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numero 280
6 marzo 2008
 
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Relativismo luci ed ombre

di Daniele Mariani - 14 luglio 2007

Il 19 Aprile del 2005 Joseph Ratzinger viene eletto Papa assumendo il nome di Benedetto XVI. Le sue prime parole pronunciate sono state rivoluzionarie: ha parlato della «dittatura del relativismo». Rivoluzionarie perchè sono andate a scoprire, a colpire, a definire una forma del nostro sistema sociale che fino ad allora era percepibile solamente come malessere non identificato. Il relativismo inteso come non-scelta, il relativismo come non-riconoscimento di valori universali ed accettazione di valori pragmaticamente quotidiani e materialistici; «dittatura» perchè se l'uomo riconosce la sua libertà nella scelta, il non-scegliere lo relega ad una condizione di schiavitù dovuta ad un'accettazione di un sistema valoriale condizionato da etiche consumistiche, subentrate ad un background esperienziale di usi, costumi e sentimenti frutto della cultura e della storia di un paese stesso.

La non-scelta, quindi il non riconoscimento di un'identità socialmente condivisa, porta ad una spersonificazione dell'essere stesso in quanto non più identificabile in un quadro societario/valoriale comune; da qui la crisi dell'uomo moderno ed il conseguente relativismo in nome di una riaffermazione del laicismo teso ad un' identificazione con la società che lo circonda ed i suoi valori. Ma se è vero che assistiamo ogni giorno di più alla esaltazione dell'individuo che si auto celebra rincorrendo degli «status» conformisticamente indotti, è anche vero che il malessere di cui ogni giorno di più questo stesso individuo è schiavo è dovuto alla solitudine in cui la standardizzazione di valori ed obiettivi lo hanno relegato. Ciò che distingue la massificazione dall' appartenenza ad una cultura sociale è l'etica: la stessa è rintracciabile nella scelta responsabile, cioè nella morale che guida l'individuo attraverso gli ostacoli che la vita gli presenta. Il campo morale per eccellenza è la cultura in cui l'uomo è cresciuto. La nostra cultura è fondata su valori cattolici e la scelta che questi tempi ci impongono è una riaffermazione di identità.Le società moderne multietniche contrappongono modi e culture diverse che vivono a stretto contatto tra loro, mancanti di una giusta regolamentazione che definisca punti d'incontro socialmente condivisi. Ma se è vero che la comunicazione passa attraverso due entità come e cosa può comunicare una società alla ricerca di un'identità?! Senza peccare di semplicismo, la riscoperta dei valori base della nostra società arricchita di un campo esperienziale storico, volto a meglio inquadrare il presente ed a progettare il futuro, può essere il primo passo.

La relatività quindi di ogni cultura rispetto alla varietà che il nostro creato offre non deve essere fraintesa per il relativismo che affligge il nostro credo. La scelta che i nostri tempi ci impongono e ciò che la società moderna chiede ai cattolici, secondo me, è una presa di posizione rispetto ai continui attacchi mass-mediatici motivati dal solo sensazionalismo, o da un criticismo esasperato e diffamatorio; una presa di posizione chiara di fronte ai continui flussi immigratori sempre più preoccupati di un riconoscimento dei propri diritti e della propria cultura e religione piuttosto che dell'esigenza del lavoro( primario scopo dei loro viaggi) ed infine si richiede una consapevole presa di posizione per una ferma condanna dei nuovi martiri della Chiesa che soffre. Lo stato di diritto non consiste solo nel riconoscimento giuridico dei diritti avanzati, ma anche nel rispetto delle norme, dei principi e dei valori che sono alla base della regolamentazione giuridica. Ciò significa che accettare modi, stili e ritualità di vita diversi può avvenire solamente nel contesto legislativo generale del paese ospitante.

Occorre una regolamentazione che consideri il fenomeno immigratorio in maniera concreta, privo di ogni strumentalizzazione demagogico-buonista. Senza ciò si sfocia nell'illegalità e di conseguenza nello sfruttamento che l'illegalità stessa comporta nei confronti dei più deboli. Tutto ciò, quindi, può essere applicabile solo attraverso una comunicazione chiara che coinvolga ambo le parti; che non sia improvvisata bensì frutto di una ricerca sentita come necessaria e di una permanente educazione al dialogo soprattutto verso quelle culture che appaiono integraliste e autoghettizzate. Non più lo strumentalizzato bisogno di forza lavoro per la nostra economia bensì una nuova cultura del lavoro insegnato nelle nostre scuole, ai nostri ragazzi ed universitari, cominciando da quote d'ingresso con i paesi a forte immigrazione in collaborazione con le nostre industrie, perchè se è vero che l'accoglienza è simbolo di civiltà è altrettanto vero che la non consapevolezza delle proprie possibilità di accoglienza quindi di un conseguente sovraffollamento di cittadini stranieri porta ad una condizione esistenziale di miseria che è la causa prima del reclutamento da parte della malavita organizzata e del terrorismo internazionale, è mancanza stessa di rispetto verso l'esistenza umana. Non più badanti demagogicamente regolarizzate, bensì infermiere specializzate e preparate dall'università, quindi indirizzate dal ministero della sanità (impiegati statali a tutti gli effetti) che possano veramente essere d'aiuto e non semplici accompagnatrici che relegano i nostri anziani a peripatetiche solitudini.

Diritti solo ai lavoratori extracomunitari meritevoli e non più sanatorie a buon mercato ed indulti dell'ultima ora. Occorre una risposta forte ad un bisogno di sicurezza delle nostre comunità; la qualità urbana non può prescindere da un contesto urbano di sicurezza dove il cittadino è sempre più minacciato rispetto alla ricerca di un vivere sereno. Una scelta morale prima di tutto che tenda alla difesa di principi, valori e figure cardine della nostra religione cattolica che è alla base della cultura europea contro ogni tipo di satira politica laicista o minoranza religiosa in nome del diritto alla libertà religiosa che oggi giorno è tanto demagogicamente in voga tra le culture progressiste nei confronti di ogni tipo di confessione eccetto quella cristiano-cattolica. Una rivoluzione morale di fronte ad una televisione che esalta il diverso, sotto ogni punto di vista, l'esotico ed il sovvertimento degli ordini naturalsociali della nostra società: che le donne siano messe nelle condizioni di poter decidere di essere madri e che gli uomini tornino ad essere uomini non più fragili e sottomessi a stereotipi mass-mediatici sempre più lontani dalla concretezza reale. Una rivoluzione morale che parta prima di tutto da una lettura della società in chiave lungimirante perché i nostri figli non crescano solo in un immanentismo materiale, ma siano responsabilizzati prima di tutto verso la loro comunità. Perché se è vero che il nostro mondo ci è stato tramandato dai nostri padri è altrettanto vero che è stato dato in prestito dai nostri figli.

Daniele Mariani

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Ragionpolitica, periodico on line n.220 del 10/7/2007
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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