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6 marzo 2008
 
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Così tramonta il postcomunismo

di Raffaele Iannuzzi - 16 giugno 2007

Arturo Parisi, in una famosa intervista, pose un anno fa la questione morale all'ordine del giorno, attaccando frontalmente i Ds. Emanuele Macaluso dovrebbe riandare a quei giorni anziché pensare che le intercettazioni a D'Alema e Latorre siano l'inizio delle primarie nel Pd. Parisi, il gran ciambellano del Pd di stampo prodiano, aveva previsto tutto e il governo ha infatti tenuto sotto schiaffo i Ds, grazie alla leva delle piazze e della sinistra comunista. La quale ha sempre saputo di poter trovare in Prodi un alleato ben più malleabile di D'Alema. L'idea che la questione morale fosse la nuova scienza politica trapiantata nelle sezioni comuniste e distribuita a piene mani nel Paese è tutta berlingueriana. Berlinguer, da questo punto di vista, ha commesso un vero e proprio crimine intellettuale. La vera degenerazione della sinistra è interamente addebitabile a questa operazione. D'Alema, tutt'altro che un moralista, salvo quando è in campagna elettorale, si ritrova oggi nella morsa della macchina infernale costruita da Berlinguer. Parisi gliel'ha rivoltata contro già una volta.

Ora è il turno delle procure. Fino a ieri il paradiso giudiziario della sinistra. Ma cosa è accaduto? Una cosa assai semplice e chiaramente percepibile da tutti: una volta smantellato il sistema industriale italiano a causa dell'azione di Prodi così compiutamente analizzata da Geronimo in mille articoli e in un paio di saggi succosi e documentati, alla sinistra non restava altra soluzione che rinforzare il legame già storico con le cooperative facendo un gioco di sponda con le banche amiche. Un'idea di capitalismo di partito essendo in crisi strutturale il capitalismo di Stato. La Gagliardi su Liberazione ha descritto bene questa nuova fenomenologia capitalistica di partito, ma quanto scritto dal quotidiano di Rifondazione Comunista era già stato sviscerato dal settimanale ciellino Il Sabato: gli editoriali degli anni Ottanta sono lì a testimoniare questo carico analitico e politico di impegno in tal senso. Un blocco leninista sui territori e neoborghese sul piano culturale e finanziario: l'alleato di punta diventa Scalfari e il target politico di riferimento sono ora le banche e i banchieri. Addio bandiera rossa e addio popolo.

Sotto il rumore fragoroso delle intercettazioni cade questa storia e questa ipotesi di egemonia, non tanto D'Alema, mediocre di successo, e Latorre, un altro politico di sponda, che dice al Foglio di non aver paura della storia e dunque neppure di Tangentopoli, riconosciamo allora i nostri errori, facciamo una commissione storica e dopodiché tutti al tavolo a firmare la pace al ribasso. Sbagliato. Non per risentimento malevolo, anche se i Ds sono gli ultimi a poter dare lezioni a chicchessia. Ma per ragioni squisitamente politiche. In primo luogo una: la questione morale non è stata innanzitutto una questione di etica pubblica, bensì una cosa strettamente politica. Con essa si è costruita un'autocoscienza di partito violentemente intollerante e manichea, capace soltanto di valersi delle disgrazie altrui per procacciarsi consensi e sparigliare le carte, senza averne i numeri e la forza politica reale. Dunque, la questione è politica. Di conseguenza, a fronte di queste intercettazioni occorre lo strumento dell'interrogazione parlamentare, anche quando qualcosa di losco dovesse muoversi nelle nostre fila. Il buonismo o la retorica dei principi non è soltanto un errore, è una sciocchezza grossolana e pelosa. Come certa carità a buon mercato.

Socci scrive: vi hanno eletto per battere i Ds, non per difenderli. Giustissimo. Aggiungo: tanto più quando la questione, ripeto, è essenzialmente politica. Dunque, né storica, come vorrebbe Latorre, né moralistica, come obtorto collo osservano molti esponenti autorevoli della CdL. Se il Partito Democratico non si farà, non si potrà certo imputare alla CdL, ma alla debolezza delle due componenti strutturali dell'operazione, i Ds e i Dl. Problemi loro. Non solo. Il Pd è il paravento delle operazioni che stanno per venire alla luce, con D'Alema che esclama rivolto a Consorte, «facci sognare!» (dopo la celebre frase fassiniana: «Allora abbiamo una banca»), e i Dl lo sanno, tant'è vero che oggi si rivolgono a Prodi per difendere simultaneamente il governo e il futuro e già abortito partito. Prodi ha il pallino in mano e lo farà pesare, con quella tigna cinica e rozza che lo ha sempre contraddistinto, c'è da giurarci. Giacché la scomparsa dei Ds, la lottizzazione dei Dl e l'appoggio della sinistra antagonista, alla quale concederà di tutto e di più sul tesoretto, sulle pensioni e sul Dpef, sono la rendita politica più sicura e il vero Tfr di Prodi. A scapito del Paese. Del tutto irrilevante da un anno a questa parte e sempre terra di conquista delle cooperative e delle banche. Cioè del cappio attorno al collo dei Ds. Sì, in un certo qual senso è anche la storia a giocare un ruolo in questa vicenda. Infatti è finita la storia equivoca e perniciosa del postcomunismo

italiano.

! Raffaele Iannuzzi
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