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Contro il «mercatismo»

di Gianteo Bordero - 9 agosto 2007

Da leggere, rileggere, rimasticare. E' davvero un contributo di notevole spessore culturale e politico quello che Giulio Tremonti ha presentato ai giovani di Forza Italia il 14 luglio scorso. Non soltanto perché contiene, in nuce, le linee guida per l'elaborazione del programma di governo che il centrodestra presenterà agli elettori quando questi saranno nuovamente chiamati alle urne; ma anche e soprattutto perché traccia le coordinate culturali di una vision fuori dagli schemi soliti con cui oggi si affronta la questione della politica e del suo ruolo.

Un tempo non banale

Il punto da cui partire - dice Tremonti - è la presa d'atto che, in questi ultimi anni, la realtà del mondo è cambiata: «La carta politica che abbiamo davanti è cambiata, come per effetto di una rivoluzione... Viviamo un tempo non banale, non normale. Un mondo in cui l'apparenza è ancora - per ora - quella di vivere a velocità costante, quasi in un noioso continuum esistenziale. Ma la sostanza delle mutazioni in atto è rivoluzionaria». E' già accaduto altre volte: all'inizio del ‘500, dopo la scoperta dell'America, e all'inizio dell'800, dopo la Rivoluzione francese. Ed è così oggi, all'inizio del XXI secolo. «Nel luglio 1989 - spiega Tremonti - ho scritto sul Corriere della Sera un articolo che provo a sintetizzare come segue: si è spezzata la catena Stato-territorio-ricchezza. Prima lo Stato controllava il territorio e con questo la ricchezza (che stava infissa sul territorio: agraria, mineraria, paleo o proto-industriale) e per questo aveva il monopolio della politica (batteva moneta, levava le tasse, faceva la giustizia). La globalizzazione avrebbe invece (si era solo nel 1989...) dematerializzato ed internazionalizzato la ricchezza, così erodendo le basi del vecchio potere politico nazionale. Così, mentre il primo '89 era stato l'anno di avvio di rivoluzioni "parlamentari" (la costruzione politica dello Stato nazione), il secondo '89 sarebbe invece stato anno di avvio del processo contrario». E così è accaduto.

Quali sono state le conseguenze? Che alla vecchia ideologia dello Stato che poteva tutto, che tutto controllava, se ne è sostituita un'altra, il «mercatismo», in cui a farla da padrone incontrastato era ora il mercato, divenuto - come lo Stato nelle ideologie comuniste - onnipotente, capace in quanto tale di risolvere tutti i problemi del vivere sociale. Così «il nuovo mondo, unico e globalizzato, ha prodotto un suo proprio tipo di pensiero nuovo, il pensiero unico». Ma anche questa ideologia non ha avuto vita lunga: «E' durato solo un decennio. La sequenza mercato unico-mondo unico-uomo a taglia unica ha in specie espresso un prodotto a veloce consumazione».

Dunque, stando così le cose, su quali basi è possibile reimpostare l'azione politica nel tempo presente? Innanzitutto non facendo leva, nell'attività di governo della cosa pubblica, su formule ideologiche, ma empiriche, che nascano dall'osservazione della realtà: «"Market if possible, government if necessary". E' questa - afferma Tremonti - una formula politica di tipo non universale, ma all'opposto, per definizione, di tipo particolare. Una formula che mira a soluzioni ad hoc, basate sull'equilibrio dinamico tra princìpi diversi e tra di loro potenzialmente opposti. E' questo precisamente il tipo di politica che si è preso a fare nella Francia di Sarkozy». Ma questo criterio non basta, perché la realtà «non è fatta solo di economia».

Due visioni della società

E qui arriviamo al punto centrale del ragionamento dell'ex ministro del governo Berlusconi. Se oggi l'economia di mercato è una realtà comunque vincolante per i governanti, un dato di fatto a cui chi amministra la cosa pubblica deve - più o meno volentieri - sottostare, è altrove che va cercata quella che Tremonti chiama la «dividente» tra gli schieramenti politici. Tale dividente «non è più sul modello economico ma sulla visione, sul disegno, sulla struttura della società... L'essenza della realtà è nella società ed è qui che nella dialettica storica tra destra e sinistra continua la politica... Prosegue nello sviluppo e nel confronto tra due diverse visioni della società. Semplicemente, il vettore della storia ha ripreso a muoversi, dall'economia alla società, dal materiale allo spirituale. Non è la fine del mercato. Ma è la fine dell'idea che il mercato possa essere la matrice totalizzante esistenziale, la base di un nuovo materialismo storico».

