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Le due facce dell'odio anti-occidentaledi Stefano Doroni - 31 luglio 2007 Da una parte ci sono certe moschee italiane dove si incita all'odio verso i cristiani e verso l'Occidente, dove gli imam predicano la guerra santa senza se e senza ma, come piace dire alle anime belle di casa nostra quando parlano della loro pace antiamericana; dall'altra una rete organizzativa non religiosa ma ideologica, quella dei Centri Sociali, che preferiscono la jihad di Bin Laden e delle cellule salafite che mettono a rischio anche l'Italia alla difesa che l'Occidente deve, o dovrebbe, mettere in atto per fronteggiare l'offensiva bellica dell'integralismo islamico. Gli imam estremisti ci vedono, in quanto occidentali, cristiani o ebrei, come l'incarnazione del Male da distruggere con l'eliminazione fisica e la demolizione della nostra cultura «infedele»; gli eredi rabbiosi della «meglio gioventù» di 30 anni fa vedono la cultura occidentale, liberale e democratica come il nemico assoluto perché è sopravvissuta alla malvagia utopia delle loro icone comuniste. Le moschee dell'integralismo e i Centri Sociali hanno dunque qualcosa in comune: la cultura dell'odio antioccidentale, antidemocratico, antiliberale su cui fondano la loro esistenza il totalitarismo teocratico e quello politico. Il nemico della libertà e della pace ha dunque due facce: una religiosa estremistica, l'altra ideologica, altrettanto radicale e altrettanto pericolosa. Le forze dell'ordine sono impegnate a scoprire e chiudere le moschee dove si predica la jihad e si sostiene il terrorismo; e devono anche occuparsi di monitorare i Centri Sociali e chiudere quelli particolarmente pericolosi, com'è accaduto per il Gramigna di Padova, che spiccava per la solidarietà con le Brigate Rosse. Il punto di contatto fra sinistra estrema e jihadismo islamico l'aveva individuato con chiarezza proprio la brigatista Nadia Desdemona Lioce quando dichiarò che «le masse arabe e islamiche espropriate» sono il naturale alleato dei «proletari» (era il marzo del 2003). È perciò naturale che nei Centri Sociali, che del comunismo radicale sono le cellule, si respiri la solidarietà al jihadismo islamico, ideologizzato e trasformato - in modo del tutto velleitario e unilaterale - in massa a disposizione della rivoluzione collettivista. Se è pericolosa la predicazione degli imam fondamentalisti, altrettanto lo è l'arroganza ideologica di questi estremisti politici che sono particolarmente abili nel dissimulare, cioè nel fingersi quello che non sono: pacifisti, buoni, tolleranti, giusti. Anzi, proprio perché si ritengono sempre dalla parte della ragione per una loro presunta superiorità morale, si permettono di rigettare con sdegno le azioni che ripristinano la legalità, come lo sgombero del Gramigna, uno spazio scolastico proditoriamente occupato da anni con il solito arrogante stile da «esproprio proletario»: quelli del Gramigna accusano «la politica fascista di questo governo che chiude spazi di socialità e arresta i compagni». I soliti paroloni a effetto che non significano niente, ma veicolano solo la cultura dell'odio di cui sono impregnati i Centri Sociali. Governo «fascista»: ecco lo spauracchio moralista con cui nascondere le proprie macchie e calarsi nel ruolo delle vittime innocenti. «Spazi di socialità»: qualcuno potrebbe spiegarci cosa vuol dire? È un'espressione talmente vuota da poter essere riempita con tutto quello che fa comodo. «Socialità» suona bene, è buonista, allude ad uno spirito d'accoglienza che però è sconosciuto nei Centri Sociali, perché la loro ideologia è quanto di più razzista si possa immaginare, dal momento che insegna a considerare nemici ed esseri inferiori tutti quelli che non la condividono o anche solo si permettono di nutrire qualche dubbio in merito (se non sei d'accordo con loro sei «fascista»). Ben venga dunque lo sgombero del Gramigna. Ma non possiamo abbassare la guardia: la rete dei Centri Sociali è diffusa, l'ideologia dell'odio è fiorente, il lavoro da fare per estirparla è lungo e faticoso. E c'è pure da considerare che schegge di questo pericoloso estremismo ideologico la maggioranza di Prodi, ricattata dalla sua componente comunista, se le trova in Parlamento (dice niente Francesco Caruso onorevole?) e se le culla in seno offrendo loro posti di rilievo: pensiamo a Sergio D'Elia, ex terrorista di Prima Linea condannato a 25 anni per l'omicidio dell'agente Fausto Dionisi nel 1978, e ora segretario di presidenza della Camera; o al famoso Daniele Farina, già capo del tristemente noto Centro Sociale Leoncavallo di Milano, oggi nientemeno che vice-presidente della Commissione Giustizia della Camera. Ironia più atroce di quella che raccontano questi esempi non si può certo immaginare. Tiriamo dunque sospiri di sollievo quando Centri Sociali come il Gramigna vengono fatti sgombrare; ma possiamo fidarci di una coalizione politica che accoglie e promuove anche i campioni dell'odio ideologico pur di poter tirare a campare e tenersi stretto un potere vacillante? La risposta è scontata: nell'elenco di chi deve sgombrare il campo figura anche il governo Prodi.
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Ragionpolitica, periodico on line n.223 del 30/7/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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