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Che cosa accomuna Paris Hilton, Tony Soprano e i figli di Arafat?

di Martino Pillitteri - 30 giugno 2007

Per chi si occupa di mass media, alcuni fatti recenti offrono spunti interessanti che aiutano ad esaminare il rapporto tra i mezzi di comunicazione e la loro influenza sugli orientamenti e i comportamenti della società. I fatti che prenderò in considerazione sono emblematici di come la percezione della realtà sia fortemente influenzata dai media e di come il cattivo stia diventando il buono nell'immaginario comune.

  • Partiamo con il network americano Nbc. Per tirare un po' su gli ascolti, in discesa da quando il canale ha iniziato a flirtare con i temi e i valori vicini alla sinistra radicale americana in ottica anti-conservatrice, ha individuato in un'intervista all'ereditiera miliardaria Paris Hilton sul periodo che ha trascorso in prigione uno scoop salva-rating. L'offerta è stata poi ritirata a causa delle polemiche.
  • Qualche giorno prima dell'uscita dal carcere di Paris Hilton, l'America era rimasta incollata davanti alla tv per seguire l'ultimo episodio dei I Soprano, il serial acclamato dalla critica e dal pubblico come uno dei migliori prodotti televisivi del suo genere. Nell'ultimo episodio, il personaggio principale Tony Soprano, boss della mafia del New Jersey, non solo la scampa con la giustizia ordinaria, ma non mostra neppure nessun segno di redenzione. Proprio un bello schiaffo al moralismo americano.
  • Parlando di assassini e criminali, e passando dalla fiction alla realtà, i figli di Arafat legati alle cellule di Al Qaeda in Iraq, quelli di Hamas a Gaza, hanno recentemente scoperto di avere un fratello in più nel nord del Libano: Fatah Al Islam. Nonostante quest'ultimo arrivato stia lottando contro gli interessi e il progresso del mondo arabo, la maggioranza dei media arabi e anche occidentali continua a trovare delle scuse per comportamenti inaccettabili nei quali a pagare sono soprattutto arabi musulmani.

La domanda allora è: che cosa c'è in comune tra Paris Hilton, Tony Soprano e i figli di Arafat? Ebbene, la risposta è «noi» e il nostro rapporto con la visione della vita e della società prodotta dai mass media. Un fondamentale approccio dei mezzi di comunicazione di massa odierni si basa sul fatto che i comportamenti sbagliati e gli atti terroristici (Paris Hilton che guida ubriaca, Tony Soprano che uccide, Al Qaeda che distrugge) vengono tollerati e addirittura premiati. Oggi i mass media sono in grado di far passare degli incompetenti come degli esperti e i criminali come degli eroi o dei modelli da imitare. Il fatto che la Nbc abbia pensato di offrire un milione di dollari a Paris Hilton, che il subconscio dell'audience americana non voglia che Tony Soprano paghi per i suoi crimini e che l'Onu e l'Unione Europea continuino a pendere dalla labbra dei terroristi e si facciano in quattro per finanziarli con la benedizione di Cnn, Bbc e Al Jazeera, dimostra che nella cultura di oggi regna un'immunità o un consenso per i modi di agire inaccettabili. Lo zero in condotta paga sia a livello di immagine che economico.

I mezzi di comunicazione stanno inevitabilmente rendendo invisibile quella linea che separava in modo netto il bene dal male. Fino a quando si troveranno delle scuse per i terroristi, se chi combatte per difendersi è identificato come il cattivo mentre chi combatte per odio viene addirittura giustificato, se i delitti dei criminali vengono raccontati in modo tale da conquistare la comprensione dell'audience; finché si attribuirà alle parole il significato che si vuole (esempio classico: terroristi chiamati «insorgenti» oppure l'uso del vocabolo «artista» riferito a giovani privi di ogni talento), non stupiamoci se le nuove generazioni non sanno distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e se chi ha perso dei cari innocenti tra i troppi attentati in Medioriente continuerà a ritenere che l'Occidente ne è il responsabile.

Martino Pillitteri

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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