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Non è stata omissione di soccorsoLa responsabilità di Togliatti fu commissivadi Aldo Vitale - 3 luglio 2007 La cronaca della visita del Segretario Ds Piero Fassino dello scorso sabato 30 giugno 2007 al monumento di Levashovo (cittadina meno di 10 Km a nord di San Pietroburgo), in ricordo degli italiani comunisti vittime dello stalinismo, si snoda tra i «colonnati» dei principali quotidiani nazionali, anche di quelli più o meno vicini alla sinistra. Che il fatto sia storico è indubbio, poiché uno dei massimi esponenti del comunismo italiano - quale è stato Piero Fassino - non solo è andato a rendere omaggio ai suoi ex compagni di partito vittime dello stalinismo, ma ha cercato l'occasione per fare i conti con il passato, e di omaggiare in quella circostanza tutte le vittime del comunismo. E per quanto comunque il comportamento del Segretario Ds sia risultato decisamente goffo, quasi impacciato, alle prese con le vittime, la devastazione e gli orrori del comunismo, il riconoscimento dei quali è ancora troppo arretrato in Italia soprattutto da parte della sinistra un tempo fieramente comunista, sono subito balzati agli occhi, suscitando un crescendo di stupore e sdegno, le interpretazioni forzose e faziose dei fatti e il tentativo di sdoganare in un modo o nell'altro la figura e il ruolo di Palmiro Togliatti, il tentativo insomma di salvare capra e cavoli. Molti dei più importanti quotidiani nazionali - fra cui ovviamente l'Unità -, per mano dei loro commentatori, hanno in sostanza ritenuto che Togliatti in merito ai prigionieri italiani comunisti in Unione Sovietica non abbia potuto agire, poiché trovandosi alla corte di Stalin non avrebbe potuto ottenere nulla dal dittatore georgiano. I quotidiani nostrani hanno prospettato la condotta di Togliatti come una semplice omissione dovuta ad una sorta di forza maggiore, nel tentativo di esimerlo dunque dalle responsabilità gravi ed imperdonabili che in merito ha obiettivamente avuto, insomma, come si fosse trattato di una omissione di soccorso dovuta a cause indipendenti ed incontrollabili dall'omittente, le responsabilità del quale risulterebbe dunque ridimensionata. Tuttavia non è proprio così. La condotta di Togliatti è stata, infatti, ben lontana sia dal semplice carattere della omissività, sia a maggior ragione da ogni causa di forza maggiore. Togliatti ha mantenuto volutamente, coscientemente, liberamente, non senza evidenti riflessi di machiavellico cinismo, una condotta assolutamente commissiva; Togliatti, insomma, pur potendo adoperarsi per la liberazione dei suoi stessi compagni comunisti caduti nelle mani della polizia politica sovietica, non ha voluto agire, non ha voluto spendersi con Stalin, non ha cercato né una via d'uscita, né un compromesso. La domanda più semplice che viene in mente è, perché? La risposta al comportamento di Togliatti si può trovare nell'intenso, spesso dai toni aspri e polemici, scambio epistolare che il Migliore ha avuto con il compagno di partito Antonio Gramsci nell'ottobre del 1926, mentre quest'ultimo era in carcere. Gramsci, infatti, in una lettera del 14 ottobre indirizzata proprio a Togliatti aveva espresso la crescente preoccupazione dei compagni italiani per le scissioni interne al partito sovietico in Urss, riferendosi cioè alla eliminazione sistematica che Stalin aveva cominciato contro i suoi oppositori interni al partito di Mosca ( Trockij, Zinov'ev, Kamenev ). Scrive Gramsci: «La situazione interna del nostro partito fratello dell'Urss ci sembra diversa e molto più grave che nelle precedenti discussioni, perché oggi vediamo verificarsi e approfondirsi una scissione del gruppo centrale leninista che è sempre stato il nucleo dirigente del Partito e dell'Internazionale. [...] I compagni Zinoviev, Trockij, Kamenev, hanno contribuito potentemente ad educarci per la rivoluzione, ci hanno qualche volta corretto molto energicamente e severamente, sono stati fra i nostri maestri. A loro specialmente ci rivolgiamo come ai maggiori responsabili della attuale situazione, perché vogliamo essere sicuri che la maggioranza del CC dell'Urss non intenda stravincere nella lotta e sia disposta ad evitare le misure eccessive».
