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Una persecuzione ignoratadi Alexandra Javarone - 5 luglio 2007 Il 4 luglio si è svolta a Roma una manifestazione per protestare contro le persecuzioni dei cristiani nel mondo. Di fatto, il promotore della manifestazione «salviamo i cristiani» è il vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam. Intanto a Mindanao (dove lo scorso 10 giugno è stato rapito Padre Bossi) qualcosa finalmente si muove. Le polemiche alzate contro l'immobilismo della Farnesina e il silenzio dei principali organi d'informazione hanno sortito l'effetto sperato. Padre Bossi, rapito ventidue giorni fa nelle filippine da un'organizzazione islamica, godrebbe di buona salute secondo il ministero degli Esteri italiano. A confermarlo sarebbe stato il generale Hermogenes Esperon, comandante dell'esercito filippino, che ha dichiarato di ritenere che il missionario italiano è «ancora vivo, abbiamo indicazioni in tal senso. Non vogliamo però entrare nei dettagli per non rivelare il luogo. Se lo facessimo, sveleremmo anche l'identità delle persone che stanno lavorando per ottenerne il rilascio». Questa, tuttavia, parrebbe essere la sola novità di rilievo. Del «gigante buono» (così è soprannominato) negli ultimi venti giorni si son perse le tracce, proprio come s'è smarrito nella mente il ricordo del silenzioso sterminio delle minoranze irachene, del prete e dei tre diaconi brutalmente uccisi nel Kurdistan (lo scorso giugno), dell'assalto perpetrato da Hamas contro un asilo gestito da suore nella notte del 14 giugno, e ancora fino ad arrivare a Vigevano, dove ad aprile un marocchino è stato preso a sassate per aver esposto una bandiera bianca e gialla in onore del Papa. Non una parola, non un cenno per uomini che probabilmente non possiedono un sufficiente peso politico. Esistono, purtroppo, uccisioni, rapimenti e violenze di seconda e terza classe: morti di prima classe per cui i membri del governo scendono in piazza. Esistono uomini la cui vita vale quella di cinque terroristi e poi altri che, come Padre Bossi o le suore che gestiscono l'asilo a Gaza, pur avendo dedicato la propria esistenza per assistere i sofferenti negli angoli più remoti e depressi della terra, non meritano nessun clamore, non un cenno. Un'omissione ingenerosa e irresponsabile che segna gravemente l'operato dell'esecutivo italiano. Tuttavia, le gravi mancanze del nostro governo e lo scarso interesse mediatico della stampa per il caso del missionario italiano sono purtroppo solo la coda di una ben più esasperata e generica indifferenza nei confronti della vita dei cristiani in terra d'islam, contro cui s'è scagliato un lento ed inesorabile jihad. In Iraq, come ricorda Arnold Beichman (Hoover Institution), v'è un'altra guerra oltre a quella che tutti vediamo, una lotta quasi celata agli occhi dell'opinione pubblica: «la guerra contro la cristianità». Tra Bagdad e Mossul s'infittiscono rapimenti di preti, si moltiplicano soprusi e minacce, centinaia di cristiani vengono brutalmente uccisi, le loro chiese distrutte e sciiti e sunniti obbligano anche le donne cristiane a portare il velo. Oramai la pulizia etnica e l'islamizzazione forzata hanno condotto molti dei cristiani ad abbandonare il proprio Paese. «La popolazione cristiana in Iraq, che nel 2003 contava oltre un milione di individui, è scesa a contare solo 600.000 uomini». Chi intende vivere ancora in Iraq è costretto a versare un oneroso contributo allo Jihad (la jiza) oppure concedere in moglie ad un mussulmano una figlia o una sorella. E sono in pochi ad aver il coraggio di denunciare apertamente il «pogrom islamista» che ha saputo conciliarre pure le ataviche rivalità dell'Isalm al solo scopo di sterminare gli infedeli. I mussulmani hanno avviato da tempo un'ostinata ed irriverente campagna contro il cristianesimo e, ancora una volta, il nostro esecutivo ha mancato di condannare quest'inammissibile comportamento. Dove sarà mai finita quell'alta umanità che ha spesso spinto i politici del centro sinistra a marciare in «trionfali» manifestazioni per la pace? La minaccia alla libertà di culto dei cristiani in Medio Oriente vale forse meno della vita dei terroristi di Guantanamo? Alexandra Javarone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.219 del 2/7/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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