma di lealtà al territorio nazionale che non può che derivare da un amore naturale per il proprio paese e popolo. E' da recuperare il basilare principio di cittadinanza: i cittadini sono tra loro vincolati da una rete di diritti e doveri discendenti dal principio di legalità e di appartenenza alla stessa patria. Bisogna oggi stare molto attenti al fatto che i succitati organismi internazionali vadano ledendo tutto ciò: si invocano e si enunciano, da parte di questi, prolissi, astratti ed ideologici cataloghi di diritti universali, ma prescindendo dalla garanzia di effettività, che è tale solo rispettando i principi di legalità e responsabilità propri di uno Stato nazione. E' altamente preoccupante l'avversione che le élites sovra-nazionali vanno serbando nei confronti delle identità nazionali e locali: le tecnocrazie comunitarie sono pronte ad emettere condanne di «xenofobia sciovinista» nei confronti di chi voglia dirvi basta e reagire contro l'imposizione dall'alto di accettare una immigrazione extracomunitaria arabo-islamica spesso non integrabile, anzi ostile ed avversa al rispetto dei valori e leggi del paese ospitante, contro i continui attacchi alle istituzioni, usi e costumi nazionali, tradizionali ed autoctoni, contro la continua espropriazione anti-democratica dei poteri di sovranità in capo agli Stati, contro le nuove limitazioni alla libertà religiosa e d'espressione.

Occorrerebbe allora restaurare quanto più possibile la sovranità dei nostri parlamenti nazionali e concepire l'Europa non come un «Moloch» totalitario, ma come una libera federazione tra Stati indipendenti e sovrani. E'inaccettabile che i popoli europei non abbiano ancora il diritto e la libertà di far sentire alta la propria voce nei confronti di chi tiene davvero le redini del potere nell'ambito dei sempre più onnipotenti e pianificatori organismi ed istituzioni comunitarie ed internazionali.

Essere conservatori vuol dire infine difendere i valori irrinunciabili della sacralità della vita umana e della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e sull'educazione dei figli, promuovere i valori religiosi e culturali dello stesso cristianesimo di fronte agli attacchi dissacranti e nichilisti di una secolarizzazione laicista sempre più violenta e pervasiva. E' ora di ritornare a rispettare la vita umana alla stregua di un valore non negoziabile. No all'inflazione smisurata dei cosiddetti «nuovi diritti» (aborto, eutanasia, clonazione, matrimoni ed adozioni gay, droga, pornografia, pedofilia ecc.); sì ad una sana conciliazione del progresso della scienza e della medicina con il rispetto dei valori che ci sono stati tramandati da chi è venuto al mondo prima di noi e col semplice buon senso che ci porta a riconoscere anche i limiti propri dell'essere umano. No al ripudio del sacro, del proibito e del sacramentale; sì al recupero di una sana laicità e di una nuova modernità che rispetti la religione cristiana come componente essenziale e linfa della nostra tradizione umana e culturale e premessa delle nostre stesse libertà istituzionali e politiche; no ad un islamismo radicale che col suo terrorismo apocalittico e distruttore incarna il nuovo «male» totalitario. Il conservatorismo va, guarda un po', anche a braccetto con un ambientalismo razionale e non fanatico-fondamentalista, ideologico e guerrafondaio come quello «rosso-verde»: i veri ambientalisti siamo noi conservatori perché noi amiamo realisticamente la nostra terra, la nostra casa e le realtà locali, responsabilmente e non utopisticamente.

! Mario Secomandi
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Manifesto dei conservatori
  • Autore:
    Roger Scruton
  • Editore:
    Raffaello Cortina editore
  • Prezzo: 22,00 €
  • Pagine: 247

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Ragionpolitica, periodico on line n.216 del 11/6/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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