Togliatti in una missiva di risposta, del 18 ottobre, celebra invece la sua libera e convinta adesione al modello staliniano, palesa insomma di non trovarsi costretto ad accettare le mosse di Stalin, ma di condividerle pienamente poiché, in quel momento, esprimenti le direttive migliori per il proletariato sovietico ed internazionale, ed anzi redarguisce polemicamente il comunista italiano sardo per la sua scarsa fiducia nel «padre dei popoli». Togliatti, infatti, non solo avverte Gramsci di mantenere la tranquillità fra i compagni, ma sostiene addirittura che quando c'è una crisi, in sostanza, la cosa migliore è restare fedeli alla linea del Comitato Centrale, cioè della maggioranza, cioè - nel caso della questione del partito russo - con il più forte, cioè con Stalin.
Così scrive Togliatti: «Noi dobbiamo abituarci a tenere i nervi a posto e a farli tenere a posto ai compagni della base. [...] E' giusto che i partiti esteri vedano con preoccupazione un acuirsi della crisi del partito comunista russo, ed è giusto che cerchino per quanto sta in loro di renderla meno acuta. E' certo però che, quando si è d'accordo con la linea del Comitato Centrale, il miglior modo di contribuire a superare la crisi è di esprimere la propria adesione a questa linea senza porre nessuna limitazione». Quindi il Migliore si mette definitivamente «in carreggiata» e si abbandona a pesanti critiche agli oppositori di Stalin: «Se l'opposizione russa non avesse contato sull'appoggio di alcuni gruppi di opposizione, o di interi partiti della Internazionale, essa non avrebbe tenuto l'atteggiamento che ha tenuto dopo il XIV congresso. L'esperienza dimostra che l'opposizione utilizza le minime oscillazioni che si rendono evidenti anche nel giudizio di gruppi e di partiti che si sa essere concordi con il Comitato Centrale».
Si sa inoltre che Togliatti si mette al riparo le spalle da ogni eventuale accusa di deviazionismo gramsciano poiché non solo mostra la lettera di Gramsci a Nikolaj Bucharin (all'epoca Presidente del Komintern), ma addirittura non la porta a conoscenza dell'IKKI ( Comitato Esecutivo del Komintern) come Gramsci aveva richiesto. La posizione di Togliatti fu dunque chiara fin dal principio, e fu una posizione apertamente, consapevolmente e liberamente staliniana, poiché quella di Stalin non era una linea da seguire per convenienza o timore reverenziale, ma veniva interpretata come l'unica e la giusta linea da seguire. Togliatti sancisce dunque la sua più assoluta fedeltà a Stalin, ed anzi avvisa Gramsci non poco velatamente - quasi con un tono paterno dopo l'asprezza del resto della lettera - di essere prudente e di allinearsi con le direttive del partito comunista russo per evitare di essere interpretato come un sostenitore dell'opposizione a Stalin. Espressamente, infatti, scrive Togliatti: «Non è tanto la unità del gruppo dirigente che ha fatto del partito russo l'organizzatore ed il propulsore del movimento rivoluzionario mondiale del dopoguerra, quanto piuttosto il fatto che il partito russo ha portato la classe operaia a conquistare il potere e a mantenersi al potere. La linea attuale del partito lo condanna si o no a venir meno a questo suo compito storico? In questo modo deve essere posta la questione della posizione del partito russo nel movimento operaio internazionale, se non si vuole cadere diritto nei ragionamenti della opposizione». Questa è insomma la posizione mantenuta da Togliatti, cioè il più diligente e zelante allievo di Stalin, e che per ciò non mancherà occasione per dare prova delle sue doti di cinismo e perfidia comunista, come accadrà nel dopoguerra in merito alla sorte dei prigionieri italiani in Urss, a cui verrà negato l'aiuto, nel più genuino stile togliattiano, cioè nel «migliore» stile staliniano. Aldo Vitale |
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Ragionpolitica, periodico on line n.219 del 2/7/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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