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Il welfare di Prodi penalizza i giovanidi Francesco Pasquali - 24 luglio 2007 La sinistra ha gettato la maschera: vuole cancellare anche le riforme degli anni '90. Nel mirino dei massimalisti ci sono la riforma Dini e la legge Treu. Se sul fronte della previdenza si voleva abrogare la riforma Maroni, contemporaneamente è stata colpita anche la Dini, disarticolando il sistema contributivo e facendo venire meno il principio secondo il quale c'è piena corrispondenza tra quanto versato in termini di contributi e quanto si riceverà in termini di pensione. Sul fronte del lavoro, invece, si vuole modificare la legge Biagi colpendo il cuore della legge Treu, infierendo sui contratti a tempo determinato e disincentivando tutte le tipologie del lavoro flessibile aumentandone il costo. A pagare il prezzo di questo «controriformismo» saranno soprattutto le giovani generazioni. Le previsioni dell'Inps, comprendendo i soli aumenti delle aliquote contributive contenuti in Finanziaria, parlano chiaro: alla diminuzione del numero dei collaboratori a progetto non corrisponderà il relativo aumento dei lavoratori dipendenti. I giovani passano dal precariato ad una situazione peggiore, costituita dal lavoro nero e dalla disoccupazione. Dove sono i paladini a giorni alterni dei giovani precari, come la Nidil-Cgil? Il protocollo presentato dal governo Prodi alle parti sociali è un imbroglio verso le nuove generazioni. La sinistra e il sindacato non stanno dalla parte dei lavoratori, specialmente se giovani e precari. Non è un caso che tra i lavoratori aumenti il consenso per la CdL e che circa il 61% bocci le scelte dell'attuale esecutivo. Non si stanziano risorse ma si ricorre al metodo dell'autotassazione dei giovani lavoratori attraverso l'aumento dei contributi per i contratti a termine, a progetto e per il part-time. Le recenti controriforme sulla previdenza e sul lavoro sono la cartina di tornasole del totale disinteresse verso le nuove generazioni, cosiddette «flessibili». I giovani con contratto a progetto sono l'unica categoria sociale che paga tutto e riceve solo in parte. Per la pensione paga il 100% e riceverà forse il 60%; con le stangate contributive ai giovani vengono sottratti in 3 anni circa 5 miliardi (oltre 1 miliardo con gli aumenti in Finanziaria e 3,6 con il recente protocollo) e in cambio il governo promette, con il nuovo protocollo, un modesto fondo triennale di circa 150 milioni per accedere a prestiti agevolati rivolto ad una platea troppo vasta che va dai giovani lavoratori autonomi, ai ricercatori universitari, ai parasubordinati, e un fondo di 2 miliardi in dieci anni per la totalizzazione, riscatto laurea e contributi figurativi. Insomma, è un imbroglio: quelle poche risorse che il governo stanzia i giovani le pagano ben 3 volte. Ci allontaniamo sempre più dal resto dell'Europa, che fa della flexsicurity la sua stella polare: basti vedere la Spagna di Zapatero, che, pur avendo messo un tetto alla durata dei contratti a termine, ha varato una liberalizzazione dell'uscita dal lavoro; o la Svezia, che, attraverso il fixed-term-at-wil, ha reso più libera la prima assunzione a termine.
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Ragionpolitica, periodico on line n.222 del 24/7/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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