La sinistra

Qual è il modello di società della sinistra odierna? Per rispondere a questa domanda è necessario prendere atto del percorso che ha portato alla crisi delle categorie-base della sinistra storica, una crisi che va di pari passo con quella della modernità. Sono tre, per Tremonti, i capitoli di questa grande crisi. Primo: «Basta guardare alle mutazioni intervenute nei processi produttivi, basta guardare un personal computer, per capire che la vita non è più massa, non è più collettivo, non è più grandi numeri». Secondo: «La ragione non fornisce più spiegazioni totalizzanti offerte nella forma della progressiva illuminazione. Lo sviluppo scientifico non è tutto positivo e tutto lineare. Per la prima volta nella storia, ciò che è possibile tecnicamente, non è detto che sia anche lecito moralmente». Terzo: «Lo Stato nazionale (il container ed insieme l'hardware della ideologia di sinistra applicata alla società) è in crisi storica di potere, proprio per effetto della globalizzazione che ne ha eroso le basi... E' in specie finita l'età del debito pubblico usato come leva sociale di transfert dall'alto verso il basso. E' così che la sinistra non può essere più identificata con la sua essenza di politica sociale: con la spesa pubblica fatta a debito».

La risposta della sinistra al naufragio del suo modello sociale e politico tradizionale è stata, se possibile, ancor più disastrosa. Non vi è stato, infatti, un serio ripensamento delle cause di tale naufragio, non vi è stata una presa d'atto delle ragioni che stavano alla base dei cambiamenti globali, non vi è stato il tentativo di affrontare alla radice la crisi d'identità. Al contrario, si è solamente assecondata la deriva relativista delle società europee. Col '68 - afferma Tremonti - la sinistra «ha spogliato gli altari. E, come si dice, se non credi più a niente finisci per credere a qualsiasi cosa». Col risultato che oggi alla sinistra non resta che il veltronismo: «Un '68 aggiornato. La vecchia sinistra parlava di bisogni. La nuova supera questa frontiera, passando dai bisogni ai desideri. In questa nuova prospettiva politica, non è necessario garantire qualcosa, è sufficiente promettere tutto. Il veltronismo è il riformismo gratuito: il mio impegno è il vostro desiderio».

La destra

E sono proprio le parole che la sinistra sessantottina e veltroniana ha messo da parte, cancellandole dal suo vocabolario, quelle che definiscono la visione della società della destra, le parole con cui presentare una nuova proposta politica agli elettori. Tremonti ne individua cinque: autorità, responsabilità, valore, identità, ordine.

Autorità: «Il '68 ha portato con sé la morte dell'autorità. Noi invece vogliamo più autorità nella vita pubblica. Non si può abrogare per legge il '68. Ma molto si può fare anche per legge».

Responsabilità: «Per la sinistra tutto è statale e perciò tutto è legale. Assolto il dovere fiscale, sei liberato dai doveri sociali. Dagli antichi doveri verso te stesso, verso la tua famiglia, verso la tua comunità. Per la sinistra tutta la società si identifica infatti verso l'alto, con lo Stato. La sua visione è totale e verticale. Il disegno sociale è quello rigido, tecnico, tipico di un grande vecchio mainframe computer. All'opposto, il nostro disegno politico riflette la struttura reale ed attuale della società in cui viviamo e per questo non è solo verticale, è anche orizzontale, flessibile, federale nel senso radicale del foedus. In questi termini è un disegno che segue il tracciato di internet. La nostra visione non è nel dictum tatcheriano, dialetticamente opposto allo statalismo della sinistra: "Non esiste la società, esistono solo gli individui". Per noi è l'opposto dei due opposti. Non solo esistono gli individui. Non solo esiste lo Stato. Esistono anche nell'intermedio, le famiglie e le comunità. La formula politica nuova ed unificante è proprio in questa dimensione. Una visione che è insieme vecchissima e nuovissima. Che è insieme sociale e morale. In una parola è nel senso politico generale proprio della parola responsabilità».

Valori: «Il nostro problema non è creare, come in un progetto di una ingegneria sociale e di mutazione genetica, valori nuovi e post-moderni. Il nostro problema, in una età di crisi universale, è quello di conservare valori che per noi sono eterni. Rispetto al consumismo, noi preferiamo il romanticismo. Non i valori dei banchieri centrali, ma i valori dei nostri padri spirituali».

Identità: «La difesa dell'identità è la difesa delle nostre diversità tradizionali, storiche e basiche: famiglie e "piccole patrie", vecchi usi e consumi, vecchi valori. Al fondo c'è qualcosa di molto più intenso che una parodia bigotta della tradizione. E' un misto di paura e di orgoglio, una riserva di memoria, un retroterra arcaico e umorale che negare, comprimere o sopprimere, non solo è difficile. E' dannoso. Saremo infatti più forti, nel futuro, solo se saremo più ancorati al nostro passato».

Ordine: «Non servono nuove figure di reato. Serve la concreta ed anche territoriale applicazione di quelle che già ci sono».

E' attorno a questo vocabolario e a ciò che esso sottende che si gioca, in buona parte, il futuro del centrodestra. E non solo.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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