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6 marzo 2008
 
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Scuola. Fioroni insiste con i palliativi

di Francesco Pasquali - 2 agosto 2007

Il ministro Fioroni continua a regalarci brutte sorprese alla vigilia delle vacanza estive. Dopo i guasti prodotti dalla reintroduzione delle commissioni esterne per gli esami di maturità e il varo del decreto legislativo che obbliga le Università a tenere conto dei voti ottenuti nella scuola secondaria superiore ai fini del punteggio per l'accesso alle facoltà con numero chiuso, il ministro dell'Istruzione escogita un altro palliativo pur di non intraprendere una seria riflessione sui mali della scuola.

Fioroni, dato che tre studenti su quattro non recuperano e arrivano alla maturita' con un fardello di debiti, intende risolvere il problema ripristinando l'esame di riparazione. Ma gli esami di riparazione, che nelle scuole secondarie superiori sono stati aboliti nel 1995 con la legge 352 dell'8 agosto di quell'anno e sostituiti con appositi corsi, non sono la cura per la bassa preparazione degli studenti. Le cause vanno ricercate nella didattica, dal livello di preparazione dei docenti, agli anni di insegnamento che hanno alle spalle (gli insegnati over 50 sono circa il 48,7% contro una media Ue del 34%), al numero di ore dedicate alle materie scientifiche. Come è possibile che gli studenti con il numero maggiore di docenti (oltre 950 mila) e il numero di ore di lezione superiore alla media europea non raggiungano risultati dignitosi?

Le indagini Pisa indicano ormai da circa 10 anni che la preparazione degli studenti italiani è complessivamente sotto la media europea. Nella graduatoria dei 30 Paesi gli studenti nelle prove di matematica, scienze e lettura si sono classificati in fondo nonostante nelle scuole italiane ci sia un rapporto studenti/docenti (11) inferiore di 2 punti rispetto alla media Ocse (13,3). Il ministro Fioroni dovrebbe riflettere sul fatto che il 96% del budget per la scuola serve per il pagamento degli stipendi e non per aumentare la qualità dell'istruzione. La scuola italiana è un grosso buco nero, che non centra l'obiettivo principale: creare capitale umano e sociale. La scuola, infatti, non garantisce agli studenti alcuna forma di mobilità sociale. Il futuro degli studenti continua ad essere vincolato dal bagaglio d'istruzione della famiglia di provenienza: il figlio di un diplomato ha il 25% delle possibilità in meno di proseguire gli studi in un liceo rispetto al figlio di un laureato. La mobilità sociale in Italia è al 6%, negli Stati Uniti è al 20%.

Non c'è collegamento tra scuola e mondo del lavoro, e la cancellazione delle innovazioni introdotte durante il governo Berlusconi è stato un passo indietro. L'età media di ingresso nel mondo del lavoro è di oltre 25 anni a fronte di una media che va dai 21 ai 23 anni nei Paesi economicamente avanzati; dopo 3 anni dal diploma, il 15% è ancora disoccupato (quasi il 30% al Sud); tra i 15 e i 19 anni il 35% non è né a scuola né al lavoro; il 45% dei 15-35enni svolge un lavoro non coerente con il percorso formativo svolto. Inoltre andrebbero previste più ore per la matematica e la scienza, ma si aprirebbe un problema sindacale: cosa faranno dopo le migliaia di insegnanti di lettere e filosofia di ruolo e in graduatoria?

! Francesco Pasquali
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