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I «cattolici adulti» all'attacco della Chiesadi Vincenzo Merlo - 7 luglio 2007 «Questi ultimi anni rappresentano una parentesi da chiudere nel rapporto tra Chiesa e politica, per riaprire invece la stagione dell'impegno lanciata dal Concilio. Dobbiamo lavorare per considerare una parentesi quella della Chiesa italiana di questi anni. Va aperta una serena e giocosa correzione fraterna della Chiesa recente... Ci è mancata la radicalità evangelica per dire ai vescovi: così non si fa». Così parlò Rosy Bindi, il 1° luglio scorso, in occasione di un ritiro organizzato nel monastero di Bose. Alle parole della Bindi hanno fatto eco, nella stessa sede, quelle di Pierluigi Castagnetti: «Con la scelta di ritirarsi da un rapporto diretto con la politica dopo il crollo della Dc, si è voluto centrare l'attenzione sulla vita interna della Chiesa. Un vincolo fortissimo, quello del "ruinismo", che ha prodotto una rappresentazione obbligata dell'unità cattolica e ha portato a un progressivo sbilanciamento verso il centrodestra, che è stato pronto ad utilizzarlo». Che dire? Non hanno usato il fioretto, la Bindi e Castagnetti, nell'attaccare la Chiesa, e in particolare la conduzione della Cei del cardinale Camillo Ruini. Colpevole, agli occhi dei due esponenti della Margherita, di non essersi inchinato al disegno, centrale nel dossettismo catto-progressista, di orientare i cattolici all'incontro con i comunisti. Scrive Rino Cammilleri su Il Giornale: «I quattro intellettual-politici che per decenni hanno cercato di portare le masse cattoliche a sinistra hanno scoperto di essere ufficiali senza esercito. Le masse cattoliche, infatti, preferivano i santuari mariani e Radio Maria. Però li seguiva tutto quel clero a cui le parole "poveri" e "pace" provocano orgasmi. Poi, l'ultima spiaggia: la vita e la famiglia. E la Chiesa ha detto basta. Da qui il grido di dolore di Bindi e Castagnetti (e non poteva mancare Follini)». Cammilleri ha ragione. In questi anni la gran parte dei cattolici, tranne alcune minoranze di pseudo-intellettuali , non si è fatta incantare dalle sirene cattocomuniste. Ha resistito alle lusinghe di un progetto, quale quello dossettiano, da sempre minoritario nella storia e nella carne dei cattolici, non solo italiani. Progetto volto innaturalmente a miscelare valori cristiani e marxisti, come se questi fossero compatibili. In nessuna parte del mondo è così. Solo in Italia «quattro intellettual-politici» cattocomunisti sognano da sessanta anni un connubio forzato e improponibile, bacato alla radice. E all'emergere delle grandi tematiche relative ai valori «non negoziabili» (la difesa della vita umana sotto ogni aspetto, la salvaguardia dell'embrione, la centralità della persona, la protezione dell'istituto familiare), i nodi sono venuti clamorosamente al pettine anche nel nostro Paese, sgovernato da un anno da un esecutivo che sembra fare di tutto per contrapporsi, proprio su queste tematiche dirimenti, agli insegnamenti della Chiesa cattolica. Preso atto, allora, del clamoroso fallimento a cui sta andando incontro il loro progetto politico, compreso il fatto di essere solo degli «ufficiali senza esercito», i due «cattolici adulti» Bindi e Castagnetti, sodali dell'altro «cattolico adulto» Prodi, non trovano di meglio che scagliarsi contro la Chiesa con parole di una durezza senza precedenti, pretendendo inoltre di imporre la loro sconclusionata visione politica. «Va aperta una serena e giocosa correzione fraterna della Chiesa recente... Ci è mancata la radicalità evangelica per dire ai vescovi: così non si fa». Ma faceteci il piacere, signori cattocomunisti! I vescovi sanno fare il loro mestiere. Voi no. Vincenzo Merlo |
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Ragionpolitica, periodico on line n.219 del 2/7/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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