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Food miles: il dilemma no globaldi Anna Bono - 14 agosto 2007 Gli ideatori dello slogan no global «un altro mondo è possibile» si stanno accorgendo che metterlo in pratica è tutt'altro che semplice.Ad esempio, dopo tante campagne di sensibilizzazione per sostituire i biocarburanti alla benzina e al gasolio derivati dal petrolio - «potrebbe ridurre del 70% le emissioni di gas serra dovute al trasporto privato e dare nuova spinta produttiva e occupazionale all'agricoltura creando una domanda per fini energetici dei prodotti agricoli» - si accorgono di aver combinato un bel guaio al quale non sarà facile porre rimedio. Il problema è che i biocarburanti si ricavano da mais, soia, canna da zucchero, palme e altri raccolti, persino dal siero del latte. L'impiego di questi prodotti per uso non alimentare ne aumenta la richiesta e quindi il prezzo, il che si traduce in un costo crescente di mangimi, farine, oli vegetali e di tutta una serie di generi alimentari di base o comunque di uso comune: dal pane ai gelati, dalla pasta ai latticini. Un altra battaglia noglobal a tutela dell'ambiente e della biodiversità è quella volta a combattere global warming e inquinamento riducendo drasticamente la quantità di passeggeri e merci trasportati ogni giorno da un capo all'altro del pianeta. Per i noglobal ecocatastrofisti si tratta di una priorità indiscutibile. D'altra parte, però, per un mondo più giusto, i noglobal lottano anche per abbattere gli ostacoli che secondo loro impediscono ai prodotti agricoli del terzo mondo di raggiungere i mercati internazionali. Ma difendere la natura ed esportare nei paesi industrializzati i raccolti coltivati nei paesi in via di sviluppo di Africa, Asia e America Latina sono due obiettivi incompatibili, come stanno toccando con mano i contadini africani, in particolare quelli del Kenya che, per la sua posizione geografica a cavallo dell'equatore, è in grado di rifornire tutto l'anno di fiori, frutta e ortaggi i mercati europei. Il fatto è che, grazie all'impegno ambientalista, cresce in Europa la preoccupazione di rispettare la natura e salvare il mondo dalla catastrofe. In Gran Bretagna, ad esempio, si incomincia a badare ai costi ambientali misurati non solo in termini di erosione del suolo e contaminazione da pesticidi e diserbanti, ma anche di food miles, le miglia che separano i prodotti dai consumatori e che, a quanto pare, diventano particolarmente micidiali per l'ecosistema se vengono percorse sugli aeroplani che consumano 40 volte più carburante che le navi e contaminano di anidride carbonica direttamente l'alta atmosfera (MISNA, 9-8-2007). Per questo alcuni supermercati hanno già adottato l'accorgimento di applicare la sagoma di un aeroplano alle merci importate dal Kenya: un'iniziativa, quella degli airplain stickers, che, se mai venisse imposta a tutti i punti vendita, potrebbe danneggiare le colture destinate all'esportazione transcontinentale. Tanto è reale la minaccia che i floricoltori kenyani hanno cercato di correre ai ripari con una ricerca svolta presso l'università britannica di Cranfield dalla quale risulterebbe che le emissioni di anidride carbonica imputabili ai viaggi aerei necessari per trasportare i fiori recisi dal Kenya all'Inghilterra sono del 5,8 inferiori a quelle delle serre dei floricoltori olandesi che per la maggior parte dell'anno consumano quantità enormi energia. Ma le piantagioni del Kenya non sono le sole a temere il fattore food miles. La lotta contro i costi ambientali dei trasporti potrebbe avere ripercussioni di portata ben più vasta. Tra l'altro ne risentirebbe, forse fino a scomparire, il settore del commercio «equo e solidale», tanto caro ai noglobal, il quale tratta praticamente solo merci che devono percorrere migliaia di chilometri per raggiungere i consumatori e richiedono quindi elevate emissioni di anidride carbonica, tanto meno tollerabili dato il carattere superfluo di gran parte dei prodotti commercializzati che infatti già contrasta con gli appelli degli stessi noglobal a stili di vita più sobri e parsimoniosi.
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Ragionpolitica, periodico on line n.225 del 13/8/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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