RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Italia 2007, tra «pulp Islam» e neo-brigatismo

di Raffaele Iannuzzi - 23 agosto 2007

Corriere della Sera, domenica 12 agosto, pagina 17. A Cortina d'Ampezzo il gip di Milano Guido Salvini, a margine di un incontro pubblico, afferma esattamente quanto la brigatista Desdemona Lioce scrisse alcuni anni fa nel suo documento politico, a pochi giorni dal suo arresto: «Dalle intercettazioni delle conversazioni tra militanti del Partito Comunista Politico Militante, una delle sigle più recenti del terrorismo politico, abbiamo appreso che esiste l'ipotesi di reclutamento di aderenti all'interno delle moschee perché, pur se di mentalità diversa da marxisti, leninisti e altri orientamenti di sinistra, lì vi sarebbero persone disposte a lottare». E' così. Prova ne sia il fatto che l'imam di una moschea in Umbria, intervistato da un giornale locale, giustifica il terrorismo seguendo il filone - non distante da quello antagonistico delle moltitudini postmoderne - del più feroce anti-occidentalismo: bianco o nero. Noi siamo il Nemico. Qualcuno lo racconti ai pacifisti di professione, posto che vogliano ancora avere uno straccio di rapporto con la realtà. Con questa mentalità antioccidentalista, l'alleanza con i comunisti combattenti diventa un'adesione oggettiva alla medesima lotta, contro il medesimo Nemico.

Qualche altro dato a conforto di questa ipotesi di lettura. L'obiettivo della rete del terrore installata nella moschea di Ponte Felcino (5.000 abitanti, il 95% dei quali immigrati) era creare una rete compatta tra tutte le moschee di orientamento radicale del Centro Italia. Il controllo dei territori consente certamente l'affiancamento di altre cellule di diversa provenienza ideologica, quali quelle brigatiste o radical-antagonistiche. L'armamento trovato nella famigerata moschea rispondeva agli obiettivi propri dei guerrieri del jihad globalizzato (un modo «barbaro» - nel senso letterale, cioè estraneo al modus vivendi occidentale - di interpretare la globalizzazione; una tesi da verificare fino in fondo): compiere attentati che abbiano un forte impatto psicologico sugli occidentali. Dunque: radicamento sul territorio e collegamento con l'esterno. Tutto ciò mentre ogni quattro giorni, come documenta Magdi Allam, nasce una nuova moschea in Italia. Spesso con i soldi dei contribuenti. I nostri soldi. Usati per farci aggredire con tutta l'efficacia possibile. Con la benedizione della Cupola dei progressisti di sinistra. I «giovani progressisti», come si chiamano dalle parti del Pd.

Questo terrorismo non ha più gerarchie, è internettizzato, tra poco sarà presente anche nel mondo di Second Life, non è da escluderlo; insomma, si tratta di una sorta di attacco barbarico generalizzato che non disdegna i vecchi metodi della guerriglia leninista. Lenin in Arabia? Ci può stare, perché no? Occupare territori come quello di Magione, in Umbria, per coprire, come hacker, le invasioni nei programmi di formazione del bravo terrorista islamico, è cosa praticabile e rientra anche nella metodologia leninista. Siamo fuori dalla realtà? Vediamo. Riccardo Migliorati, sul Giornale dell'Umbria, che non è propriamente il giornale della famiglia Berlusconi, scriveva, quasi all'indomani dei fatti di Ponte Felcino: «Nei decenni, nella regione in cui più storicamente radicata è la presenza di una sinistra marxista tradizionalmente filoaraba quanto antiamericana, e di riflesso anti-israeliana, si è creato e sviluppato un rapporto di "affinità elettiva" (sic!) con le comunità islamiche locali che se da un verso ha fatto di Perugia una città di frontiera capace di gettare ponti anche verso il Mediterraneo, da un altro ha creato le condizioni perché si creasse un'inquietante "zona grigia" dove legalità ed illegalità potessero muoversi confusamente su binari borderline, dove le differenze pian piano sparivano e rimaneva solo la nebbia a renderci impossibile l'orientamento... Solo in Italia una sinistra di governo chiama Hamas una forza popolare da riconoscere e flirta con quegli "antimperialisti" solidali con i fondamentalismi antioccidentali. Solo in Italia un'importante rappresentanza dell'intellighentzia di sinistra può sottoscrivere la "fatwa" lanciata da gruppi islamici integralisti contro un giornalista arabo liberale come Magdi Allam, colpevole di avere a cuore il diritto di Israele a continuare a vivere, senza che il tutto provochi quantomeno esecrazione sia nei vertici che alla base».

Ritorna così la fondatezza dell'ipotesi di lavoro avanzata dal gip Salvini e che io ho sostenuto fin dai tempi del documento della Lioce. La sciatteria intellettuale dei nostri media fa sì che ipotesi di questa oggettiva fondatezza non siano neanche prese in considerazione. Mentre tutto tace nei confronti non soltanto della fatwa contro Magdi Allam, ma anche - caso ai limiti del paradosso umano - di quella contro Redeker (l'intellettuale francese reo di aver scritto su un quotidiano francese quanto in molti in Europa pensano, senza neppure sognare di sussurrare in pubblico, per paura di ritorsioni: nel Corano sussiste oggettivamente e letteralmente il germe della violenza jihadista). Bene.

