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La lezione di Ponte Felcino

di Gianteo Bordero - 24 luglio 2007

«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito». Ancora una volta, di fronte alla vicenda dell'arresto dell'imam della moschea di Ponte Felcino e dei suoi seguaci, buona parte dell'opinione pubblica e del mondo politico sembra cieca di fronte a quello che è il significato ultimo degli avvenimenti. Preferisce fermarsi alla buona opera della Polizia e degli investigatori, con tanto di inchino al ministro dell'Interno Giuliano Amato, piuttosto che puntare lo sguardo sull'orizzonte drammatico che spalancano davanti agli occhi i fatti di Perugia.

Di che si tratta? Si tratta del radicamento, sul territorio nazionale, di una ideologia dell'odio e della morte che ha come obiettivo la distruzione violenta della identità cristiana ed occidentale del nostro Paese, la soppressione di quei principi e di quei valori (la giustizia, la libertà, la dignità della persona umana) che da due millenni tengono in piedi e fanno crescere, seppur tra gli alti e bassi della storia, la nostra società. Una ideologia dell'odio che, come una piovra, in questi anni ha potuto espandere i suoi tentacoli su parti sempre crescenti della Penisola anche grazie alla debolezza con cui le élites politiche e culturali del Paese si sono rapportate col problema dell'immigrazione, affrontato non a partire dalla consapevolezza identitaria, dal senso e valore ultimo della legislazione che sta alla radice del nostro Stato, ma dall'assunto dell'integrazione multiculturale che mette sullo stesso piano, senza distinzioni qualitative, ogni sorta di esperienza sociale, civile e religiosa.

E' in forza della combinazione di questi due elementi (l'ideologia islamista dell'odio e l'ideologia multiculturalista dell'integrazione) che da tempo molte delle moschee presenti sul nostro territorio, costruite con la compiacenza e talvolta con l'aiuto concreto degli enti pubblici italiani, hanno potuto trasformarsi in centrali della predicazione fanatica contro l'Occidente e contro la Cristianità e in punti di reclutamento di aspiranti «martiri di Allah», pronti a colpire gli «infedeli» con azioni violente, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. E' in forza di questa miscela esplosiva che l'imam di Ponte Felcino, Mostapha el Korchi, ha potuto a un tempo, indisturbatamente, allevare al fanatismo altri maghrebini assetati di sangue e raccogliere in abbondanza materiale da utilizzare in azioni terroristiche.

L'operazione «Hammam» eseguita dalla Polizia e dalla Digos di Perugia, che ha portato all'arresto di el Korchi e dei suoi adepti, va letta all'interno di questo scenario. Il merito dell'inchiesta, cioè, non è soltanto quello di aver messo in manette quattro pericolosi terroristi, ma anche e soprattutto quello di aver scoperchiato - si spera una volta per tutte - il pentolone in cui trovano il loro brodo di coltura e in cui ribollono i germi della distruzione violenta della nostra società, della «guerra santa» che il jihadismo islamico conduce su scala globale contro l'Occidente e per la rinascita della Umma, la Nazione musulmana. Finalmente appare chiaro - almeno a chi voglia guardare la realtà senza le lenti offuscanti del pregiudizio e dell'ideologia - che l'Italia non può chiamarsi fuori dalla lotta serrata al terrorismo islamico non solo al di fuori dei patrii confini (impegnandosi ad esempio, come già sta facendo, nelle missioni all'estero e nelle operazioni di intelligence internazionale), ma anche all'interno del suo stesso territorio.

L'idea che bastasse promuovere una politica aperta e «senza frontiere» nei confronti degli immigrati; che fosse sufficiente elargire ai musulmani, generosamente e senza controlli, spazi in cui esercitare il loro culto; che il multiculturalismo e l'irenismo religioso, da soli, avrebbero reso il Paese immune dal morbo jihadista... Tutto questo riceve oggi, con i fatti di Perugia, un duro colpo. E, come ha scritto domenica Magdi Allam sul Corriere della Sera, diventa evidente che «il problema di fondo del terrorismo islamico in Italia è tutto da affrontare e da debellare».

! Gianteo Bordero
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