|
|||||||
|
|
Prodi, il teologo delle tassedi Gianteo Bordero - 21 agosto 2007 Le tasse di Prodi soffocano gli italiani e mettono alle corde il sistema-Paese, ma il presidente del Consiglio che fa? Tutto gongolante strumentalizza alcune parole pronunciate al Meeting di Rimini dal cardinal Bertone e le interpreta come una benedizione alla sua politica fiscale. La sfacciataggine del Professore è davvero senza confini. Che cosa ha detto, in realtà, il segretario di Stato vaticano? Ha detto, sì, che le tasse vanno pagate, ma ha aggiunto che ciò deve avvenire «secondo leggi giuste». Il porporato non si è spinto oltre, ma ciò è bastato a Prodi e ai giornali che lo sostengono per far passare le sue parole come un beneplacito della Chiesa all'azione del governo. Peccato che contro l'interpretazione prodiana del verbo cardinalizio e contro la legittimità di una tassazione esasperata militino, come ricordava ieri dalle pagine de Il Giornale Paolo Del Debbio, i più grandi teologi e pensatori cristiani, da Agostino d'Ippona a Tommaso d'Aquino, fino alla scuola di Salamanca. Non esiste, nella dottrina cristiana riguardante i doveri del credente nei confronti del potere costituito, alcun imperativo categorico che imponga di dare a Cesare più di ciò che gli è dovuto. E il dovuto non può in alcun caso essere ciò che serve alla persona per tirare avanti, per mantenere dignitosamente una famiglia e per far crescere i figli. Quando ciò accade, non ci troviamo più di fronte a un governo che ha di mira il bene comune (il principio cardine della dottrina sociale cristiana), ma ad un potere che mira esclusivamente al mantenimento di se stesso, delle sue clientele e dei suoi affari. Perciò, quando il cardinal Bertone dichiara che «le tasse vanno pagate secondo leggi giuste», ribadisce ciò che la Chiesa cattolica ha sempre detto, invitando i governanti ad ispirare la loro azione al principio della giustizia. Un criterio, questo, che non nasce dal diritto positivo, ma preesiste ad esso; un criterio, cioè, appartenente a quel diritto naturale che nessun governo e nessun potere potranno mai cancellare, pena la loro trasformazione in autoritarismo arrogante e arbitrario. Dire dunque che le tasse vanno pagate è un'ovvietà, mentre sottolineare che ciò deve avvenire secondo leggi giuste lo è di meno, perché individua il discrimine in base al quale l'imposizione fiscale può essere accolta o meno, il punto di equilibrio che separa il doveroso contributo al bene comune dal sopruso perpetrato ai danni della persona, della famiglia, della comunità. Il principio evangelico, spesso citato a sproposito, del «dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», non significa che il credente debba sempre e comunque, durante la sua esistenza terrena, obbedire all'autorità civile. Semmai, significa che quando l'autorità civile si pone in aperto contrasto con il diritto naturale, che Dio stesso ha posto nell'ordine della creazione e nella coscienza di ogni uomo a garanzia della sua libertà, allora la persona può legittimamente opporsi ad essa. Da questo punto di vista, le parole con cui Prodi, qualche tempo fa, si è lamentato del fatto che i parroci, nelle loro omelie, non parlano del dovere di pagare le tasse, lasciano trasparire una interpretazione totalmente errata del principio evangelico, tanto più se fatta propria da un cattolico praticante, ancorché «adulto», il quale dovrebbe sapere che il primo dovere del cristiano è obbedire a Dio, e non ai governanti di turno. La Chiesa difende da sempre la persona e da sempre afferma che questa viene prima dello Stato e prima di ogni potere costituito. Rimanere fedele a Dio le è costato non di rado, nel corso dei secoli, odio e persecuzioni, che i credenti hanno pagato spesso col sacrificio della vita. Per questo, ridurre per ragioni di bassa bottega l'immagine del cristiano al buon cittadino che paga le tasse e della Chiesa a un'agenzia di valori civici non solo è un'offesa alla verità e alla grandezza dell'avvenimento cristiano, ma è anche un sopruso alla memoria di coloro che hanno accettato il martirio per difendere la libertà della persona e dei popoli dall'invadenza del potere.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.226 del 20/8/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||