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numero 280
6 marzo 2008
 
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Bocciati

di Pietro De Leo - 28 luglio 2007

Leo Longanesi amava ripetere: «Tutto ciò che non so l'ho imparato a scuola». E' un'affermazione più che mai attuale. Il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha sbandierato, con ostentata soddisfazione, i dati relativi ai respinti all'esame di maturità, che quest'anno raddoppiano rispetto all'edizione dello scorso anno: 6,6 contro 3,3%. E' utile ricordare che la maturità di quest'anno, oltre che dal ritorno della commissione esterna, è stata caratterizzata dal caos organizzativo: sorvolando sulle fughe di notizie (che ormai, nell'era di internet e dei telefonini, fanno parte del folklore), non si possono tralasciare né l'errore contenuto nella prima prova di italiano su Dante Alighieri, né una virgola mal posta nella versione di latino, né - tanto meno - il problema destinato ai licei scientifici, che la maggior parte degli studenti ha ritenuto totalmente inadeguato, per difficoltà, al programma di quinta. Se questa è la «serietà di un esame» auspicata dal ministro, possiamo definire la maturità di quest'anno un vero fallimento.

Chiunque abbia un minimo di buonsenso auspica un esame selettivo, che segni una cesura reale tra chi è effettivamente pronto per l'università e chi, invece, non lo è. Allo stesso modo non possiamo dimenticare le tristi cronache ed immagini di una scuola che troppo spesso diviene teatro di bullismo, esibizionismi ed atti vandalici. Guardando certi video e leggendo certe testimonianze, il primo pensiero che viene in mente è l'opportunità del ritorno della punizione come primario fattore formativo. Ma non è questo ciò che chiede la società. Un esame non serve a stanare i «somaroni» e gli sfaccendati per bocciarli, ma a certificare effettivamente le competenze frutto di un cammino lungo cinque anni. Perciò l'equazione tanti bocciati=scuola prestigiosa ha dell'inquietante. Semmai è vero il contrario: se un discreto numero di studenti non riesce a superare l'esame, evidentemente c'è qualcosa che non va.

A tal proposito, l'errore di Fioroni sta nell'aver fatto passare un messaggio distaccato dalla realtà dei fatti, cioè che il prestigio di un sistema formativo si debba misurare dalla difficoltà dell'esame finale: quello di maturità, infatti, considerando tutto il periodo di preparazione, non dura più di un mese. Ma dietro questo mese dovrebbero esserci cinque anni di programmi calibrati al talento e alle aspettative degli studenti, e soprattutto devono esserci insegnanti scientificamente preparati, in grado di garantirne l'apprendimento. Così la scuola sarebbe davvero «seria», ma il ministro, alla richiesta di un sistema più libero, ha sempre fatto orecchie da mercante per piegarsi, in puro stile prodiano, ai diktat dei sindacati. Un sistema all'avanguardia prevede l'integrazione tra il momento dell'apprendimento e quello della verifica, che devono essere paralleli e in un rapporto proporzionale: l'assenza di questo equilibrio è sintomo di malfunzionamento. A questo punto, vista la situazione italiana, viene da chiedersi chi sia il vero bocciato. L'unica cosa certa, ad ogni modo, è che alla fine a rimetterci sono sempre gli studenti.

! Pietro De Leo
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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