|
|||||||
|
|
Perchè i cristiani sono perseguitati?di Antonio Iannaccone - 24 luglio 2007 In seguito anche alla meritoria manifestazione promossa da Magdi Allam in piazza Santi Apostoli, si sta cominciando a discutere del fatto che i cristiani nel mondo vengano perseguitati e che questo possa accadere a causa della loro fede, in particolar modo da parte di uomini fedeli all'Islam. Nonostante questo, ben pochi si chiedono «per quale motivo» questo avvenga. Per lo più questa domanda è messa da parte mescolando e confondendo questa persecuzione nel più ampio panorama della «violenza dovuta a motivi religiosi» e magari aggiungendo che, se ora è così, qualche centinaio di anni fa era l'inverso, dato che i cristiani con le crociate attaccavano gli islamici. Ebbene, perché tutta questa paura di affrontare a viso aperto le ragioni di un fatto che ci appare da tempo in tutta la sua evidenza, con proporzioni non confrontabili a nessun altro (secondo una stima sarebbero 45 milioni i cristiani ammazzati nell'ultimo secolo)? Perché si evita di chiedersi la causa di quello che avviene davanti ai nostri occhi ogni giorno da decenni? Il motivo di questa vera e propria «fuga dalla ragione» sta nel fatto che, per poter capire, bisognerebbe affrontare il più grande degli argomenti tabù nell'Occidente secolarizzato, la questione che, dalla fine dell'epoca medievale ad oggi, è stata via via sempre più rimossa dalla mente dell'uomo al di qua degli Urali, ovvero lo scandalo dell'uomo chiamato Gesù. Quel che suona estraneo oggi è che possa esistere una novità talmente grande, un'affermazione «così forte» da provocare, come effetto dell'urto sulle proprie convinzioni, la liberazione infinita oppure, dall'altro lato, la violenza omicida. Eppure nella Bibbia, il libro più diffuso al mondo, questo è espresso chiaramente: un ragazzo ebreo che faceva il falegname, figlio di Giuseppe di Nazareth, ha proclamato pubblicamente di essere l'Infinito che cerca ogni uomo e lo ha fatto fino a morire per testimoniare questa verità. Già, «morire». Come si vede, quindi, non è poi così difficile rispondere alla domanda di cui sopra: basta conoscere solo l'ABC del Cristianesimo, ovvero il Vangelo e andare alle pagine che narrano la storia del processo a Gesù, da parte dell'uomo religioso di allora. Tutti sanno come andò a finire: a prendere davvero sul serio le parole del Nazareno, che chiede all'uomo di giocarsi tutta la libertà nel Suo nome, finisce che o cambia la propria vita (in meglio, molto meglio) o cambia (in peggio, molto peggio) la vita di chi quelle parole mi porge. Tertium non datur. O meglio, tertium è non prendere sul serio quelle parole: proprio quello che stiamo facendo noialtri occidentali, finendo col non capirci più niente nemmeno delle questioni che riguardano la nostra stessa esistenza e la nostra sopravvivenza come civiltà. Come si vede, in conclusione, non è tanto la «mancanza di fede» ad annebbiare lo sguardo, ma piuttosto il fatto di aver abolito - dimenticando il nocciolo della pretesa cristiana - «la possibilità estrema», ovvero la «libertà» stessa di poter scegliere (o no) «qualcosa» che sia risposta integrale alla ricerca umana. Dimenticando questo, tutto appare uguale e confuso: i martiri cristiani come i kamikaze islamici diventano uomini che muoiono per lo stesso dio, senza alcuna differenza. Islam e Occidente rischiano di incontrarsi sul peggiore dei terreni, ovvero annullando a priori la libertà più grande, quella di poter credere che l'impensabile speranza dell'uomo si avveri, qui e ora.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.222 del 24/7/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||