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Global warming e false accuse all'Occidente

di Anna Bono - 11 agosto 2007

C'è qualcosa di maligno nel fervore con cui mezzo mondo accoglie qualsiasi teoria purché incrimini l'Occidente di qualche misfatto, assecondando un lucido intento di demoralizzazione al quale si accompagna una altrettanto lucida, sistematica strategia incessantemente volta ad estorcergli denaro, con qualunque pretesto. In ordine di tempo l'ultima accusa rivolta all'Occidente è quella di aver provocato un drastico cambiamento climatico di cui i Paesi poveri pagano le maggiori conseguenze. Invano migliaia di scienziati, tra cui ad esempio l'italiano professor Franco Battaglia, cercano di spiegare che ancora non è dimostrato che sia in atto un processo costante di global warming, che l'origine antropica di eventuali aumenti della temperatura terrestre è al momento da ritenersi alquanto improbabile e infine che tali aumenti, ove si verificassero, non avrebbero necessariamente conseguenze catastrofiche, potrebbero al contrario rivelarsi utili al pianeta e benèfici per il genere umano.

Lo scorso aprile il Simposio internazionale sui popoli autoctoni svoltosi ad Oxford ha elencato le conseguenze del «surriscaldamento dovuto alle attività umane nei Paesi industrializzati e alle emissioni di gas serra», descrivendo uno scenario che sembra tratto da un film di fantascienza più che rispecchiare fenomeni reali: «Gli Inuit dell'Artico non possono più cacciare in sicurezza perché il ghiaccio si rompe attorno a loro. Gli isolani del Pacifico vedono scomparire gli atolli di corallo sotto il mare. Gli abitanti dei Caraibi sono colpiti da violenti temporali. Le tribù del Borneo vedono le loro foreste pluviali prendere fuoco. I tibetani si chiedono perché i loro sacri ghiacciai si stanno sciogliendo e perché le loro piante medicinali stanno scomparendo» (MISNA, 9 agosto 2007).

Il mese successivo Babagana Ahmadu, in qualità di commissario per lo Sviluppo agricolo nonché di direttore della Commissione agricoltura dell'Unione Africana, ha illustrato al Parlamento Panafricano i contenuti di un rapporto nel quale si legge come i cambiamenti climatici in Africa stiano compromettendo «in maniera sempre più grave risorse idriche, agricoltura, sanità e inoltre ecosistemi e biodiversità sia delle zone forestali che di quelle costiere» (ancora MISNA, 16 maggio 2007). Nel presentarlo all'assemblea ha detto tra l'altro: «I danni ambientali in Africa sono causati dai comportamenti dei Paesi occidentali e per questo chiediamo alle Nazioni occidentali di aiutarci ad affrontare l'impatto di questi problemi». I parlamentari hanno discusso la proposta di Ahmadu e hanno concluso che effettivamente l'Occidente deve «ripagare i danni» all'Africa.

Il 9 agosto, Giornata internazionale dei popoli indigeni, Benita Ferrero-Waldner, responsabile delle Relazioni esterne e della Politica europea di vicinato della Commissione Europea, dando anche lei per certo il global warming, ha assicurato l'impegno dell'Unione Europea in favore della riduzione del consumo energetico e della sensibilizzazione sul problema del riscaldamento planetario, al fine di garantire la sopravvivenza dei popoli indigeni: «I cambiamenti climatici rappresentano una particolare minaccia per le popolazioni la cui identità è profondamente legata alla terra e agli elementi naturali. L'aumento del livello del mare, la scomparsa dei ghiacciai e la desertificazione di regioni in passato ricche di risorse e fertili minacciano la loro stessa sopravvivenza sia come individui che come popoli».

Celebrando la stessa ricorrenza, le Nazioni Unite si sono unite - e non per la prima volta - al coro ecocastrofista. «Dovremmo ascoltare i popoli indigeni. Con la loro vasta esperienza dell'ambiente in cui vivono possono e devono giocare un ruolo cruciale negli sforzi globali per contrastare i cambiamenti climatici»: questo è stato l'appello di Sha Zukang, sottosegretario generale per gli Affari economici e sociali, che ha voluto anche lui porre l'accento sulla particolare vulnerabilità dei popoli indigeni ai fattori ambientali negativi.

! Anna Bono
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