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numero 280
6 marzo 2008
 
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tratto da LIbero Mercato del 18/7/2007

Pensioni: la proposta di Forza Italia giovani

«Autogestione» dei contributi per i contratti atipici

di Francesco Pasquali - 19 luglio 2007

Il buonsenso e l'attuale andamento demografico in un Paese normale dovrebbero essere sufficienti a far uscire il Governo dall'impasse sulle pensioni. Ma l'Italia è il Paese delle anomalie, dove la politica ha perso la sua essenza, non ha la visione del domani, cede ai ricatti delle corporazioni. Accade così che gli oneri vengono puntualmente trasferiti sulle spalle delle giovani generazioni. Ma il governo Prodi sul terreno della previdenza sta abusando della generosità dei giovani. Pavido con i sindacati e prepotente con l'anello più debole del mercato del lavoro, questo Esecutivo mostra tutta la sua miopia. Come indica il World Population Prospect, «per ogni singolo anno che va dal 2000 al 2020 ci si aspetta che, nonostante un'immigrazione straniera stimata in 60-65mila unità all'anno, la popolazione giovanile diminuisca in Italia di 300mila persone all'anno». Deve essere garantito perciò l'innalzamento dell'età di pensionamento e il relativo allungamento dell'età lavorativa, così da aumentare il numero di coloro che lavorano e, quindi, contribuiscono al finanziamento del sistema. Il patto di solidarietà tra generazioni altrimenti viene spezzato. In questo contesto le strategie adottate dal Governo Prodi, che passano per un progressivo aumento delle aliquote contributive (nelle casse della Gestione Separata dell'Inps arriveranno circa 1 miliardo e 20 milioni di euro), passando dal 18,2% al 23,5%, rappresentano un duplice pericolo per le giovani generazioni, specie per quelle che costituiscono il popolo dei parasubordinati, meglio conosciuto a sinistra come «il popolo dei precari»: aumentano le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro e si illudono i giovani che l'attuale sacrificio contributivo sia sostenuto per un futuro pensionistico dignitoso.

La stangata contributiva contenuta nella Finanziaria che ha colpito gli iscritti in via esclusiva alla gestione separata, infatti, ha già prodotto gli effetti negativi. E' sufficiente confrontare il Bilancio preventivo Inps del 2007, che conteneva un aumento delle collaborazioni iscritte alla Gestione Separata per +30 mila unità, con la prima nota di variazione adeguata agli effetti della Finanziaria e ai relativi aumenti contributivi che indica un calo di 50 mila unità. Le trasformazioni del mercato del lavoro influiscono notevolmente sulla previdenza.

Per i giovani sarebbe idonea la costituzione di un «conto corrente previdenziale» nel quale da un lato fare affluire i diversi versamenti effettuati e ricostruire così compiutamente la piena corrispondenza tra carriera lavorativa, solitamente discontinua, e carriera previdenziale, dall'altro un livello adeguato di sicurezza sociale attraverso un solido contributo proveniente dalla previdenza complementare. Questo può essere realizzato mettendo il giovane lavoratore nelle condizioni di poter scegliere volontariamente la destinazione di una parte della contribuzione sottrattagli in busta paga. Il pilastro pubblico, nonostante i contributi figurativi promessi dal ministro Damiano, non sarà sufficiente a garantire una pensione dignitosa. La previdenza complementare è l'unica «ciambella di salvataggio» per i giovani. L'ulteriore aumento contributivo ipotizzato in queste ore, se davvero fosse pensato per assicurare una pensione decente alle nuove generazioni e non per una semplice operazione di cassa, andrebbe lasciato interamente nelle mani del giovane lavoratore così da poter scegliere se indirizzarlo o meno alla previdenza privata. In questo modo si troverebbe anche una soluzione parallela a quella consistente nel conferimento del tfr, come previsto per il lavoro dipendente privato.

Non lasciare che i giovani possano liberamente autogestire una parte della contribuzione significa far sostenere per intero il costo generato dalla mancata applicazione dello scalone alle nuove generazioni e privarle della pensione. Chissà se i figli del sessantotto al timone del Paese sapranno cogliere il senso di responsabilità di una generazione che non domanda diritti ma più semplicemente pretende gli strumenti per costruirsi un futuro?

! Francesco Pasquali
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