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Se questa è la scuola «seria»...di Pietro De Leo - 28 giugno 2007 Altro che i bulli! A far piangere gli studenti sono stati gli esami di maturità. Il ministro Fioroni, che sperava in un'edizione più «seria» delle prove d'esame, tra debacle organizzative ed errori di contenuto è scivolato su un'estiva buccia di banana. Ma andiamo con calma. La prima prova ha riempito le pagine dei giornali a causa del fraintendimento interpretativo contenuto nella traccia su Dante. La seconda prova, invece, ha fatto infuriare genitori e studenti sia per una virgola al posto sbagliato nella versione di latino (chi è pratico sa benissimo che per una traduzione la punteggiatura giusta è fondamentale) sia per il problema di matematica, che molti studenti hanno trovato troppo difficile. Senza contare poi la confusione generata dalla prova destinata ai privatisti, alcuni dei quali stanno ancora aspettando di sapere se il loro esame sarà valido o se dovranno ripeterlo in una sessione di recupero. Purtroppo vengono al pettine tutti i nodi della demagogia di Fioroni. Il ministro, infatti, ha eccessivamente enfatizzato il valore di questo esame di maturità, quasi fosse possibile ricavare da due mesi estivi di studio intenso la panacea di tutti i mali della scuola. La qualità di un quinquennio scolastico non si misura soltanto allo scoccare dell'esame di Stato; questo, infatti, può anche avere tutti i crismi di «rigidità» ed «obiettività», ma se è il punto di arrivo di cinque anni qualitativamente scadenti, o con dei programmi didattici inadeguati, non rappresenta nulla più che un tappeto sotto cui nascondere la cenere. La confusione di quest'anno lo dimostra, ed anzi fa sorgere un interrogativo: il problema di matematica era inaccessibile per le competenze dei ragazzi o, viceversa, erano gli studenti impreparati a risolverlo? In ogni caso, serve un'analisi approfondita. Partendo innanzitutto dalla professionalità dei docenti. La questione non è se difendere o meno la commissione interna: infatti il malumore e la sorpresa di fronte alla prima prova su Dante dimostra che certi programmi didattici, che si darebbero per assodati, sono in realtà spesso trascurati. Troppi insegnanti, in nome di un «modernismo» ideologico, tendono a trascurare i capisaldi della nostra letteratura. I risultati negativi si vedono dal punto di vista culturale, oltre che nella preparazione nozionistica. Con questa premessa, quindi, è evidente come ad averci rimesso siano stati, ancora una volta, gli studenti, stretti tra un ministro che vuole ostentare una scuola più «seria» e la realtà di una preparazione oggettivamente insufficiente. La colpa non è loro, ma di quegli insegnanti che continuano ad essere de-responsabilizzati e a non rispondere delle proprie negligenze. Immaginate la cucina di un ristorante prendere fuoco per la disattenzione di un cuoco e il proprietario pretendere che a pagare le spese siano i clienti incolpevoli: è questa, in sostanza, un'immagine che può descrivere quello che è accaduto con gli esami di maturità di quest'anno. Chi dovrebbe usufruire di un servizio si trova a doverne pagare i malfunzionamenti. Insomma, per la scuola «seria» c'è ancora da attendere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.218 del 26/6/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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