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Walter il «luogocomunista»di Antonio Iannaccone - 26 giugno 2007 Dalle Alpi alla Trinacria, è unanimemente riconosciuto: è lui l'unica guida possibile e pensabile del contenitore denominato Partito Democratico. Dove lui sta per Walter Veltroni, il sindaco di Roma capace di ridurre, in ogni sondaggio del regno, ogni ipotetico concorrente a percentuali trascurabili. Da dove nasce quest'innegabile differenza di Veltroni rispetto a tutta la classe dirigente del suo partito? Che cosa lo rende unico e inimitabile, nella vasta schiera sinistrorsa di politici reduci da crolli di ideologie e di partiti? La caratteristica principale del personaggio è il suo essere «immacolato», letteralmente parlando, ovvero senza nessuna macchia di peccato politico commesso o anche solo pensato. Difficile trovare chi, a destra come a sinistra, riesca a imputargli, con convinzione, alcunché. Certamente, si tratta di una qualità unica, che merita una spiegazione, tanto più se attribuita ad un uomo che è stato iscritto al Partito Comunista, che ha attraversato il '68, che è stato ed è un dirigente di spicco dei Ds coinvolti nell'oscuro intreccio di interessi con Unipol. Che cosa, quindi, lo rende un «uomo senza peccato», agli occhi, come si diceva, non solo di ciechi lettori de La Repubblica o de L'Unità, ma anche di osservatori disincantati e di avversari politici? Per dirla con un'immagine, Veltroni, oltre ad essere l'«uomo senza peccato», è l'«uomo senza volto», nel senso che non concepisce decisioni dettate dall'io, ma vive, incarna con la sua persona la scelta comune dettata dall'orizzonte in cui è immerso. Più che il comunismo, a Veltroni può essere imputato il «luogocomunismo», cioè l'avere come centrale criterio di esistenza politica il fatto di annullare la libertà per rappresentare ogni «luogo comune» del presente. In questo senso è la perfetta antitesi di Berlusconi, «fondamentalista della libertà»: laddove il sindaco romano si svuota della libertà per rappresentare la forza dell'egemonia culturale del presente, il Cavaliere si appropria della libertà di quella parte (la maggioranza popolare) la cui voce è annullata dal potere culturale dominante e la incarna nella sua persona. In fondo, quindi, Veltroni è l'uomo senza peccato, proprio perché gli si riconosce a priori la mancanza della condizione necessaria per compierlo: la libertà. Per questo ha potuto essere comunista senza ricevere nemmeno un graffio dal Muro caduto sulla testa di tutto il suo partito. Per questo non si riesce a contraddirlo in modo convincente quando dichiara di essersi iscritto al Pci perché anticomunista. Perché in lui si sente mancare, in fondo, proprio l'io che sceglie. E' dunque Veltroni proprio la migliore rappresentazione possibile dell'Intellettuale Collettivo di Gramsci nell'epoca della crisi delle ideologie. Il suo volto è il volto del «politicamente corretto», ovvero del potere sulle coscienze esercitato non a partire da un'ideologia storica, ma nel «puro orizzonte del momento». In lui si riflette un Potere Collettivo che ha perso ogni punto di riferimento: il «sindaco d'Italia» fa di questa «perdita di equilibrio», di questo smarrimento il suo criterio di esistenza. L'uomo-Veltroni si fa puramente «orizzontale», in lui la storia si annulla nell'immaginario collettivo del presente, ovvero nella pura superficie ideale, senza la profondità di una scelta vissuta e rivendicata. Una tentazione forte per un popolo alla deriva e una zattera difficile da rifiutare. Ma è difficile vivere a lungo senza libertà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.218 del 26/6/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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