RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Sconfitti dalla storia

di Valentina Meliadò - 16 giugno 2007

La storia si prende sempre le sue rivincite, prima o poi. C'è una lezione storiografica che va oltre le valutazioni politologiche nel fallimento della manifestazione anti-Bush organizzata sabato scorso dalla sinistra radicale, così come ce n'è una nella crisi generale della sinistra europea, ed è l'anacronismo, il ritardo storico nella valutazione dei fenomeni contemporanei, il voler continuare a guardare alle rapide trasformazioni socio-economiche dell'intero pianeta con la lente distorta di una ideologia irremovibile ed immodificabile.

Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi si trovano oggi allo stesso bivio in cui si trovò il Pci negli anni successivi al ‘68: la doppiezza del perfetto inserimento nella vita democratica del Paese a fronte della costante predicazione rivoluzionaria e sovversiva produsse una vistosa frattura tra la vita istituzionale del partito e la militanza di piazza, la cui irriducibilità e scollamento dai meccanismi della democrazia rappresentativa colse di sorpresa lo stesso Pci, che divenne addirittura il principale imputato per il presunto tradimento dei principi del marxismo-leninismo. La differenza tra ieri ed oggi, tuttavia, è che il Partito Comunista poté elettoralmente riprendersi dalla diaspora tra padri e figli perché il comunismo mondiale e l'Unione Sovietica in particolare costituivano ancora un modello alternativo credibile al capitalismo di stampo americano, ma oggi, caduto il Muro di Berlino, implosa l'Urss e in piena era globale, il fascino del comunismo ideologico e politico è maggiormente relegato ai fanatismi di piazza. La manifestazione del 9 giugno ha dimostrato chiaramente che difficilmente la sinistra radicale parlamentare potrà continuare a pesare se centri sociali e no global gli volteranno definitivamente le spalle; la strategia ambigua dell'appartenenza ad un governo di centrosinistra e il contemporaneo corteggiamento di tutte le istanze più estreme, ideologiche ed antioccidentali d'Italia ha - forse definitivamente - fallito.

Il problema però si inserisce in un contesto più ampio dello scollamento tra la sinistra radicale e parte del suo elettorato, o presunto tale. Il punto è che il mondo non cammina nella stessa direzione della piazza che brucia le bandiere e urla certi slogan, né ne segue un percorso parallelo; la strada delle nuove sfide globali e quella dell'antagonismo neocomunista, terzomondista, anticapitalista ed antioccidentale sono opposte quanto quelle della realtà e dell'utopia. Per questo nessun partito inserito nella vita democratica di un Paese occidentale può permettersi il lusso di rappresentare contemporaneamente le istituzioni governative e l'estremismo di piazza senza finire relegato ai margini della vita pubblica. L'Italia in questo senso costituisce un'eccezione grazie all'innegabile predominio della cultura marxista (con tutte le sue varianti sessantottine), che ha permesso - dopo la caduta del Muro di Berlino - l'aumento e non la contrazione dei partiti neocomunisti, ma si tratta di un'eccezione destinata a ridimensionarsi.

La sinistra radicale presumibilmente rifiuterà ancora una volta di prendere atto del suo anacronismo storico e persevererà nella ricerca sempre più spinta del consenso di una piazza aggressiva che applica al mondo gli stessi schemi interpretativi di trent'anni fa, e che si porrà sempre più al di fuori - se non contro - la vita democratica del Paese. Per questo è arrivato il momento di una scelta coraggiosa e definitiva da parte della sinistra socialista e riformista, che ha promesso all'Italia un partito socialdemocratico di stampo europeo e che ha oggi un'occasione imperdibile per dimostrarsi all'altezza: staccarsi definitivamente da tutte le formazioni e le istanze radicali ed antagoniste utili al momento del voto ma irrimediabilmente sconfitte dalla storia e - dunque - inadatte a governare. Senza questa operazione, che è costata qualche anno di opposizione ai partiti socialdemocratici europei che hanno vissuto questa fase parecchio tempo fa, difficilmente l'Italia potrà mai considerarsi una democrazia compiuta.

! Valentina Meliadò
Gli ultimi commenti
  • commento - di Gregorio Marzano - 19 giugno 2007 00:19
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.216 del 11/6/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata