RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Cambiare rotta

di Valentina Meliadò - 7 luglio 2007

Ci sveglieremo mai dal sonno della ragione? O apriremo gli occhi solo quando le nostre città saranno diventate delle nuove Gerusalemme e Tel Aviv? Perché è questo lo scenario che gli sventati attentati di Londra prefigurano: bombe fai da te con gas e chiodi per provocare il maggior numero possibile di morti, e addirittura - come sembra sia stata tentata nella capitale inglese - una sincronizzazione degli attentati per colpire i soccorritori dei feriti della prima deflagrazione. Una scena raccapricciante che abbiamo rischiato di vedere esportata con successo direttamente dalla Palestina al cuore dell'Europa. E ora? Ora c'è da aver paura, ma più di noi stessi che dei terroristi, più di quello che non abbiamo fatto e non facciamo che di quanto potrebbe accadere, perché il dato più preoccupante della vicenda è l'evidenza della totale inadeguatezza di qualsiasi misura di sicurezza che non si accompagni ad una potente rivoluzione culturale. Nessuna guerra e nessuna prevenzione ci proteggerà dalla forza distruttiva dell'integralismo se non sapremo contrastarne il fascino della propaganda, la potenza della visione manichea del mondo, la capacità di offrire certezze e riferimenti identitari consistenti. E' solo su questo terreno che si gioca veramente la partita tra Occidente e fanatismo islamico.

La strada della comprensione arrendevole di chi vuole giustificare a tutti i costi il terrorismo connotandolo, nonostante tutto, come una reazione all'aggressività economica e militare dell'Occidente, ha già mostrato tutta la sua inadeguatezza e pericolosità. Senza andare tanto indietro nel tempo, è sufficiente ricordare l'attacco ai soldati spagnoli Unifil per capire che l'atteggiamento critico di Zapatero nei confronti della guerra in Iraq non ha preservato e non preserverà la Spagna da attentati, così come il fatto che i turisti uccisi in Yemen fossero proprio spagnoli dimostra, se non altro, che il terrorismo non distingue tra le nazionalità e gli atteggiamenti dei governi occidentali. Che il solo fatto di rappresentare i valori della democrazia e della libertà individuale e religiosa sia percepito dagli integralisti come un'onta da lavare col sangue dovrebbe ormai essere un fatto acquisito, il punto dal quale partire per reagire; invece, ogni volta che la nostra vita viene scossa da nuove minacce, ci arrovelliamo e ci dividiamo alla ricerca di motivi esterni alla realtà e alle intenzioni dei terroristi, per i quali i nostri dubbi e la nostra indecisione sono uno stimolo alla loro incessante propaganda.

Se è vero che il multiculturalismo non è un male in sé, è altrettanto vero che il modo in cui l'idea di società multietnica è stata declinata porta inevitabilmente alla distruzione della civiltà di cui facciamo parte; più che a un miscuglio di culture e di etnie le nostre città somigliano a zone franche su cui la comunità ideologicamente più agguerrita apporrà prima o poi la propria bandiera. E di questo passo sarà la bandiera dell'integralismo islamico a sventolare. Ci vorranno anni, ma è un dato di fatto. La crescente consistenza numerica, la dissimulazione e l'unità d'intenti che contraddistingue i fondamentalisti li porterà pian piano ad imporsi su una civiltà che della sua grande cultura ormai esprime solo una capacità critica autodistruttiva, e che quindi si presenta all'appuntamento con l'altro in stato di minorità. Una minorità liberamente scelta. E' questo il lato più paradossale, il più terribile: non facciamo che mettere insieme tasselli sulla pericolosità della minaccia che incombe su di noi, ma ci rifiutiamo di agire di conseguenza. Il fatto che la maggior parte degli attentatori arrestati in questi giorni dalla polizia inglese siano medici dovrebbe darci molto da riflettere; vuol dire che i terroristi sono in grado di accedere a professioni importanti e che sono estremamente credibili agli occhi degli altri. Significa che un domani non molto lontano accederanno facilmente a ruoli chiave della vita e della sicurezza della società civile, e quando questo accadrà chi potrà più fermarli?

E' veramente arrivata l'ora di una rivoluzione culturale che parta dalla riconquista dell'orgoglio di appartenere alla civiltà occidentale, alla sua storia e alla sua cultura, che si ponga come primo obiettivo la lotta alla violenza e ai soprusi sulle donne. L'Europa sa bene che nessuna società progredisce senza passare per l'emancipazione femminile, e se non siamo in grado di far rispettare i principi di queste conquiste nei nostri Paesi, se lasciamo che nelle nostre città ci siano nicchie di vita medievale, non vedo con quale supporto teorico e morale potremo far valere le nostre ragioni. E' ora di scegliere. Non farlo significa condannarci a soccombere.

! Valentina Meliadò
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.219 del 2/7/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata