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Libertà per i cristiani, libertà per tutti

di Gianteo Bordero - 5 luglio 2007

«Il sangue dei martiri - scriveva Tertulliano sul finire del II secolo dopo Cristo - è seme di nuovi cristiani». Oggi, 1800 anni dopo, l'affermazione del primo grande teologo della Chiesa latina mantiene intatta la sua verità. Perché i cristiani, nel mondo, continuano ad essere perseguitati, torturati, messi in catene per la loro fede. E proprio laddove si fanno più frequenti le persecuzioni, le torture, gli arresti, sbocciano i semi dell'umanità nuova annunciata da Cristo. Il paradosso è che quasi nessuno ne parla. Sembra quasi che la buona coscienza occidentale preferisca non guardare in faccia quello che è, a tutti gli effetti, il suo stesso marchio d'origine, la sua storia, la linfa vitale da cui l'Occidente ha preso forma come civiltà. Ci si straccia le vesti se un animale domestico viene abbandonato e maltrattato; ci si fa in quattro per evitare che l'ambiente venga deturpato; ma si rimane silenti se un cristiano viene sottoposto a vessazioni di ogni genere.

E' per spezzare questa sorta di congiura del silenzio e per rispondere concretamente ai recenti appelli di Papa Benedetto XVI che Magdi Allam, assieme a tanti altri esponenti del mondo laico e cattolico, ha indetto la manifestazione nazionale «contro l'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medioriente, per la libertà religiosa nel mondo», svoltasi ieri sera a Roma, a piazza Santi Apostoli. E' infatti il Medioriente il punto in cui oggi la libertà religiosa dei cristiani è messa maggiormente a rischio da un islamismo fanatico e intollerante, che persegue quasi scientificamente una sorta di pulizia etnica ai danni dei seguaci di Gesù. «Noi non possiamo più continuare - si legge nell'appello che ha accompagnato l'indizione della manifestazione romana - ad assistere inermi alle barbarie che stanno costringendo milioni di cristiani negli Stati arabi, musulmani e altrove nel mondo a fuggire dalle loro case e dai loro Paesi. Al contempo noi denunciamo le violenze contro i religiosi e i fedeli cristiani che pagano con la vita l'impegno e la fedeltà a testimoniare la propria fede». Lo scopo è la difesa «della vita, della dignità e della libertà dei cristiani» e «il riscatto dell'insieme della nostra civiltà umana».

Questo è il punto: difendere la libertà dei cristiani in Medioriente e nel mondo non è soltanto una battaglia a favore delle minoranze perseguitate, ma è anche e soprattutto una battaglia di civiltà. Perché non ci può essere civiltà - e la storia dell'Occidente sta lì a dimostrarlo - senza libertà religiosa. Quando infatti la possibilità di manifestare la propria fede viene ostacolata o negata non si fa solo un torto a una confessione religiosa e all'istituzione che la rappresenta, ma anche e soprattutto si impedisce alla persona umana di esprimere l'aspetto fondamentale della sua esistenza, quello che riguarda il senso della vita e la risposta alle domande più profonde che ognuno porta dentro di sé. L'Occidente, perciò, sbaglia quando pensa che l'antidoto al fondamentalismo islamico sia il laicismo che nega ogni diritto di cittadinanza alla professione pubblica del credo religioso e ai suoi risvolti sociali. Tale laicismo, mettendo sullo stesso piano ogni religione e considerando la sua manifestazione pubblica come nociva per la convivenza pacifica tra gli uomini, finisce col fare il gioco degli estremisti musulmani che vogliono ridurre al silenzio i cristiani. Non si comprende che il differente approccio alla ragione e al fenomeno umano di Cristianesimo e Islam genera esiti diversi sul piano della costruzione di una civiltà, e che soltanto il primo porta con sé, costitutivamente e metodologicamente, le premesse per garantire piena libertà alla persona.

Perciò, come ha osservato su queste pagine Raffaele Iannuzzi, «la ferita del cristianesimo è la ferita dell'Occidente». E, di conseguenza, «la battaglia per il cristianesimo è interamente inquadrabile nella battaglia per la libertà dell'Occidente. La battaglia per la libertà religiosa è il vero scontro di civiltà, poiché l'Islam nega alla radice qualsiasi altra scelta religiosa». Ben vengano, dunque, manifestazioni come quella promossa da Magdi Allam, perché esse aiutano a far riemergere un punto decisivo dell'essenza dell'Occidente come civiltà, un punto che sembra invece totalmente ignorato dall'intellighenzia progressista e politicamente corretta del nostro Paese e di altre Nazioni europee, che, come ha scritto ancora Iannuzzi, «pur di poter continuare con il proprio life style, sta uccidendo la memoria della nostra civiltà».

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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