|
|||||||
|
|
L'«impronta ecologica» sbarca in parrocchiadi Anna Bono - 23 giugno 2007 Mentre gli studi di settore perseguitano commercianti e professionisti e ogni italiano misura, moduli di pagamento alla mano, il nuovo ammontare delle proprie imposte, sarebbe almeno motivo di conforto sapere che i nostri soldi sono spesi bene. Invece questa soddisfazione ci è negata. Non fa piacere apprendere, ad esempio, che il ministero dell'Ambiente ha appena deciso di sostenere il primo studio sull'impronta ecologica delle parrocchie italiane, un progetto lanciato durante il IV Forum dell'informazione cattolica per la salvaguardia del Creato, organizzato dall'associazione Greenaccord e svoltosi nei giorni scorsi a Firenze. L'indagine verrà condotta su un campione di 1.500 famiglie scelte in parti uguali al nord, al centro e al sud e determinerà l'impatto dei loro comportamenti sull'ambiente. Per intenderci, l'impronta ecologica fa parte di quell'insieme di teorie ambientaliste che, portate all'estremo, inducono a considerare il genere umano una sorta di «cancro del pianeta». Appartiene a questo filone di studi pseudoscientifici la ricerca realizzata di recente dal think tank britannico Optimum Population Trust, che ha «quantificato» le «capacità inquinanti» dei bambini occidentali ed è giunta alla conclusione che ogni coppia dovrebbe limitarsi a un massimo di due figli per contenere le proprie emissioni familiari di biossido di carbonio a livelli accettabili. Averne di più significa commettere un «crimine ecologico», afferma l'Optimum Population Trust che ha stimato l'impatto inquinante di ogni nuovo nato in un equivalente di 620 viaggi aerei andata e ritorno Londra-New York e vorrebbe veder perseguite e multate le famiglie numerose al pari di qualsiasi altro soggetto inquinante. Forse l'indagine svolta nelle parrocchie italiane non arriverà a tanto, ma di certo dimostrerà che gli stili di vita attuali sono «insostenibili» e vanno drasticamente modificati perché, stando ai calcoli fatti in base a quel prodotto della scienza di comodo che è appunto l'«impronta ecologica», ogni italiano da 20 anni a questa parte usa in media quasi il triplo delle risorse che dovrebbe consumare se volesse consentire alla Terra di rigenerarsi ed è quindi responsabile delle catastrofi che, secondo i movimenti ambientalisti nazionali e internazionali, stanno per abbattersi sull'umanità. Così, mentre gli italiani fanno i conti con un prelievo fiscale, quello sì davvero insostenibile, i responsabili del ministero dell'Ambiente ne sprecano il denaro e, al danno dei soldi mal spesi, di sicuro si aggiungerà alla fine la beffa degli aspri rimproveri che rivolgeranno al cittadino medio per il fatto non solo di consumare troppo, ma anche di lavorare troppo e per questo di sottrarre alla natura più risorse del dovuto. In difesa dell'uomo e della sua buona volontà si leva però intanto sempre più forte, sicura e convinta la voce della Chiesa cattolica. Il seminario su «Cambiamenti climatici e sviluppo», svoltosi il 27 aprile a porte chiuse in Vaticano presso il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e che ha visto la partecipazione di 80 tra ministri, scienziati, docenti universitari, esperti di centri di ricerca, economisti e teologi provenienti da 20 Paesi dei cinque continenti, ha respinto le tesi catastrofiste frutto di una «idolatria della natura che perde di vista l'uomo». Queste tesi sono state ormai confutate e, per fortuna, sono in regressione, ha spiegato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Consiglio della Giustizia e della Pace, il quale ha rinnovato la fiducia della Chiesa «nell'uomo e nella sua capacità sempre nuova di cercare soluzioni ai problemi che la storia gli pone, capacità che gli permettono di confutare spesso le ricorrenti, infauste e improbabili previsioni catastrofiche». Lo stesso cardinale Martino in questi giorni ha invitato i cattolici a sospendere ogni finanziamento e sostegno ad Amnesty International in seguito alla decisione di questa associazione di promuovere la depenalizzazione dell'aborto procurato, decisione che allinea Amnesty International alle politiche già varate dall'Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, troppo spesso ormai orientato a difendere i diritti dei bambini già nati evitando che ne arrivino altri a contendere le risorse scarse: questo invece di impegnarsi in strategie, certo ben più difficili e complicate, volte a incrementare stabilmente le risorse e soprattutto a fare in modo che tutti ne godano.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.217 del 19/6/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||