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Dietro le quinte

di Andrea Camaiora - 28 luglio 2007

Negli ultimi dieci giorni si è andata consumando, intorno alla direzione artistica del teatro Brancaccio, una vicenda che merita molta attenzione. Prima di tutto guardiamo ai fatti. Dalle pagine del Corriere apre i giochi Maurizio Costanzo lamentando di non avere ancora uno «straccio di contratto» con il teatro Brancaccio, diretto da Gigi Proietti. Solo pochi giorni dopo la defenestrazione: Proietti viene sostituito da Costanzo. E scoppia il putiferio: decine di attori, donne e uomini dello spettacolo scendono in campo a difesa del Re Mida del teatro italiano. Anche la politica si mobilita: in alcuni casi inutilmente, in altri malamente. I più ingenui lettori della situazione, manco a dirlo, sono nel centro destra. E nella confusione si butta agevolmente Michele Serra che, su Repubblica, riferisce di uno scontro tra due sinistre, una delle quali (Costanzo) è anche di centro destra, «vista l'abilità del conduttore di consigliare Berlusconi e di partecipare a quelle assise conventuali che raccoglievano le migliori menti progressiste».

Dove sta dunque la verità in questo (per citare Gadda) «pasticciaccio brutto di via Merulana»? Intanto completiamo la cronaca degli avvenimenti ricordando che, dopo alcuni giorni di bagarre sulle pagine della Cultura e dello Spettacolo (dei giornali di sinistra, vista l'indifferenza di quelli di centro destra), Costanzo ha rinunciato all'incarico. Aggiungiamo poi, da inguaribili ottimisti, che il pasticciaccio brutto è servito, eccome! Ha permesso di capire, una volta per tutte (a essere sinceri non a tutti, considerato che Renato Farina su Libero del 15 luglio presenta una ricostruzione inverosimile), cosa stia accadendo nel panorama teatrale romano (e non solo). L'idea è quella di riunire, intorno al Teatro di Roma, sette sale con un unico direttore generale e, conseguentemente, sette direttori uno per ogni teatro. In pratica un'operazione da centralismo democratico che vede il Teatro di Roma trasformarsi in agenzia immobiliare, acquisendo nuovi teatri sotto la sua egida (teatro Argentina, Brancaccio, India, Tor Bella Monaca, Lido, la Sala del Quarticciolo di prossima apertura e, probabilmente, anche il Valle posto in vendita dall'Eti).

Si intende così ripetere gli errori catastrofici compiuti all'epoca del direttore Squarzina, quando furono rastrellati spazi, puntualmente scomparsi negli anni successivi (come quello di Santa Maria della Pietà e del Teatro centrale) dalla mappa dei teatri capitolini. E chi c'è dietro questa operazione, come pure dietro alle cronache più recenti di scontro per il controllo del Brancaccio?Forse Proietti o Costanzo? Certo che no! L'uomo in questione è Oberdan Forlenza, presidente del Teatro di Roma, docente universitario, attualmente Capo di Gabinetto di Fabio Mussi dopo aver ricoperto il medesimo ruolo per il vice premier con delega ai Beni culturali nel primo governo Prodi. A chi ci riferiamo? Ma naturalmente a Walter Veltroni. Ecco chi c'è dietro i due giocatori, il veltroniano-Proietti e il veltroniano-Costanzo. E' dunque «il più importante impresario teatrale d'Italia coi soldi nostri e i sostenitori suoi», come lo definisce la Portavoce degli azzurri Elisabetta Gardini, l'artefice di un disegno che contribuirà ad asservire e a far morire il teatro nella Capitale. Infatti, invece di rilanciare i diversi teatri rispettandone le specificità, anziché dare una risposta credibile alla crisi dei teatri stabili e all'azzeramento delle Scuole, Veltroni persegue con determinazione il suo progetto di accentramento teso, gramscianamente, all'egemonia culturale definitiva nel mondo dello spettacolo.

Si riparte, dunque, dalle dimissioni di Costanzo per seguire le prossime mosse del sindaco di Roma. Molti interrogativi dovranno trovare risposta al più presto: ad esempio circa la fine che farà l'attuale direttore artistico del Teatro di Roma, Giorgio Albertazzi (quota An). Perché mai gli uomini di Alleanza nazionale stavano al gioco raccogliendo le firme per difendere Proietti contro Costanzo? Ingenuità o opportunità? Come si è capito le vicende ruotate attorno al Brancaccio meritano davvero molta attenzione e sono destinate ancora a far discutere. A Sinistra, ancora una volta, non scherzano: sono andati in scena soltanto tre atti di una operazione di apparati per nulla conclusa.

Andrea Camaiora

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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