Ma Salvini analizza anche un secondo aspetto della realtà storica contemporanea e qui, a mio avviso, sbaglia: «In relazione al terrorismo interno, sulla falsariga di quello degli anni '70 e '80, il suo ritorno è a mio giudizio impensabile. Oggi, nonostante tutto, l'enorme maggioranza dei giovani che pur magari si oppongono a questa società, e parlo dei movimenti antagonisti, dei no global o altro, hanno comunque in qualche modo metabolizzato il concetto che la violenza politica non è uno strumento di lotta accettabile, e che l'uomo non può mai essere considerato un mezzo da eliminare per raggiungere il proprio fine. Il terrorismo interno resterà una nicchia che probabilmente ci trascineremo nei prossimi anni ma difficilmente, se riusciremo a tenere alta la guardia, quella nicchia prevarrà». In quest'analisi prevalgono elementi che indulgono in una sorta di «strategia comunicativa della rassicurazione», che di fatto contraddice la premessa iniziale della disamina di Salvini, il legame tra il jihadismo islamico e il terrorismo neocomunista. Perché se questa ipotesi è fondata, e lo è, allora tutto dipende non tanto dalla storiografia rassicurante sul presunto «mutamento di clima» rispetto agli anni '70 e '80 (poi anche qui ci sarebbe da fare una valutazione più complessa e indagare anche negli ambienti di Rc, nei pressi del quotidiano Liberazione con dieci inserti sugli anni '70, con articoli firmati da Scalzone e Piperno, ecc... Ma di ciò in un altro articolo), quanto dalla dinamica e dalle accelerazioni del jihadismo islamico in casa nostra e in Europa, con tutte le ricadute di fase sui movimenti antagonisti italiani ed europei: questo è il framework dell'analisi.

Salvini compie un salto logico dalla realtà alle rassicurazioni, cioè dalla realtà alla morale. Comprensibile, ma non giustificabile sul piano analitico. Non solo. Se pensiamo a tutto quel che circola nei confusi e postmoderni ambienti antagonisti ci rendiamo conto che il «clima» potrebbe essere contrassegnato da molteplici fattori, anche apparentemente discordanti, ma non per questo meno dirompenti sul piano del «motore antagonistico»: da Chavez, considerato da molti siti antagonisti non un dittatore anche sanguinario, ma un nuovo «riformista radicale», il creatore del «socialismo del XXI secolo», alla resistenza anti-imperialista, con l'aggiunta dell'alleanza Chavez-Ahmadinejad, il tutto tradotto in chiave di moltitudini in lotta secondo la nuova ideologia di Toni Negri. Un vecchio leone marxista, di genio per giunta, come Gianfranco La Grassa accetta la violenza rivoluzionaria come spostamento in avanti delle contraddizioni del sistema neo-capitalistico; centinaia di siti inneggiano alla riapertura di Indymedia, con tutto il carico retorico di antagonismo antioccidentale; il G8 di Genova bollato come l'infamia neofascista dei celerini contro dei giovani inermi, con Carlo Giuliani innalzato ad eroe della causa no global, padre e madre a difenderlo come se nulla fosse; la sentenza ultima della Corte di Cassazione che non giudica le sevizie subite dai giovani e dalle giovani musulmane nel segreto delle case come motivi di vessazione oppute gesti compiuti per diprezzo, bensì una nuova pedagogia dispiegata per il loro bene. Gli stessi giudici che poi condannano chiunque osi anche solo avvicinarsi ad una figlia di occidentali con sguardo minaccioso oppure, figuriamoci, dare uno schiaffo al figlio o alla figlia! Di ciò ne ha parlato, scandalizzato, perfino il progressista Le Monde con un editoriale pubblicato il 15 agosto.

Questa si chiama «dhimmitudine» degli europei e degli italiani, delle élites, tradimento delle élites, fate voi, in ogni caso, tutto ciò crea un «clima» da «affinità elettive», come scriveva Migliorati sul Giornale dell'Umbria. E, con queste particolari e inquietanti affinità, dubito che esca fuori un capolavoro letterario come quello di Goethe. E' più probabile che venga fuori un casino postmoderno che magari non avrà la sistematicità puntuale del sistema di morte brigatista, ma che certamente accompagnerà i nostri giorni per un paio di decenni. Il gioco sarà condotto dalle ristrutturazioni materiali della globalizzazione, dai vuoti della politica dei governi europei e dall'incapacità di costruire un modello culturale e antropologico all'altezza della sfida della disgregazione nichilistica, madre di ogni estremismo occidentale. Quello islamico è di altra natura. Ho qualche dubbio che sia «fascismo islamico». Ma, dato il «clima», il dibattito è inevitabilmente aperto.

! Raffaele Iannuzzi
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.226 del 20/8/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata