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Antisraeliani o antisemiti?

di Vincenzo Merlo - 2 agosto 2007

La parola «fatwa» significa letteralmente «sentenza», ma nel linguaggio giornalistico ha assunto il significato di «vendetta decisa da un tribunale islamico». Qualcosa di simile ad una fatwa, ancorché decisa da un tribunale non islamico, ma molto... italiano, è piovuta nei giorni scorsi sulla testa di Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera, e conosciuto al grande pubblico italiano per le sue coraggiose prese di posizione sui pericoli provenienti dall'Islam fondamentalista nonché per la sua campagna di sensibilizzazione riguardo al tema dei cristiani perseguitati in ogni parte del pianeta.

La rivista Reset, mensile di politica e cultura di orientamento progressista, nel numero di luglio ha pubblicato un appello contro Magdi Allam (che ricorda da vicino, mutatis mutandis, proprio le vicende di una fatwa), a causa del suo libro Viva Israele. Tra i duecento aderenti all'appello anti-Allam, il fior fiore del «cattolicesimo democratico», che ancora trova ascolto in molte diocesi e parrocchie: si va da Agostino Giovagnoli, storico della Cattolica di Milano, ad Alfredo Canavero (giornalista di Avvenire), da Guido Formigoni (studioso di cattolicesimo), allo storico Franco Cardini, da Alberto Melloni (co-autore del manifesto-supplica ai vescovi italiani sui Dico), a Paolo Branca (docente di lingua araba alla Cattolica di Milano), fino al monaco Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose.

Che cosa ha fatto di male il giornalista egiziano per attirare su di sé gli strali di cotanta intellighenzia catto-progressista? Ha appunto scritto un libro, Viva Israele, in cui esplicita compiutamente il suo pensiero circa il pericolo proveniente dall'Islam fondamentalista, mettendo in guardia gli intellettuali italiani che assumono atteggiamenti di cedevolezza, anche consapevole, nei confronti di tale minaccia, e che invece si mostrano inflessibili nel denunciare gli errori dello Stato ebraico. La tesi centrale di Magdi Allam non si traduce, peraltro, in un'acritica esaltazione di Israele, ma vuole semplicemente evidenziare che il ritenere interlocutori legittimi coloro che condannano il terrorismo in generale, ma non quello contro gli israeliani (come, ad esempio, i Fratelli Musulmani), non porta da nessuna parte ed anzi si rivela, oltre che immorale, suicida. Il diritto alla vita - sostiene Allam - vale per tutti o è a rischio per tutti. «Allam - ha ben commentato il giornalista Dimitri Buffa - non utilizza Israele come principio di vita e l'Islam come humus del principio di morte. Sostiene semplicemente che il riconoscimento del diritto universale alla vita deve includere quello dei civili israeliani».

Ma che cosa dice esattamente il manifesto-fatwa contro il giornalista egiziano, da anni sotto scorta perché ripetutamente minacciato di morte? «Intendiamo protestare fermamente davanti alla sfrontatezza di chi afferma che le università italiane "pullulano" di "docenti collusi con un'ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all'essenza stessa della nostra umanità" - si legge nell'appello di Reset -. «Ci pare davvero eccessivo che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica "verità interpretativa" divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità... L'impostazione (di Magdi Allam, ndr) rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupante imbarbarimento dell'informazione», che alimenta «una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi e, in particolare, relativi all'Islam e alle questioni legate all'area mediorientale».

Che dire? Sembra di essere di fronte, più che ad una confutazione di una tesi, ad una sorta di scomunica collettiva. Ha scritto Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: «I firmatari dell'appello contro Allam bersagliano un libro per il solo fatto che esiste e il suo autore perché accusato di "tifare" per le ragioni di Israele». Ha ribadito Renato Farina su Libero: «Qui non è una semplice messa all'indice di un libro, ma il rogo per il suo autore, visto come kamikaze dell'Occidente. Che razza di capa hanno queste persone le quali si prestano a un gioco di società che somiglia a una roulette russa sulla tempia di uno che non la pensa come loro?». Già. Di fronte a questa vicenda vorremmo esprimere un solo pensiero: caro Magdi, non mollare.

Vincenzo Merlo

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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