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Il Patto Molotov-Ribbentropdi Vincenzo Merlo - 23 agosto 2007 La vera scintilla che scatenò la seconda guerra mondiale fu senza dubbio il Patto sovietico-tedesco firmato a Mosca il 23 agosto del 1939 dal commissario per gli Affari Esteri dell'Urss, Vjaèèslav Molotov, e dal ministro degli Esteri del Reich, Joachim von Ribbentrop. La storiografia social-comunista lo ha spacciato per un accordo momentaneo. In realtà, si trattò di una vera e propria alleanza strategica tra i due totalitarismi più disumani che la storia ha conosciuto; alleanza che, sancita sulla pelle della Polonia, dei Paesi baltici, della Finlandia, di tutta l'Europa dell'Est, determinò lo scoppio della guerra. Con il Patto Molotov-Ribbentrop la Germania nazista e l'Unione Sovietica comunista si impegnavano reciprocamente a non compiere azioni ostili l'una nei confronti dell'altra, né a prendere parte a coalizioni di potenze dirette contro una di loro, e a dirimere eventuali controversie tramite consultazioni sulle questioni di comune interesse. Al trattato era accluso un protocollo segreto, che ne rappresentava il vero e proprio cuore e che sanciva la divisione dell'Europa centro-orientale in «sfere di influenza». In sostanza, i due totalitarismi si spartivano la Polonia (la parte occidentale ai tedeschi, quella orientale ai sovietici) e si lasciava alle truppe di Stalin mano libera in Finlandia, in Lettonia, Lituania, Estonia e Bessarabia. Fu proprio la distruzione degli Stati «barriera» tra Germania e Urss, e cioè la Polonia e i Paesi baltici, a dare inizio alla seconda guerra mondiale. La Polonia fu aggredita dai tedeschi, da ovest, il 1° settembre, e dai sovietici, da est, il 17 dello stesso mese. Le tre Repubbliche baltiche furono costrette, il 28 settembre, a firmare un cosiddetto «Patto di assistenza e mutua difesa», che permetteva all'Unione Sovietica di far «stazionare» delle truppe nel loro territorio. La Finlandia, invece, resistette a simili pretese e venne brutalmente invasa da Stalin il 30 novembre. Dopo più di tre mesi di pesanti combattimenti e perdite nella seguente «Guerra d'inverno», l'Unione Sovietica desistette dal suo intento di occupare la Finlandia, ottenendo il 10% del territorio finnico, e precisamente la regione della Carelia. Sui territori occupati i sovietici iniziarono una campagna di terrore, in maniera molto simile al terrore nazista. Milioni di persone furono deportate ed esiliate nell'estremo nord. I cristiani vennero perseguitati, annientati gli oppositori del regime. All'inizio del 1941 Germania e Unione Sovietica, di fatto alleate per il primo anno e mezzo della seconda guerra mondiale, condividevano un confine comune, che passava attraverso le odierne Lituania e Polonia: le aree ad est dei fiumi Narev, Vistola e San spettavano all'Urss, mentre la Germania occupava la parte ovest. Solo nel giugno del 1941 Hitler ruppe il Patto, invadendo l'Urss in quella che venne chiamata «Operazione Barbarossa». Ma come si era arrivati al Patto Molotov-Ribbentrop? Quali le motivazioni profonde dell'incontro scellerato tra le folli ideologie nazista e comunista? Fu davvero solo un accordo momentaneo, come per anni descritto dalla storiografia comunista? Stando ai luoghi comuni politici, infatti, le due potenze si trovavano ai poli opposti dello schieramento ideologico ed erano per questo nemiche inconciliabili; la propaganda sovietica ha sempre battuto molto sul tasto di questo antagonismo morale: il nazismo rappresentava la quintessenza dell'odio anti-umano, mentre il comunismo incarnava l'amore per l'umanità. E allora, come mai l'alleanza? «Numerosi dati di fatto - ha scritto Marta Dall'Asta in un illuminante articolo pubblicato su Il Timone del giugno 2005 - dimostrano che l'avvicinamento alla Germania era in corso da diversi mesi: l'apertura, in aprile, di negoziati segreti con la Germania "per migliorare le relazioni"; la sostituzione del ministro degli Esteri Maksim Maksimovic Litvinov, filo-occidentale e per di più ebreo, con Vjaceslav Molotov, che in un discorso ufficiale auspica migliori rapporti con la Germania; la visita di una missione commerciale sovietica; la firma di un trattato commerciale tra Mosca e Berlino il 19 agosto 1939, proprio mentre sono in corso a Mosca i colloqui con Francia e Inghilterra in vista di una possibile alleanza anti-nazista; infine il telegramma personale di Stalin a Hitler del 21 agosto in cui si dice pronto all'alleanza». Proprio così. Se ad Hitler l'intesa con Stalin serviva ad allargarsi nell'Europa centro-orientale, in vista di un possibile conflitto con gli Stati occidentali, a Stalin l'accordo con i tedeschi garantiva parimenti l'espansione dell'egemonia sovietica, pronta a rafforzarsi anche in vista di un possibile conflitto tra Paesi occidentali e Germania. Molotov era quindi la persona giusta per rafforzare i legami con Hitler, perché fautore di una politica mirata proprio a far esplodere un conflitto tra la Germania e le nazioni occidentali. Il 7 settembre del 1939, a conflitto iniziato, Stalin arriverà a dire: «Non siamo contrari al fatto che si accapiglino per benino (Germania contro Francia-Inghilterra, ndr) e che si sfianchino l'un l'altro... Non si poteva del resto allearsi con inglesi e francesi che ci volevano servi e per di più senza pagare nulla». E ancora: «Se il Patto con Hitler in una certa misura aiuta la Germania, in un momento successivo si dovrà sospingere l'altra parte». Scrive ancora Marta dell'Asta: «L'attacco nazista all'Urss del 22 giugno 1941 scompaginò l'alleanza naturale tra le due potenze totalitarie e costrinse l'Unione Sovietica (che fino a quel momento si era comportata sul piano internazionale né più né meno della Germania, invadendo in pochi mesi parte della Polonia, la Finlandia, la Bessarabia, i tre Paesi baltici, la Bucovina), a stringere un'alleanza spuria con le potenze occidentali. Obbligata a far questo dalle circostanze, cambiò schieramento ma non politica; infatti, già verso la fine del conflitto fu assolutamente chiaro che l'Unione Sovietica aveva intenzione di proseguire la propria espansione in Europa. Il Paese che aveva sopportato forse l'onere maggiore della guerra in Europa in realtà non aveva mai condiviso gli scopi degli alleati occidentali, ma aveva una sua politica di guerra, una guerra di espansione... L'Urss aveva liberato l'Europa dal nazismo solo per soggiogarla a sua volta». Mise tutti di fronte alla tragica realtà dei fatti il filosofo russo emigrato Georgij Fedotov, scrivendo nella sua opera del 1947, Il destino degli imperi: «Per l'Urss la guerra continua ancora; la pace non è stata firmata né dovrà esserlo. Stalin si pone evidentemente come l'erede di Hitler, non solo in quella che era la zona di predominio della Germania, ma anche nelle sue pretese. Per la classe dirigente in Russia si tratta di arrivare al predominio mondiale attraverso la conquista e la rivoluzione». Dunque l'alleanza tra nazismo e comunismo era stata un'alleanza di elezione tra due totalitarismi che si ponevano, sbandierando valori diversi, lo stesso scopo: la conquista e la spartizione del mondo. «In realtà - ha scritto Dmitrj Shusharin - noi dobbiamo solo ringraziare il cielo che non si sia consolidata l'alleanza tra Stalin e Hitler, che il contrasto tra questi due sistemi criminali, terroristici, nemici della civiltà abbia salvato dall'estinzione la civiltà giudaico-cristiana». Vincenzo Merlo |
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Ragionpolitica, periodico on line n.226 del 20/8/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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