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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il nuovo Golgota

I figli d'Italia promossi in nichilismo

di Aldo Vitale - 14 luglio 2007

«Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano:- Crocifiggilo, crocifiggilo! - Ed egli, per la terza volta, disse loro:- Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò.- Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano.» Luca, 23, 20-23. Così racconta la fine del passo dell'evangelista Luca sulla scelta della folla tra Barabba e Cristo.

«Finiscilo, finiscilo!». E giù a ridere, e ridere, e ridere: così gli studenti dell'ultimo anno di liceo di un istituto tecnico di Rovigo, come risulta dal filmato - apparso su internet lo scorso 3 luglio - con cui è stato ripreso il bersagliamento del crocifisso della loro classe, fino alla macellazione della dignità, fino alla pena della ragione, fino allo smantellamento del simbolo dell'innocenza letteralmente distrutto a colpi di bastone. Sembra dunque che ormai non vi siano più remore, freni, e motivi che debbano e possano tener lontano la religione cristiana in genere e cattolica in particolare dal selvaggio attacco che la contemporaneità sferra contro di essa con sempre maggior veemenza. Tralasciando la circostanza - non perché non sia rilevante, ma sol perché qui per ora esula dalle osservazioni che ci si è riproposto di esternare - per cui quando si effettua una banale ed infantile caricatura del Profeta islamico Maometto mezzo mondo va in fiamme, mentre se il Pontefice cattolico viene deriso anche duramente nulla accade, ciò che più fa specie è che si è giunti al punto in cui l'Occidente - e l'Italia, ahinoi, in prima linea - è destinato a perdere la gara della sopravvivenza culturale.

Il nichilismo da cui è afflitto l'Occidente in genere, e l'Italia in particolare, verrà a costituire il tallone d'Achille della nostra civiltà; sarà la forza dirompente del processo di nientificazione della cultura dell'Occidente ad opprimerlo e reprimerlo più duramente di come potrebbe fare una qualsiasi dominazione culturale esterna. Viene da chiedersi come si possa pensare di intrecciare un dialogo inter-culturale sano e responsabile se la prima cultura ad essere negata è la propria.

E la propria cultura viene negata a cominciare dai suoi simboli. Il crocifisso non è infatti soltanto una effige sacra, non ha un mero valore cultuale, non è un semplice ornamento religioso, è il simbolo stesso dell'Occidente, della sua storia, della sua cultura, della sua verità: quella verità che all'un tempo fonda e si fonda sul connubio di fede e ragione, sulla verità del diritto naturale presupposto unico di una democrazia rispettosa dell'uomo nella sua dimensione tanto materiale quanto spirituale. Nel crocifisso, insomma, viene riassunta - pur mantenendo integra la sua piena totalità - l'anima della cultura occidentale razionale ed umana tendente al divino. Se già dunque rappresenta un grave errore il solo pensare di rimuovere il crocifisso dai luoghi pubblici, ancor più grave è il caso in cui lo si prende a bastonate, non già perché la circostanza potrebbe avere dei seri risvolti giuridici in genere e penali in particolare, ma perché significa aggredire e prendere a bastonate la stessa cultura occidentale, quella cultura razionale, democratica e libera che consente, paradossalmente, proprio ad un qualunque invasato di poter prendere a bastonate il crocifisso. E per quanto la responsabilità penale ricada in capo al singolo o ai singoli che materialmente hanno compiuto il gesto osceno e disgustoso, la responsabilità morale e culturale è purtroppo ben più larga, ricadente in capo ad una predominante classe intellettuale che ben poco ha compreso all'un tempo il ruolo della fede e della ragione, e quindi ben poco - prescindendo da come essa reputi se stessa - ha compreso il ruolo stesso dell'uomo, cioè il suo stesso ruolo.

E' la classe intellettuale italiana che si fonda sulla presunzione falsa e surreale della irrazionalità della religione; una intellighenzia che eleva agli altari il pregiudizio anticlericale fondato su vecchi schematismi ideologici che attribuiscono alla dimensione religiosa la mancanza di sviluppo e progresso; una élite culturale che addomestica le masse alla cultura del materialismo ( «homo homini deus est», per dirla con Feuerbach ) sfociante nel nichilismo assoluto. E i liceali immersi in questo humus culturale atrofizzato e piegato da una nuova ondata di nichilismo materialista e neo-positivista, non solo non sono immuni, ma anzi risultano i soggetti d'una maggiore crescente virulenza, quella virulenza che si abbatte sulla cultura occidentale e sui suoi simboli.

E l'Occidente appare in tutto questo il nuovo innocente crocifisso e schernito facendo sì che ancora una volta ed ancora più profondamente Cristo si prospetti come il paradigma di riferimento, poiché solo nella passione, nella speranza e nella sorte di Cristo potrà configurarsi la passione, la speranza e la sorte dell'Occidente, un Occidente che oggi più che mai, paradossalmente, tenta di allontanarsi dal messaggio cristiano pur facendo rivivere i passi più tristi del racconto evangelico: «Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: "Indovina chi ti ha colpito?" E molti altri insulti dicevano contro di lui» Luca 22, 63-65. E il Cristo in croce, insomma, viene ancor'oggi colpito, colpito da quel singolo stolto che ha materialmente bastonato il crocifisso in quel liceo di Rovigo, colpito da quanti fomentano l'ideologia anti-cristiana, colpito da tutti coloro che non si battono per la difesa della cultura occidentale che proprio dal quel crocifisso «pende».

Aldo Vitale

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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