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Dalla storia alla politicadi Raffaele Iannuzzi - 11 agosto 2007 La comparazione analitica aiuta a capire meglio il presente. Dai fatti al pensiero: prendiamo la Francia. Alain Badiou, filosofo, professore emerito all'Ecole normale supérieure, intervistato più di tre settimane fa da Le Monde (14 luglio), non esita a dichiarare che «l'intellettuale di sinistra è in via d'estinzione, tanto meglio». La vittoria di Sarkozy ha mutato lo scenario intellettuale francese e non può non interessare anche l'Italia. Non soltanto sul piano politico, ma propriamente sul piano del rapporto tra i mutamenti attuali, dovuti alla globalizzazione così come si declina in Europa, e il pensiero politico. Badiou constata che, con la vittoria di Sarkozy, la sinistra subisce un colpo mortale. Si chiude il ciclo storico del dopoguerra che egli definisce efficacemente il «sistema gollista-comunista» e si apre una fase determinata da un'alleanza tra il grande capitale e i poteri istituzionali. Una realtà interamente nuova e governata dalla destra postmoderna sarkozista. Uno choc per la casta intellettuale francese di sinistra che teneva sotto schiaffo la cultura, tant'è vero che, annota Badiou, «quando un intellettuale era di destra, aveva dei complessi». Badiou oltre Bertinotti, il quale, in una «sessione di gruppo» con il gruppo psicanalitico-politico di Fagioli, a Roma, aveva osservato come i ritardi della cultura di sinistra nei confronti della destra fossero intollerabili, poiché non avrebbe mai dovuto esserci scandalo nello schierarsi a destra, sentendosi un paria in patria. Ma il filosofo francese è tutt'altro che banale, non ama le mezze misure, ma non vaneggia e il suo è un discorso di rara lucidità analitica. E' infatti vero che, con Sarkozy, cambia tutto e ciò non perché la sua durezza destrorsa costringa i francesi in una gabbia d'acciaio, ma in quanto i mutamenti dell'era della globalizzazione ormai matura da un lato radicalizzano secondo i classici criteri destra-sinistra, ma dall'altro premiano chi è in grado di compiere una vera sintesi politica. Chi è in ritardo a questo livello, perde. La sinistra è in ritardo e così è destinata a perdere. Badiou è un filosofo radicalmente di sinistra, vicino alle moltitudini ed ai sans papiers, antagonistico nel pensiero e secco nelle analisi, dunque un avversario con i fiocchi. In Francia esiste ancora un pensiero di sinistra perché esiste ancora una tradizione repubblicana di sinistra. In Italia non esiste più un vero pensiero di sinistra, mentre sopravvive l'organizzazione di una forma-partito, i Ds, priva di qualsiasi referente culturale e destinata allo smarrimento ideologico ed al fallimento politico. Insieme a quel grande enigma tecnocratico che si chiama Pd. Badiou, dunque, aiuta a capire le ragioni della sconfitta della sinistra in Italia e, nello stesso tempo, riapre la questione della sinistra come questione politica e intellettuale. Sarkozy non si sottrae al confronto aperto. Il che non equivale a ridurre la sua strategia ad un sistematico processo di assimilazione degli spezzoni più culturalmente avanzati e politicamente spendibili della sinistra socialista, perché si rischia così di scambiare l'effetto con la causa. Sarkozy ingloba nel suo progetto perché il suo disegno politico è forte sia sul piano intellettuale che sul piano politico. Un caso di studio per il nostro Paese. Soprattutto se confrontiamo le sue soluzioni strategiche, frutto di un rigoroso approccio intellettuale, con la debolezza strutturale della sinistra, che giustamente Badiou vuole vedere esaurita in modo da vederla rifondata. Due lezioni ci giungono dalla Francia di Sarkozy: primo, non si governa oggi senza una strategia politica di lungo periodo fondata su un'autentica sintesi cultural-politica e politico-culturale; secondo, i sistemi politici non sono tutto, ciò che cambia lo scenario sono le azioni profondamente radicate in un giudizio sulla storia e sul presente: dalla storia alla politica. Questa è un'operazione anche intellettuale di grande portata, che conferisce spessore ancora una volta al pensiero politico degli intellettuali che non si accontentano di stare sulla soglia della storia, andando a caccia degli epifenomeni, ma spingono il pensiero là dove le vicende storiche diventano levatrici di mutamenti reali. Li riconoscono e li concepiscono. Senza questa declinazione specifica, la politica è destinata a tramutarsi nella parodia del governo: retorica e propaganda.
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Ragionpolitica, periodico on line n.224 del 7/8/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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