RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

I silenzi d'agosto

di Stefano Doroni - 9 agosto 2007

Mentre la macchina festaiola dell'estate gira a pieno regime, nel nostro Paese continuano a compiersi, nel silenzio dei media, troppi silenziosi atti di crudeltà, di inciviltà, di vera e propria barbarie ai danni soprattutto delle donne. Quelle donne che proprio il governo Prodi sembra voler proteggere e promuovere, magari con l'idea delle cosiddette «quote rosa». Ma di quali quote possono occuparsi le povere donne e ragazze islamiche immigrate in Italia con famiglie in cui vengono continuamente maltrattate, segregate, picchiate, e talvolta uccise, come Hina, massacrata perché voleva amare un ragazzo italiano e vivere all'occidentale? Sono tantissime le lettere che giungono all'ACMID (Associazione Comunità Marocchina delle Donne in Italia) della coraggiosa Souad Sbai e che raccontano di violenze, vessazioni, percosse. Magari perché una figlia non vuole portare il velo e vuol sentirsi libera di vivere e vestirsi come le pare; o perché una moglie parla troppo o ascolta le discussioni degli uomini (e allora le viene spaccata la bocca a sberle); o ancora perché una giovane donna, dopo aver partorito una figlia al suo aguzzino (moglie italiana di marito islamico), si rende conto che è il momento di fuggire con la bimba dai suoi genitori e in questo caso gli assistenti sociali della civile Italia difendono i diritti dell'uomo di vedere la figlia quando sanno benissimo che ha esercitato ogni violenza sulla povera donna che l'ha messa alla luce.

Molte di queste donne fuggono in Francia, e lì trovano finalmente una dignità che qui da noi è loro negata, anche a causa di una legislazione improntata ad un pusillanime principio di multiculturalità che permette ai violenti di avere sempre ragione o di non essere mai perseguiti come meriterebbero. E non c'è bisogno di arrivare agli estremi limiti dell'omicidio, come nel caso di Hina, per poi trovarsi spettatori di un processo-farsa, dove non vengono ammesse come parte civile quelle donne marocchine che vogliono dare un segno di presenza in una vicenda che le riguarda tutte come donne musulmane, minacciate tutte dalla lettura integralista dell'Islam. Senza arrivare a questi limiti, sono molti, troppi, i casi di insopportabile violenza che accadono fra le pareti domestiche dove il maschio islamico è padrone assoluto delle donne che popolano la sua casa. Intendiamoci: non si vuol dire con questo che tutti gli islamici siano assassini di figli o battano le mogli a piacimento, non ce lo sognamo nemmeno; ma purtroppo esistono anche quelli, e se ce ne fosse solo uno sarebbe già troppo, in un Paese che si definisce democratico e civile e poi dimostra di non alzare un dito per ribadire in maniera efficace e di fronte a chiunque - soprattutto ai prepotenti - quei principi di umanità e quei diritti sacrosanti senza i quali non c'è civiltà, ma solo barbarie o delittuosa indifferenza.

Con l'avvento del governo Prodi, marchiato a fuoco dal timbro ideologico della sinistra comunista, si è toccato il fondo. Di fronte al pericolo sociale dell'Islam radicale, che non è solo una lontana questione di montagne afghane e talebani, ma serpeggia come un veleno in molte moschee e perfino famiglie immigrate dalle nostre parti, il governo di sinistra spalanca le frontiere, demolisce la politica del controllo sull'immigrazione lasciando che chiunque penetri in Italia a suo piacimento. Quando proprio di un serio controllo ci sarebbe bisogno per cercare almeno di arginare un po' certi eccessi. Invece c'è chi preferisce parlare a vanvera di tradizioni «siculo-pakistane», in modo quasi da giustificare gli eccessi dell'Islam violento e maschilista: di questa multiculturalità non sappiamo che farcene, e non lo sanno nemmeno le donne islamiche umiliate dal cinismo e dall'impeto criminale dei loro mariti, dei loro padri, dei loro parenti uomini. Non sappiamo che farcene di un ministro come Paolo Ferrero che dichiara di essere il «ministro dei clandestini».

Qui è la giustizia, è il senso di pietà, sono i diritti umani che rischiano di entrare in clandestinità, dimenticati dall'ignavia di chi si illude di restare esente da tragedie e da atti di violenza generalizzata o terrorismo accettando passivamente ogni sopruso, ogni violazione dei più elementari diritti di ogni persona. Non sono un certo tipo di islamici a dover rinnegare la loro cultura; sono Paesi come il nostro che devono imporre loro il rispetto di certi valori che qui da noi, in Occidente, dovrebbero essere sacri. I diritti umani vengono prima della democrazia, prima delle convenienze ideologiche e prima dei meschini equilibri politici da assicurare per restare aggrappati agli scranni del potere. E invece tutto passa nel silenzio. L'Italia della sinistra pacifista a senso unico e del buonismo un tanto al chilo finisce per difendere i padri che sgozzano, i fratelli che menano, i mariti che picchiano, piuttosto che le figlie che muoiono, le sorelle che piangono, le mogli che sanguinano, insomma quelle donne che sotto il loro velo portano il fardello di un silenzioso e impotente dolore.

! Stefano Doroni
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.224 del 7/8/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata